Toto le Héros - Un eroe di fine millennio

Toto le Héros

FRANCIA, BELGIO - 1990
Toto le Héros - Un eroe di fine millennio
Con la faccia immersa nella fontanella del lussuoso salone pseudo-barocco del magnate Alfred Kant, la polizia trova il cadavere di Thomas van Hasebroeck, suo amico-nemico d'infanzia. Costui fin dalla nascita è stato geloso del più fortunato dirimpettaio, ritenendo addirittura di esser stato scambiato con lui in culla durante un incendio nella nursery dell'ospedale. Perso il padre, che fa il pilota per Kant, che possiede un grande magazzino, durante un trasporto di materiale a rischio, Thomas comincia ad odiare sempre più Alfred, che non perde occasione per irriderlo e stuzzicarlo con battute e scherzi. La madre si reca intanto a Dover a causa del ritrovamento del velivolo precipitato col marito. I due ragazzi rimangono soli, essendo in un istituto il fratellino mongoloide, Célestin. Thomas adora la sorellina maggiore con un'intensità quasi incestuosa ed è terribile la sua disillusione di fronte alla scoperta che ella fa comunella con Alfred. Sconvolta dalla reazione di Thomas, Alice gli promette di bruciare la casa dei Kant, considerati colpevoli della morte del padre. Ma nell'impresa Alice perisce tra le fiamme. Sconvolto, Thomas prosegue la sua ormai vuota esistenza diplomandosi come ragioniere e vivendo una squallida routine finchè un giorno allo stadio vede una giovane che gli ricorda Alice: riesce a seguirla ed a scoprirne l'indirizzo. In breve tra i due nasce una relazione ma Thomas è sconvolto dalle assonanze fisiche ed anche psicologiche tra la sorella morta ed Evelyne. Anch'ella è musicista ed ha i modi affascinanti dell'altra. Finchè un giorno essi decidono di scappare ma Thomas non va all'appuntamento e si reca invece a casa di lei e scopre che quella con cui stava per fuggire è la moglie di Alfred. Per lui non c'è ora che una desolata vecchiaia in un ospizio. Ma un giorno Thomas, che ha sempre sognato di fare l'agente segreto e salvare i genitori dalle mire del perfido Kant, con uno stratagemma riesce ad uscire dall'edificio che lo ospita sottraendo la pistola dell'agente di custodia. Ha letto di un attentato cui Alfred è riuscito a sottrarsi e sapendo dove egli si nasconde decide di ucciderlo personalmente. Ma al momento di vendicarsi, rinunzia. Mentre torna all'ospizio con l'autostop cambia improvvisamente idea: avendo sentito i due killers accordarsi su ora e modalità del crimine, decide di sostituirsi ad Alfred e viene ucciso al suo posto.
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICO
  • Produzione: PIERRE DUSSART - LUCIANO GLOOR - IBLIS FILMS - LESPRODUCTIONS DUSSART - METROPOLIS FILMPRODUKTION -
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE ITALNOLEGGIO (1992)

CRITICA

"Il film, provvisto di una personalità poetica non comune, libera dall'inconscio molti generi: ora si fa carino assai, magari con la complicità di una tenera canzone di Trenet, ora imita i cartoon, ora sparge una lacrima, ora fa le bizze come un ragazzino. Radiocronaca di un'esistenza mancata, trasmessa sulle onde del tempo che non ritorna, 'Totò le héros' è un film compiacente che, sovvenzionato dall'Europa, ha raccolto in Europa molti premi. Audace negli incastri temporali e nel profumo d'incesto, 'Totò' maltratta la memoria in modo divertente, con paranormale dolcezza e con paranormale rabbia. Gli attori che impersonano quest'uomo senza talento per la vita lo ricompongono come un puzzle: dai piccoli Thomas Godet e Harold Harrison al vecchio, irresistibile Michel Bouquet. Van Dormael, che ha lavorato tre anni partendo da sentimenti autobiografici, ripete col cinema una bella frase di Rimbaud: 'Si diventa sempre come non si vorrebbe diventare, si finisce come non si vorrebbe mai finire'. Bravo!" (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 21 Marzo 1992)

"'Totò le héros' primo film lungo del belga Van Dormael (1957), ricostruisce a ritroso la vita di Thomas con una serie di sconnessioni temporali, come seguendo il flusso dei suoi ricordi in una catena di libere associazioni mentali e di intermittenze del cuore. Tre sono le stagioni che s'intrecciano, l'infanzia, l'età adulta, la senilità. E due i livelli narrativi: il reale e l'immaginario, perché Thomas, malinconico e vulnerabile perdente nella partita della vita, sogna di essere un audace e deciso agente segreto. L'io narrante del film è Thomas, ma la sua figura più emblematica è Alice, l'energica sorellina maggiore, di cui è perdutamente innamorato e che forse è la fonte o una delle fonti dell'ossessione dello scambio: un infantile espediente per rimuovere l'incesto, ma così tenace da persistere anche dopo la sua tragica morte, al punto che Thomas adulto la identificherà in Evelyne, la donna amata quando è già da tempo la moglie infelice dell'odiato e invidiato Alfred. La maggior ragione del fascino che 'Totò le héros' esercita e che l'ha reso uno dei film europei più premiati e ammirati del 1991 (non a Hollywood, però, dove non è entrato nella cinquina degli stranieri candidati all'Oscar) è di essere una storia sotto il segno della morte, ma sorvegliata dagli angeli custodi di un'allegra ironia e di un bizzarro umorismo, molto fiammingo anche nei suoi estri surreali, umorismo che si manifesta pure nell'insolito finale quando, dopo la cremazione, Thomas, finalmente placato e ilare, scende dal cielo in forma di cenere sul mondo con cui si è riconciliato." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 26 Marzo 1992)

"Tutto percorso dalle note leggiadre della canzone 'Boum' cantata da Charles Trenet, divertente e sotterraneamente angoscioso come certi sogni, 'Toto le héros' mescola in maniera agile generi e atmosfere correndo avanti e indietro sulla tastiera del tempo. Lo stile è composito e bizzarro nel gusto caratteristico della cultura fiamminga, ma il tema di fondo, semplice e universale, coinvolge la sfera dei sentimenti e delle emozioni. Thomas vecchio, che rievoca il suo passato meditando una vendetta che non consumerà, è lo splendido attore francese Michel Bouquet che porta nel personaggio tutta la sua autorevolezza di grande interprete molièriano. Quanto all'autore della tragicommedia, è un ex clown di soli trentaquattro anni, che ha dimostrato di saper usare assai bene le chiavi per penetrare nel territorio del surreale e della poesia." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 21 Marzo 1992)
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