Totò e i re di Roma

ITALIA - 1951
Ercole Pappalardo, archivista capo di un Ministero, sposato con cinque figlie, si trascina in un'esistenza grama, tra preoccupazioni e ristrettezze economiche, confortato dalla speranza di una promozione. Ma una sera, mentre si trova nella galleria di un teatro, gli accade di fare uno starnuto formidabile e la fatalità vuole che l'abbondante secrezione vada a colpire il cranio del suo Direttore Generale, seduto in platea, facendolo uscire dai gangheri. Come se ciò non bastasse, il risentimento del superiore viene ancora acuito da un maledetto pappagallo, che allevato da Ercole, gli ripete le invettive imparate dal padrone. Per sbarazzarsi di lui, il Direttore, avendo scoperto che Ercole non ha la prescritta licenza elementare, l'obbliga a dare l'esame. Poiché viene bocciato, Ercole perde l'impiego. Disperato, decide di morire, con il proposito di apparire poi in sogno a sua moglie per indicarle cinque numeri che la facciano vincere al lotto. All'Olimpo è costretto a comperare i numeri alla borsa nera, ma sono veramente i numeri giusti e la sua famiglia diventa ricca. Arrestato per l'irregolarità commessa, Ercole viene portato al cospetto del Padreterno: ma quando apprende che è stato un impiegato statale, gli dice: "Allora, meriti il Paradiso!". Tutto questo però è solo un sogno...

CAST

CRITICA

"Il film non manca di brio ed è arricchito da trovate originali e spunti di felice satira." ('Segnalazioni cinematografiche, vol. 32, 1952)

"Steno e Monicelli hanno ridotto molto liberamente le due novelle di Cechov 'Esami di promozione' e 'La morte di un impiegato' e hanno affidato al nostro miglior comico, Totò, il compito di vivere il personaggio dello statale che si uccide perché, non avendo la licenza elementare, non può continuare ad occupare un posto che ha da trent'anni. (...) I motivi di critica e di satira erano evidenti: tanto evidenti che la censura governativa ha infierito, dicono, imponendo tagli e modifiche. Ad esempio è stato imposto di modificare il suicidio dell'impiegato in un brutto sogno. In queste condizioni non è possibile dare un giudizio dell'opera, che risulta diseguale, frammentaria, ma con alcuni brani esemplari (come quello dell'esame che Totò sostiene senza successo)". (Vice, 'Cinema Nuovo', 1 gennaio 1953)
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