Tout un hiver sans feu

FRANCIA - 2004
Tout un hiver sans feu
Jean e Laure, proprietari di un'azienda agricola in Svizzera, entrano in crisi dopo la morte della loro figlioletta Marie in un incendio nel fienile della fattoria. Laure, disperata, entra in una clinica psichiatrica. Jean, ossessionato dal senso di colpa, lascia la tenuta per lavorare in fonderia. Qui incontra una profuga kossovara, Labinota, che grazie al carattere forte e gioioso, lo aiuta a superare le sue paure e il dolore. Laure nel frattempo migliora e chiuso un capitolo della sua vita, desidera solo ritornare con Jean....
  • Altri titoli:
    All Winter Without Fire
  • Durata: 91'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1,85)
  • Produzione: GERARD RUEY E JEAN-LOUIS PORCHET PER CAB PRODUCTIONS, MARS ENTERTAINMENT

RECENSIONE

di Luca Pellegrini

Schema ideale per colpire i cuori e permettere quei lunghi silenzi cinematografici pieni di dolore, attese, interrogativi, che durano Tout un hiver sans feu: coppia isolata (le montagne del Giura svizzero), tragedia alle spalle (sono passati all’incirca sei mesi da quando la bimba di cinque anni è morta, forse per distrazione dei genitori, nel rogo di una stalla), sensi di colpa a profusione, mente della mamma che vacilla e crisi d’identità del padre, collasso finanziario in prossimità, tentazioni, evasioni, peccato, purificazione. Di fondo, l’interrogativo: quali strade intraprendere per ritornare alla vita? Seguire l’istinto che prevede il ricongiungersi al sentimento e alla speranza (rappresentato da una profuga del Kosovo) oppure lasciarsi scivolare nell’esasperato “nulla” che è spesso il frutto più maturo del dolore? Il segno di raccordo tra l’inizio e la fine dell’ interminabile inverno “senza fuoco” di Jean e Laure, i genitori colpiti da tanta catastrofe, sono due cornacchie nere, simbolo del destino, della morte ma anche dell’indissolubilità degli affetti e della fedeltà (o solidarietà) coniugale, che alla fine, infatti, trionfa. Il polacco Greg Zglinski (ma il film porta bandiera svizzera, ed è lì che il regista è vissuto per quasi vent’anni) non lesina elogi e ricordi del suo maestro alla scuola di cinema di Lodz (ma solo per pochissimo tempo), Krzysztof Kieslowski. Il suo tocco, anche nella veste cameristica della confezione, non è assente nell’opera volonterosa di Zglinski e dei due bravi attori, Aurélien Recoing e Marie Matheron. Ma è anche il tempo, ormai, di affrancarsi da questi rigidi schemi formali e narrativi.

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 61MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004).
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy