Totò, lascia o raddoppia?

ITALIA - 1956
Totò è un nobile decaduto e squattrinato, che vive in una pensione senza pagare un soldo, approfittando del fatto che la padrona ha un debole per lui e vorrebbe sposarlo. Egli aspetta ansiosamente la notizia di un'eredità, ma il notaio va a trovarlo per comunicargli una notizia ben diversa. Una cliente gli ha confidato, prima di morire, di avere una figlia, di nome Emma, impiegata come cassiera in un piccolo bar: Totò ne è il padre. Totò si precipita al bar e trova Emma in lacrime: il suo fidanzato è caduto a "Lascia o raddoppia" e le sue speranze di matrimonio se ne sono andate in fumo. Totò decide di partecipare alla rubrica televisiva per poter offrire alla figliola la vincita, che egli spera di conseguire come esperto d'ippica: riesce infatti a conquistare le prime 320.000 lire. La trasmissione è stata seguita da due ex gangsters americani, restituiti all'Italia come indesiderabili: Joe Taccola e Nick Molise. I due scommettono 1000 dollari: vincerà Taccola se Totò lascerà, vincerà Molise se raddoppierà. Totò continua a raddoppiare e a vincere e coi suoi consigli fa affari d'oro alle corse. Taccola è furente e raddoppia per due volte la posta; Molise è felice ma, per precauzione, fa rapire Totò e gli promette due milioni se raddoppia. Totò raddoppia e vince. Taccola lo fa rapire e minaccia di ucciderlo, se tenterà di raddoppiare. In preda al terrore, Totò tenta di restituire i due milioni avuti da Molise, ma questi dichiara che lo ammazzerà se non raddoppia. Preso tra due fuochi, Totò scappa, ma viene riportato per forza sul palcoscenico. Fuor di sè dalla paura, risponde macchinalmente alle domande e vince senza accorgersi i cinque milioni. I due gangsters vengono arrestati dalla polizia e Totò potrà far felice la sua figliola.
  • Durata: 87'
  • Colore: B/N
  • Genere: COMICO
  • Produzione: TITANUS ERMANNO DONATI E LUIGI CARPENTIERI PER LA ATHENA CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: TITANUS - CREAZIONI HOME VIDEO, MONDADORI VIDEO

NOTE

- SOGGETTO E SCENEGGIATURA: AGE E SCARPELLI NON ACCREDITATI.

CRITICA

"Il film in realtà non ha una trovata originale (...) non una battuta studiata; solo un arruffato e gratuito canovaccio dove Totò è lasciato libero a dar fondo al più sciocco repertorio di giochi di parole". (Anonimo, "L'Espresso", 17/5/1956).
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