Transformers 4 - L'era dell'estinzione

Transformers: Age of Extinction

USA - 2014
2/5
Transformers 4 - L'era dell'estinzione
Quattro anni dopo i catastrofici eventi di Chicago, la Terra ha riparato in gran parte i danni causati dalla grande guerra tra gli Autobot e i Decepticon. Tuttavia, quando l'inventore Cade Yeager e sua figlia Tessa scoprono Optimus Prime, una nuova battaglia rischia di compromettere ancora una volta la salvezza della Terra...
  • Altri titoli:
    Transformers 4
  • Durata: 165'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, FANTASCIENZA, AVVENTURA
  • Tratto da: basato sui "Transformers" Action Figures della Hasbro
  • Produzione: PARAMOUNT PICTURES
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 16 Luglio 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

“Ricordatevi di Chicago”, recita un cartello piantato nella polvere di una strada sterrata. Per gli smemorati, Chicago fu teatro dell’epico scontro finale di Transformers 3, in cui Autobots (i buoni) e Decepticon (i cattivi) se le diedero di santa ragione, distruggendo qualunque cosa capitasse loro a tiro: grattacieli, ponti, auto, esseri umani. “Ricordatevi di Chicago” è l’omaggio ai caduti e il monito ai sopravvissuti. L’affettuoso saluto a chi ha lasciato la saga – a incominciare dal protagonista, Shia Labeouf -dopo averla vista nascere, crescere e proliferare. E un avvertimento per tutti gli altri: non è ancora finita.
Messaggio sinistro dal nostro punto di vista. Perché il nuovo Transformers, il quarto del franchise Hasbro (dal 16 luglio nelle sale con Universal), è il punto di non ritorno della cafonissima, cacofonica saga, lo spasmo apocalittico oltre l’orgasmo demolitore, l’estenuante e incontrollabile fiotto di un’eruzione digitale.Non a caso l’elemento umano viene incenerito in una delle primissime sequenze del film e toccherà ai Dinobots – dinosauri robotici che sparano vere palle di fuoco – completare l’opera e rimettere le cose a posto. L’era dell’estinzione – appropriatissimo sottotitolo – si riferisce tra le altre cose anche a questa nuova preistoria del cinema, il passaggio di stato dall’era analogica a quella dei pixel. Pixel pesanti e atrofici, simulacri turgidi e rumorosi, pieni di materia. Il primitivismo visivo di Michael Bay che tocca probabilmente il suo apice, tanto da meritarsi il paginone del Manifesto e un attestato d’ “autore” di due stimati colleghi. La mano certamente riconoscibile, la tela che ha in calce il suo nome, e l’arte che resta da parte. E pure il buon cinema. Il regista è di panza, ma la sostanza?
Sgangherato nella sceneggiatura, prolisso per durata, capitalista per destino (tra product placament, marketing occulto e marchette ai partner cinesi che comunque hanno pagato al box office della Repubblica Popolare), questo Transformers 4 affossa persino il più elementare canone della narrazione – una missione, un eroe, un villain – per darsi inverecondo all’estasi cataclismatica di un protratto memento mori. L’intrattenimento ridotto a sfascio, rumore e nonsense, l’ordalia dell’alfanumerico, il mondo raso al suolo e rifatto al computer. Lo spettacolo che guarda verso di te: abnorme, sovraccarico, eccitabile, eccitato. E sì, noioso.
Una cascata di forme in via di definizione, in moto perpetuo, tracciabili unicamente per risoluzione (digitale) e dissoluzione (analogica), di nuovo e daccapo.
Gli attori in carne ossa (Mark Wahlberg, Stanley Tucci e tutti gli altri) che guardano impotenti i nuovi dominatori e sanno che devono imparare a conviverci. Non sono poi tanto male, vogliono dirci.E poi: la sala, la vecchia sala cinematografica, è morta. Ma dal suo ventre può nascere ancora qualcosa. La semina è iniziata. Disgraziatamente per noi, col donatore sbagliato.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURANO ANCHE MICHAEL BAY E STEVEN SPIELBERG.

CRITICA

"(...) questa quarta puntata, (...) sembra trovare la propria ragion d'essere proprio nella complicazione delle tracce e l'intrecciarsi delle storie. Oltre che nella ripetitività delle situazioni. A riorientare un po' lo spettatore e a muoverlo su un terreno conosciuto, ci pensa il nuovo «eroe» Cade Yeager (Mark Wahlberg), subentrato senza tante spiegazioni all'«originale» Sam Witwicky (il cui interprete Shia LaBoeuf forse punta a ruoli più adulti, come dimostra il suo coinvolgimento in' Nymphomaniac' di Lars von Trier). (...) Una gag e uno scontro digitale, un duello e una battuta, ripetuti all'infinito, senza alcuna evoluzione se non la varietà degli scenari - si passa da Chicago al Polo a Hong Kong - e con un'irritante ironia di fondo verso i piani alti della politica, messi in ridicolo senza una vera ragione. Oltre a un'invadente presenza di marchi e oggetti pubblicitari che bombardano lo spettatore quasi a ogni scena. E a qualche perla di saggezza che punteggia i dialoghi, come la riflessione sulla fallibilità dell'uomo che Yeager fa a Optimus Prime: una volta quella sarebbe stata la morale «nascosta» che ogni spettatore doveva essere capace di trarre dal film, oggi è diventata il pistolotto moralista messo in primo piano per far credere a chi sta in sala che non sta vedendo solo un semplice film d'evasione. E proprio quest'ultima differenza potrebbe offrire lo spunto per capire la «falsa coscienza» dei nuovi titani della riproducibilità hollywoodiana, incapaci di creare qualche cosa di davvero nuovo ma abilissimi nell'infiocchettare le scelte di marketing con un profluvio di citazioni e una grande dose di pseudo-ironia (e vero cinismo), magari convinti di essere i paladini del nuovo che avanza mentre invece sono solo le prefiche di un doloroso funerale collettivo dell'intelligenza. Ma è un discorso che ci porterebbe troppo lontano e che rischiamo di ripetere uguale quasi a ogni megaproduzione a stelle e strisce."(Paolo Mereghetti, ' Il Corriere della Sera', 15 luglio 2014)

"D come Dollari, D come Demenza, D come Distruzione. Se i nuovi Blockbuster in 3D sembrano ormai fatti in serie, la serie creata da Michael Bay detta legge quanto a estetica e schemi narrativi. Inutile girarci intorno: il 49enne regista californiano è a suo modo un 'autore', tanto è riconoscibile il tocco greve con cui macina gli spunti più disparati per poi gettarli nel calderone dei suoi filmaccioni. Chi ha visto gli altri 'Transformers' sa di cosa parliamo (ma il terrificante 'Pearl Harbour', con le sue pretese 'storiche' in salsa teenager, era anche peggio). Il problema è che questo sistema somiglia maledettamente al modo con cui oggi a Hollywood si fabbricano i blockbuster. Anzi è fin troppo facile dire che questi robot venuti dallo spazio, (...) sono la perfetta metafora del cinema che rappresentano. Un aggregato instabile di forme e trovate prese in prestito dai più vari orizzonti all'insegna dello spettacolo più facile, fracassone e soprattutto indolore. Distruggete distruggete, qualcosa resterà. Anzi non resterà nulla: ma è proprio questa la filosofia del film. Uno spettacolo che si esaurisce nella sua visione (peraltro confusa, tale è il mulinare di pixel che si abbatte sullo schermo). (...) qui tutto è così pesante, forsennato e ripetitivo da generare sazietà. Da quando le astronavi dei Transformers, nel prologo, calano sulla Terra estinguendo i dinosauri, sappiamo che Bay ricapitolerà implacabilmente cent'anni di cinema fantastico in un film solo. Con sauri e samurai, dragoni volanti e città distrutte, mostri spaziali e spade nella roccia. E non bastano certo i siparietti farseschi (spesso divertenti peraltro) o la varietà 'geografica' (lo sfrenato epilogo a Hong Kong) ad alleggerire un film obeso, interminabile, privo di misura e vero divertimento. Altro che prendere in giro il cinema di una volta, con la scena (assai greve) del proiezionista nostalgico perso tra le sue vecchie locandine. L'uso 'muscolare' del digitale sta uccidendo la dimensione del meraviglioso. E su questo c'è davvero poco da ironizzare." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 luglio 2014)

"Michael Bay dichiara che delle recensioni se ne infischia, anzi che non le legge proprio. Non si può dargli torto: se i critici storcono il naso, il pubblico continua a premiare le sue baracconate con box office da capogiro. (...) Uscito qua e là il 22 giugno, questo quarto capitolo, 'L'era dell'estinzione', veleggia in USA oltre i 200 milioni di dollari, riproponendo la solita solfa con qualche variante (...). Sempre nell'estetica dell'accumulo cara a Bay, il fantascientifico occhieggia al fantasy con robot in foggia di dinosauri volanti o di simil-cavalieri medioevali: in ogni caso i Transformer occupano l'intero schermo lasciando poco spazio agli interpreti in carne e ossa, che in 3D sembrano ancora più piccoli e comunque rivestono personaggi privi di qualsiasi spessore (con l'eccezione di Tucci, in un ruolo divertente seppur insensato). A dispetto del montaggio frenetico e dei saltabeccanti movimenti di camera, i 165 minuti del film scorrono per lo più uggiosi: ma va da sé che di fronte a certe scene mirabolanti ti ricordi che il cinema può essere pura azione e l'attenzione si riaccende." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 17 luglio 2014)

"Uscito il 27 giugno negli States e tra 25 e 26 in gran parte del mondo, 'Transformers 4 - L'era dell'estinzione' ha totalizzato a oggi 752 milioni di dollari, di cui 210 in patria. Ma il risultato più strepitoso l'ha realizzato in Cina (...). Perché? Tre ragioni essenziali: la saga mutuata dai giocattoloni Hasbro è molto popolare in Cina, se già 'Transformers 3' nel 2011 s'era messo in tasca 165 milioni, e un reality ad hoc ('Transformers 4 - Campagna di reclutamento per attori cinesi') ha rincarato la dose; il mercato cinematografico della Repubblica Popolare è in grande espansione, con 12 nuovi schermi ogni giorno, e sempre più spesso le compagnie locali si affiancano produttivamente ¿ qui Jiaflix Enterprises e China Movie Channel ¿ agli Studios; Hollywood, alle prese con la contrazione interna dei consumi, guarda sempre più a (Estremo) Oriente, India e Cina, con qualche lauta concessione al palato indigeno: se 'Iron Man' 3 e 'Looper', per dirne due, avevano sequenze aggiuntive girate nella Repubblica Popolare, Transformers 4 offre una terza parte made in Hong Kong e dintorni, nonché la megastar Li Bingbing con un ruolo preminente. (...) Ma perché per 'Transformers 4', ancora diretto dallo Spielberg 2.0 Michael Bay, parliamo in primis di incassi e dinamiche produttive/distributive? È l'unica cosa interessante: il film in sé è una boiata pazzesca, smargiassa e cacofonica, infarcita di cosmogonie e ideologie da saldi del pensiero, solleticata da un'ironia metacinematografica pletorica e (con la coscienza) sporca. Se si pensa al Cinema, 'L'era dell'estinzione' è fedele sottotitolo: il gradasso e tonitruante Bay, e il suo sceneggiatore Ehren Kruger, deve garantire adrenalina e creatina a uso bimbiminkia e derivati, e così fa, licenziando un blockbuster action che di pachidermico ha i barriti CGI e le proboscidi ermeneutiche - l'ironia tagliata con l'accetta di cui sopra - lasciate penzolare perché gli stolti possano bearsi del famigerato 'livello segreto'. Viceversa, sarebbe stato meglio dirlo subito: vogliamo incassare e basta, dunque, abbiamo fatto un rilancio (reboot) mascherato della saga, con Mark Wahlberg al posto del desaparecido Shia La Beouf, (...) echi stanchi da 'Ritorno al futuro' fino a 'Pacic Rim', e nulla più, perché 'volevamo solo incassare'. (...) Tutto questo in un pantagruelico carrozzone da 165 minuti, che in America, recensioni e incassi alla mano, ha fatto subito gridare all'esacerbata divaricazione tra gusto critico - semplice buon gusto, in questo caso - e gusto del pubblico: vedete e giudicate voi stessi, ma sarebbe sbagliato credere al 'tertium non datur' tra entertainment e art cinema, mainstream e autorialità, blockbuster e idee. Negli ultimi mesi, la sintesi è riuscita a 'X-Men - Giorni di un futuro passato' e a 'Captain America - The Winter Soldier'. Temiamo Michael Bay non li abbia visti. Rimane un'anatra laccata. Anzi, leccata: dagli Usa alla Cina." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 17 luglio 2014)

"Dove eravamo rimasti? Francamente non lo ricordavo. Francamente, nella mia memoria i vari 'Transformers' si sono affastellati. Ricordo qualche scena apocalittica, ma lì per lì non so individuare a quale episodio appartenesse. Forse qualcun altro si trova nelle mie stesse condizioni (il che la direbbe lunga sulla scarsa memorabilità del ciclo). (...) Piacerà ai bambini, sicuramente, Michael Bay ha organizzato per loro una sarabanda (anzi cinquanta sarabande) che in Usa e in Cina ha provocato devastazione di locali, tempeste di pop corn, decibel impazziti. Nella sua giovane vita commerciale 'Transformers 4' è già il film più visto dai cinesini under 10 (a parte i botti, una trovata geniale è quella delle trasformazioni, il cattivissimo è diventato un camion frigorifero, il cacciatore di taglie ha la carrozzeria di una Lamborghini). Domanda: ma il pubblico adulto come esce dalla proiezione? Bene, specie se aveva portato un pargolo che s'è divertito da matti. Se poi è un adulto rimasto intellettualmente «under» lo spasso è quello degli under. Se infine il cervello ha l'età anagrafica, uno spettatore potrà pasteggiare col discorsetto di qualche significato che Bay non manca mai di infilare (i robot buoni si battono per salvare un'umanità che sistematicamente cerca di distruggerli)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 17 luglio 2014)

"Parafrasando il titolo di un celebre rotocalco televisivo, qui si potrebbe riassumere il film con un 'Michael Bay. Tutto quanto fa spettacolo'. Perché la quarta avventura dei robottoni Hasbro, primo episodio di una probabile nuova trilogia dopo quella conclusasi nel 2011, è forse il manifesto più alto del cinema fracassone e tutto effetti speciali, tanta apparenza e pochissima sostanza, che ha in Bay uno dei massimi esponenti. Visto su uno schermo IMAX 3D, al massimo, cioè, dell'attuale tecnologia, 'Transformers 4' è un'emozione visiva pura, adrenalinica, da restare a bocca aperta (le scene in Cina sono da applausi). E gli incassi, sbalorditivi, dimostrano che la ricetta è quella giusta. Certo, bisogna accontentarsi del fumo, perché se aspirate anche all'arrosto allora rimarrete col piatto vuoto. A Bay e alla sua saga dei 'Transformers' non potete chiedere spessore e trama. Il contorno è tutto un pretesto tra uno scontro e l'altro dei robot, con personaggi umani appena abbozzati (che spesso scompaiono dal film senza un perché) e sceneggiature confuse (ogni tanto si perde il filo del discorso), infarcite da dialoghi elementari. (...) (Wahlberg, decisamente superiore al precedente protagonista Shia LaBeouf (...) NicolaPeitz, capace di arrivare alla fine del film, dopo mille esplosioni, intatta e fresca come una rosa (...) StanleyTucci (tre spanne sopra tutti), scienziato cattivo che si converte al buonismo finendo macchietta (...). Dura quasi tre ore. Munitevi di pastiglie per il probabile mal di testa." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 17 luglio 2014)
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