Totò nella Luna

ITALIA - 1958
Totò, editore di una rivistucola, indispettito perché il fattorino Achille, innamorato della sua figliola Lidia, pensa
più ai romanzi di fantascienza che al lavoro, lo licenzia. Achille però non si contenta di leggere romanzi: ne ha scritto uno e vorrebbe vederlo pubblicato. Si scopre intanto che nel suo sangue c'è del glucosio il che lo rende particolarmente adatto alle esplorazioni spaziali. Tale circostanza desta l'interesse degli americani e degli emissari di un altro stato non identificato. Gli americani prendono contatto con Achille ma questi non comprende quello che gli dicono nella loro lingua, ch'egli ignora, e crede che vogliano lanciare il suo romanzo. Informatone, Totò cambia radicalmente il suo atteggiamento di fronte al suo ex fattorino: si dichiara disposto a dargli in moglie la figliola e gli pubblica il manoscritto. Quando però si conosce la vera natura del contratto proposto ad Achille, questi lo rifiuta energicamente, malgrado l'offerta di 30 milioni di dollari e le insistenze del principale. Intervengono gli emissari dello stato sconosciuto, i quali riescono a lanciare nello spazio Totò e un presunto Achille. Quegli esseri ultraterreni hanno infatti fabbricato due copie conformi di Achille e Totò, il che dà origine a vari equivoci. Totò, raggiunta la luna, si adatta a viverci mentre il falso Achille viene trasformato in una ragazza.

CAST

CRITICA

"(...) Battute grassocce, doppi sensi sfacciati, mancanza di ritmo, povertà d'inventiva, sono le caratteristiche di questo 'Totò nella luna', frettoloso prodotto della nostra cinematografia commerciale (....)". (Leo Pestelli,
"La Stampa", 29 novembre 1958).

"Ingenua parodia del cinema di fantascienza, diretta con la mano sinistra dal mai tanto disimpegnato Steno, costruita su doppisensi da asilo, battutine scontate e un armamentario spaziale da operetta. L'instancabile Totò, al settimo film dell'anno (!), trova alcuni guizzi dei suoi, solamente in qualche duetto con Ugo Tognazzi altrettanto sprecato. Terra o Luna, per la bella statuina Sylva Koscina nulla cambia". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale').
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