Totò Peppino e... la dolce vita

ITALIA - 1961
Considerata l'inutilità di spedire richieste, suppliche ed appelli, i maggiorenti di un paesino del Meridione decidono di inviare a Roma Antonio perchè possa di persona perorare più efficacemente il loro vivo desiderio di veder passare per il paese una progettata, grande autostrada. Antonio parte, forte della sua qualità di presidente del "Sindacato Posteggiatori Abusivi" ed imbottito di quattrini dai compaesani, interessati all'impresa. Il tempo passa e Antonio non si hanno più notizie. Alla sua ricerca viene allora inviato il cugino Peppino, segretario comunale. Questi, giunto a Roma, scopre che Antonio, anzichè frequentare uffici e ministeri, preferisce godersi la vita frivola di Via Veneto. Non ci vuol molto perchè anche Peppino rimanga affascinato dalle lusinghe della "dolce vita". I due, stretta amicizia con un paio di affascinanti donne straniere, suscitano scompiglio in un locale notturno ubriacandosi e spargendo a piene mani la cocaina contenuta in un barattolo che essi credono ingenuamente pieno di borotalco. Sempre alla ricerca di emozioni proibite, Antonio e Peppino finiscono quindi in un castello principesco dove si sta svolgendo un'orgiastica riunione. Qui si imbattono nei personaggi più strambi e vengono coinvolti nelle più paradossali avventure, finchè l'improvviso sopraggiungere di un loro venerando congiunto, arrivato direttamente dal paesello, non pone fine ai loro bagordi. In men che non si dica, Peppino ed Antonio tornano a casa a pascolar pecore, mentre il loro parente pianta a sua volta le tende a Roma per "studiare la situazione".

CAST

NOTE

- REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1995

CRITICA

"Di buono, nel film, c'è solo la creazione dei due personaggi protagonisti (...) necessari per l'impostazione della storia che per essere riciclata in pieno dal noto modello non offre, altrimenti, alcunché di valido, anche per la mediocrità della regia e le intenzioni puramente commerciali." (G. Ciaccio, "Rivista del Cinematografo", 6 giugno 1961)

"Se si escludono le consuete esibizioni "a braccio" della simpatica coppia partenopea, non è certo un film memorabile. Il modello, solo nel titolo, è Fellini: quella via Veneto l'ha inventata lui." (Francesco Mininni, Magazine italiano tv)

"Parodia del celeberrimo film di Fellini, non figura tra le cose migliori di Totò; il duetto tra Totò e Peppino ha, comunque, momenti assai divertenti. Il regista s'è loro affidato a occhi chiusi." (Laura e Morando Morandini, Telesette).
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