Totò e Carolina

ITALIA - 1953
In una retata compiuta a Villa Borghese dalla squadra della buon costume, viene arrestata dall'agente-autista Caccavallo una giovane di paese, Carolina. La ragazza, che precedentemente aveva ingerito una forte dose di sonnifero, sviene durante l'interrogatorio al commissariato. Il commissario affida la giovane a Caccavallo, perché la porti all'ospedale e la sorvegli, essendone personalmente responsabile. L'arresto di Carolina è stato un errore, giacché la ragazza si trovava per caso a Villa Borghese, e il commissario teme la reazione della stampa, che già s'è occupata del tentato suicidio. Caccavallo viene poi incaricato di ricondurre Carolina al suo paese e di trovare lì qualcuno cui affidarla: durante il viaggio in jeep l'agente è continuamente preoccupato dal pensiero che la ragazza possa ancora una volta tentare il suicidio. Dopo qualche peripezia i due giungono al paese e Caccavallo conduce, prima di tutto, la ragazza dal Parroco, al quale essa confida di essere incinta. Vengono fatti alcuni tentativi per sistemare Carolina, ma nessuno vuol saperne di accoglierla in casa sua, neppure certi suoi lontani parenti. L'agente è quindi costretto a riportarsela a Roma. Nel viaggio di ritorno, avendo arrestato un ladruncolo, Caccavallo spera di liberarsi di Carolina, consentendo tacitamente la sua fuga col ladro. Ma questi non si fida e Carolina, per facilitare la fuga, colpisce Caccavallo con una paletta: il ladro, spaventato, fugge, mentre Carolina, pentita e impietosita, rimane con l'agente. Giunto a Roma, Caccavallo dichiara al commissario di aver tutto sistemato: porterà infatti Carolina a casa sua, dove, essendo rimasto vedovo con un figlioletto, ha bisogno di una donna.

CAST

NOTE

- IL FILM E' USCITO NEL 1955 DOPO DUE ANNI DI ATTESA DEL VISTO DI CENSURA.

CRITICA

"Uscito nel '55 dopo essere passato tra le forbici della censura (la celere non si tocca), il film prende in giro la polizia e un certo conformismo clericale anche se con mediocre efficacia. Sempre molto bravo Totò in gran forma". (Laura e Morando Morandini, "Telesette").

"Si tratta di un lavoro modesto: soggetto fiacco; dialogo privo di spirito e pieno di luoghi comuni". ("Segnalazioni cinematografiche", vol. 37, 1955)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy