TRACCE DI VITA AMOROSA

ITALIA - 1990
Diversi episodi, anzi tracce o spunti, che si richiamano al mondo dell'attrazione o degli affetti: un bimbetto, geloso del fratellino appena nato e pronto per questo a far soffrire la mamma; un adolescente che si limita a intrattenere solo sguardi pietosi con una ragazza sbandata, violentata a turno da due teppistelli in un vagone merci; una fidanzata che rifiuta di prendere in affitto un modesto alloggio solo perchè vi ha scoperto lettere e fotografie concernenti un amore sfortunato; una coppia rissosa, sempre in altalena fra amore e odio; una giovane moglie che pianta il marito, che l'adora, e il bambino, murata nel mutismo e senza il minimo perchè; l'enfatica lezione sull'amore, fatta in una classe di giovanissimi da un colto professore, pronto a sequestrare (con espulsione del colpevole) un tenero messaggio di questi a una compagna; una giovane donna che segue un anziano signore nel quale batte il cuore trapiantato del fidanzato morto; l'esercizio acrobatico e pericoloso di un ragazzetto in onore di una bambina che sta guardando un altro; l'amore per una donna, assurdamente proclamato con lo spray da un uomo di affari milanese sul muro di cinta della casa romana dove lei abita; le fantasie erotiche di una coppia di sconosciuti in treno; l'improvviso, silenzioso abbraccio di un maturo manager con una non più giovanissima segretaria, fra i dati del bilancio e la routine quotidiana; la curiosità di una signora per un taccheggiatore all'opera in un grande magazzino, che la coinvolge arditamente e la rende involontaria complice nel furto di articoli vari; un vecchio ospedalizzato che, di notte, scappa nudo pur di tornare a casa.

CRITICA

Il regista ha trovato in sé il maggiore avversario dell'idea, pur ricca di possibilità, di riassumere una vicenda amorosa in un racconto breve o brevissimo. Non ha saputo darsi, infatti, quella varietà di intonazioni che è richiesta da un progetto come il suo. (Francesco Bolzoni, La Rivista del Cinematografo)
Del Monte, nonostante l'ambizione di "far corto e di far bello", non è riuscito a superare la prova che si era imposto, inciampando in quasi tutti gli ostacoli che volontariamente aveva disseminato sul suo cammino. (Gian Luigi Rondi, Il Tempo)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy