Topsy-Turvy - Sottosopra

Topsy-Turvy

GRAN BRETAGNA - 1999
Topsy-Turvy - Sottosopra
Londra, 1885. Il drammaturgo William Gilbert e il compositore Arthur Sullivan divengono celebri componendo operette di grande successo. Qualcosa però ogni tanto va storto, e il loro ultimo lavoro, "Principessa Ida", non ottiene l'esito sperato. Sullivan ne esce molto scoraggiato, la sua reazione è quella di lasciare l'operetta per dedicarsi alla musica classica, ma sia lui che Gilbert sono legati contrattualmente all'impresario Carte il quale invece ritiene che sia il caso di pensare subito ad un'altra opera per cancellare il ricordo della precedente. In una mostra in città è ricostruito un villaggio orientale, dove per l'occasione sono stati fatti arrivare uomini, donne e bambini giapponesi. Visitando la mostra con la moglie, Gilbert ha l'ispirazione per un nuovo testo dal titolo 'Mikado'. La proposta viene fatta anche a Sullivan che ha il compito di elaborare musiche a metà tra ritmi tradizionali e richiami orientaleggianti. Mentre Arthur compone le melodie, William si occupa della messa in scena: con rigore, meticolosità, pignoleria, sfidando la pazienza e la professionalità degli attori. Lo spettacolo debutta e stavolta è il trionfo. Sullivan, scapolo e gaudente, festeggia con l'amica di turno; Gilbert, musone e scontroso, non riesce a comprendere la delusione della moglie, che si sente sola e trascurata.
  • Durata: 160'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: SIMON CHANNING-WILLIAMS PER THIN MAN FILMS - GOLDWYN FILMS - NEW MARKET CAPITAL GROUP - THE GREENLIGHT FUND
  • Distribuzione: CECCHI GORI DISTRIBUZIONE (1999) - CECCHI GORI HOME VIDEO

NOTE

- 4 NOMINATIONS ALL'OSCAR 2000: SCENEGGIATURA ORIGINALE, SCENOGRAFIA, COSTUMI (LINDY HEMMING) E TRUCCO (CHRISTINE BLUNDELL E TREFOR POUD);

- COPPA VOLPI PER MIGLIOR ATTORE A JIM BROADBENT - FESTIVAL DI VENEZIA 1999.

CRITICA

"'Topsy-Turvy' è il sottosopra di Mike Leigh: dai piccoli film a una megaproduzione di due ore e quaranta, dall'oggi all'ieri, dalle storie private a una tranche di biografia collettiva, da una forma apparentemente rubata e ruspante a una cura della ricostruzione d'epoca e del trovarobato che non sarebbe dispiaciuta a Visconti, in un film impaginato con una visione elegante e luttuosa. Eppure, con tutte queste qualità spettacolari il film non convince fino in fondo, lo si guarda con piacere ma con distacco". (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 4 settembre 1999)


"Mettendo 'sottosopra' l'immagine rituale dell'epoca vittoriana e rendendo estremamente cinematografico lo spazio teatrale, Leigh utilizza Gilbert e Sullivan e la preparazione del loro capolavoro 'Mikado', per una riflessione alta e sottile sui meccanismi dello spettacolo, eternamente scissi fra arte e botteghino, tradizione e innovazione. E gli basta un solo battuta - 'lacrime, risate, sipario' - per offrirci una nuovo scampolo della sua filosofia del disincanto". (Stefano Lusardi, 'Ciak', 1 novembre 1999)
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