TRACCE DI ROSSO

TRACES OF RED

USA - 1992
TRACCE DI ROSSO
Subito dopo il ponte che dalle sontuose dimore dell'isola di Palm Beach conduce a West Palm, viene trovato, immerso in una pozza di sangue, il corpo di Jack Dobson (James Belushi), detective della squadra omicidi della polizia. Cosa è accaduto? Si va indietro a diversi mesi prima, a quando Dobson testimonia al processo contro Tony Garidi, un gangster accusato dell'omicidio di una giovane prostituta avvenuto nella stanza di un albergo. Al momento dell'omicidio Dobson si trova nello stesso albergo. Dopo il delitto egli riceve un misterioso messaggio in rima: Una puttana morta / Non è una novità / Vai al processo / E la morte tua verrà. Dobson ignora la minaccia e va a testimoniare. Uscendo dal tribunale trova la sua decappottabile vecchio modello completamente distrutta. Jack sospetta il fratello di Tony, Rudy "Minnesota" Garidi.
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Produzione: DAVID V. PICKER, MARK GORDON
  • Distribuzione: PENTA FILM (1993) - PENTAVIDEO, MEDUSA VIDEO

NOTE

COSTUMI: HILARY ROSENFELD. DIRETTORE DI PRODUZIONE: TOM LUSE. TRUCCO: SHEILA WALKER. REVISIONE MINISTERO MAGGIO 1993.

CRITICA

"Tutto scorre" via noiosamente fino ad un poco palpitante finale con citazione (falsa) di Viale del tramonto; (Il Messagero, Fabio Bo 03-06-93)
Non del tutto da sottovalutare, comunque, sono gli interpreti. Specialmente James Belushi, il protagonista, che come poliziotto che indaga riesce ad essere non di rado almeno plausibile. (Il Tempo, Gian Luigi Rondi 11-06-93)
Preso dall'ansia di lasciare aperti i giochi fino al finale a sorpresa, lo sceneggiatore Jim Piddock ha trascurato di approfondire personaggi e situazioni. Andy Wolk asseconda la trasandata impostazione narrativa con una regia priva di fantasia e particolari suggestioni formali; gli interpreti appaiono poco convinti del loro ruolo e raramente convincenti. (La Stampa, Alessandra Levantesi 01-06-93)
Da un pò di tempo il guaio di questi filmetti hollywoodiani destinati al consumo medio è la costernante mancanza di originalità: qui di idee nuove non ce n'è nemmeno una, tutto è già stato visto e rivisto, nè il quadro nè la cornice riservano la minima sorpresa. (Il Corriere della Sera, Tullio Kezich 02-06-93)
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