Tre giorni per la verità

The Crossing Guard

USA - 1995
Tre giorni per la verità
Per Freddy Gale il 17 agosto è una data che gli ricorda un evento terribile: alcuni anni prima il giovane John Boothe guidando l'automobile in stato di ebbrezza ha investito ed ucciso sua figlia, la piccola Emily, l'unica persona importante della sua vita. Questo avvenimento ha turbato Freddy a tal punto da divorziare dalla moglie Mary lasciando a lei la casa e gli altri due figli molto amati. Freddy gestisce una piccola gioielleria, ma le serate le passa nei bar ubriacandosi e le nottate le trascorre con Mia, la sua "compagna" abituale. Il suo odio per Boothe non ha ceduto mai e l'uomo ne è ancor più intossicato che dal whisky. Egli ha pertanto deciso: ucciderà la fonte di tutti i suoi guai...
  • Altri titoli:
    Crossing Guard - Es geschah auf offener Straße
    Cruzando la oscuridad
    3 giorni per la verità
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: SEAN PENN, DAVID S. HAMBURGER PER MIRAMAX FILMS
  • Distribuzione: CECCHI GORI DISTRIBUZIONE (1996) - CECCHI GORI HOME VIDEO

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 52. MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (1995).

- REVISIONE MINISTERO APRILE 1996.

CRITICA

"Tre giorni per la verità, il film di Sean Penn presentato lo scorso settembre a Venezia come "The Crossing Guard", è insieme un sollievo e una delusione. Un sollievo - doloroso - perché, cosa rara tra i film provenienti da Hollywood, restituisce il giusto valore emotivo e morale alla morte, dopo tutte le morti indifferenti e spettacolari che la realtà virtuale dello schermo ci insegna a ignorare. Ed è una delusione perché dopo averci condotto per due terzi della sua durata lungo una storia nutrita di sentimenti autentici, si perde in una conclusione trascinata e poi in una catarsi francamente mélo." ('La Repubblica', Irene Bignardi, 28 aprile 1996)

"Prima della resa dei conti, 'Tre giorni per la verità' esaurisce l'intero repertorio delle banalità psicoanalitiche, dello strazio logorroico, delle sequenze avvolte su se stesse, del narcisismo sentimental-pettegolo, dei clichés maledetti tra Tennessee Williams, Charles Bukowski ed Ermete Zacconi. Si produce il terribile fenomeno dell'europeismo pernicioso, una lebbra che s'attacca allo stile dei cineasti d'oltreoceano quando indossano la livrea da festival e si convincono che Orsi, Palme e Leoni si vincono inquadrando una "significativa" sigaretta che brucia tra le dita dell'attore o un ponte stagliato sulle tremule luci dell'alba con il pianto del sax in sottofondo. Dopo film del genere, il meno che si possa fare è chiedere che il ralenti sia proibito per decreto legge e Penn sia obbligato con la forza a lasciar perdere le anime agonizzanti ed a rientrare nei ranghi schermici dei grezzi e maneschi bad boys." ('Il Mattino', Valerio Caprara, 26 aprile 1996)

"Ebbene, nonostante lo spessore e la ricchezza della materia trattata, questo film non riesce a compiere totalmente il suo percorso drammaturgico, nonostante la buona fattura estetica che lo distingue ". (Carlo Tagliabue, 'Rivista del Cinematografo')
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