Top Gun: Maverick

USA - 2020
3,5/5
Top Gun: Maverick
Ambientato 34 anni dopo i fatti del primo film, la pellicola vede il leggendario capitano Pete "Maverick" Mitchell, nuovo istruttore di volo della scuola di piloti "Top Gun", fare da mentore e guida a Bradley, figlio dello scomparso compagno di volo Goose, che cerca di diventare un aviatore come il padre.
  • Altri titoli:
    Top Gun 2
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE
  • Specifiche tecniche: (1:2.39), 4K, 6K
  • Produzione: JERRY BRUCKHEIMER, DAVID ELLISON PER JERRY BRUCKHEIMER FILMS, PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE MEDIA
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES
  • Data uscita 25 Maggio 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane

Uno dei simboli dell’epoca Reagan è stato il Tom Cruise di Top Gun, nel 1986. Il suo tenente Mitchell, conosciuto come Maverick, solcava i cieli con la spavalda abilità dei fuoriclasse, era un asso che univa genio e sregolatezza, sospeso tra le medaglie al valore e le note di demerito. Il film di Tony Scott portava il patriottismo a livelli stratosferici, unendo azione ed estetica da videoclip. Gli Stati Uniti ripartivano dalle loro forze militari, le celebravano. Bisognava dimenticare il Vietnam, tornare a essere vincenti. Così l’eroe dell’aviazione consacrava sé stesso al Paese, combattendo un nemico oscuro, senza volto. I piloti avversari avevano sempre le maschera, non si vedevano mai in faccia. Gli intenti propagandistici invece arrivavano fin troppo chiari, e il film diventò un cult mondiale. I punti di forza erano il ritmo travolgente, la colonna sonora scatenata (Take My Breath Away di Giorgio Moroder e Tom Whitlock si aggiudicò l’Oscar), il fascino classico dell’epopea, e la patinata storia d’amore con Kelly McGillis.

Trentasei anni dopo arriva il sequel: Top Gun: Maverick (prima a Cannes, poi in sala dal 25 maggio), con dietro la macchina da presa Joseph Kosinski. È un film che vive dell’originale, ne omaggia la struttura, lo spirito. Ma non siamo più negli anni Ottanta. Nella prima parte si respira un’atmosfera crepuscolare. Maverick è l’ultima bandiera di un decennio che non c’è più. È come un cowboy errante che insegue il mito della frontiera quando ormai è diventato storia. È rimasto solo, nel deserto, a testare prototipi lanciati a tutta velocità, con il governo che ormai vuole usare i comandi a distanza, eliminando l’essere umano.

 

Top Gun: Maverick

Top Gun: Maverick

Maverick è una figura nostalgica, malinconica. Il trauma della perdita dell’amico Goose non lo ha mai abbandonato, i suoi compagni sono diventati generali, mentre lui è ancora un capitano, e al suo fianco non ha nessuno. L’America non riconosce i suoi paladini, proprio come insegna Clint Eastwood. Non a caso il franchise di Top Gun si è sempre concentrato sul rapporto tra padri e figli. In quello del 1986, Maverick sfidava ogni limite per essere migliore del genitore, anche lui una stella del settore, scomparso in circostanze top secret. Ma oltre alla famiglia, lo sguardo era proprio alla nazione guidata da Reagan.

Gli Stati Uniti erano sommersi dalle macerie del Watergate, dai disastri della politica estera, da una eterna Guerra Fredda che metteva a rischio le sorti del  pianeta. Tom Skerrit ammoniva: “Anche se non siamo in guerra, dobbiamo comportarci come se lo fossimo”. Sempre in prima linea. E così i figli. Maverick, come ogni americano orgoglioso della sua bandiera, emula le gesta di chi non c’è più, per non sentirsi perduto. Questo tema rimane anche nel secondo capitolo: i vessilli dei padri sventolano ancora.

Ma Top Gun: Maverick si aggiorna, si fa moderno, e ancora una volta consacra Tom Cruise. Se nel 1986 lo aveva portato nell’olimpo delle star, qui lo conferma uno dei corpi attoriali più longevi e resistenti del cinema d’azione. Con l’andare dei decenni il divo di Syracuse si dimostra sempre più atletico. È lo stuntman di sé stesso. Le sue sono interpretazioni molto fisiche, da missioni impossibili, di cui si sentono gli echi anche qui, in Top Gun: Maverick. A firmare la sceneggiatura c’è anche Christopher McQuarrie, il cineasta di Mission: Impossible – Rogue Nation e Mission: Impossible – Fallout. In più il regista Joseph Kosinski con Cruise ha già realizzato Oblivion. La squadra è quindi ben rodata per dar vita a una nuova impresa, che mira a coinvolgere più generazioni.

Che cos’è oggi Top Gun? Una leggenda, un eterno ritorno, a cui è rimasto legato anche Tony Scott. Nel 1990, sempre con Cruise, si era immerso nel mondo delle corse, della NASCAR, con Giorni di tuono, che si poteva in qualche modo considerare un remake di Top Gun, però su quattro ruote. Cruise nel film era un giovane talento, arrogante, dedito alle bravate, fino a quando iniziava a trionfare. Top Gun è quindi ormai un marchio di fabbrica: i tramonti, le luci al neon come se fossimo in Miami Vice.

La cifra stilistica è ben riconoscibile, ma Kosinski non vuole essere Scott. Ne riprende alcune sequenze, strizza l’occhio ai fan, poi decide di andare oltre. Vola sul fascino dell’incredibile, sceglie di sfrecciare sempre più in alto. Anche se la sua regia è un po’ più controllata, non può che puntare sugli effetti spettacolari già visti e conosciuti: i combattimenti, gli addestramenti al limite, le accelerazioni brutali che sfidano la forza di gravità. Alcuni personaggi avrebbero avuto bisogno di un maggior approfondimento, ma come sempre a rubare la scena è il Maverick del titolo. Inossidabile, determinato, pronto a tutto pur di centrare l’obiettivo.

Top Gun: Maverick non delude comunque gli amanti dell’originale, è un blockbuster testosteronico, con anche un passaggio di consegne al femminile. Kelly McGillis non è più la bella professoressa di astrofisica che faceva perdere la testa al protagonista nel 1986. Al suo posto arriva Jennifer Connelly, che ha una figlia e ha rilevato il bar vicino alla base. Resta dunque in piedi pure la vena sentimentale. Il popcorn movie è servito, con la motocicletta che corre verso l’orizzonte. E forse non finisce qui. Ci sarà un terzo Top Gun? Troppo presto per dirlo. Intanto l’entertainment in chiave hollywoodiana è andato di nuovo a segno. Questa volta la hit è di Lady Gaga, Hold My Hand. Tienimi la mano. Ieri come oggi, a chilometri di altezza, cercando di non perdere mai quota e raggiungere mete sempre più lontane.

NOTE

- SEQUEL DEL FILM 'TOP GUN' (1986) DIRETTO DA TONY SCOTT.

- PRESENTATO IN ANTEPRIMA MONDIALE AL 75. FESTIVAL DI CANNES (2022).

CRITICA

"Trentacinque anni dopo Tom Cruise (...) torna nei panni di Maverick, un po'ammaccato dalla vita, ma pronto a sfrecciare di nuovo in moto e sul suo aereo. (...) Alle prese con un futuro incerto, un lacerante senso di colpa e con i fantasmi del passato, Maverick dovrà affrontare le sue paure più profonde per portare a termine una missione difficilissima, che richiederà grande sacrificio da parte di tutti coloro che sceglieranno di parteciparvi. (...) Ma nonostante nella prima parte il film fatichi a decollare e le relazioni tra i personaggi ricalchino quelle del film precedente, l'azione dei protagonisti ci riporta in quota, Maverick resta un personaggio seducente nonostante le sue sbruffonate, Tom Cruise diverte e la sua storia d' amore con Penny Benjamin (Jennifer Connelly), proprietaria del bar per piloti Top Gun, con la quale in passato aveva già avuto una relazione, fa il suo dovere narrativo. Torna anche Val Kilmer nei panni del belloccio Tom Kazinsky, detto Iceman, molto lontano però dal sex symbol incarnato nel film precedente." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 13 maggio 2022)

"Che questo sequel, a dispetto del carico di aspettativa di cui sopra, è una meraviglia. A distanza di così tanti anni, infatti, il seguito non poteva che avere una trama simile, che cerca di riprodurre, in qualche modo, ma rispettandolo, l'iconico mondo di Top Gun. Al netto di qualche eccesso di troppo e di un finale, forse, poco coraggioso e troppo da americanata alla «Trop Gun», ci si diverte e le oltre due ore volano via che è un piacere, come se volassimo a Mach 10. Merito di un Tom Cruise perfetto, che è uno dei rari attori da blockbuster sul quale si possono puntare soldi facili. Quello che scorre davanti agli occhi è un film elettrizzante, tecnicamente perfetto, come raramente titoli simili sanno fare. Un mix di adrenalina e sentimento che farà impazzire anche chi, del primo Top Gun, ricorda poco o nulla o non lo abbia mai visto. Gli ultimi 40 minuti, quelli della battaglia vera e propria, in particolare, li vivi con una tensione incredibile, grazie a scene eccellenti dove la mano di Joseph Kosinski non fa rimpiangere quella iconica di Tony Scott. Anzi, in molti momenti, la supera. E, a scanso di equivoci, questo è un film che può essere gustato solo sul grande schermo. (...) 'Top Gun: Maverick' è soprattutto questo: un film che parla alla generazione di ultracinquantenni. Un inno alla resistenza in un mondo del lavoro che troppo presto non vede l' ora di accantonarti, rimpiazzandoti con tecnologia e gioventù." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 13 maggio 2022)

"(...) quello che colpisce maggiormente di «Top Gun: Maveric», più che i muscoli e l' intraprendenza del protagonista, è il fatto che sia riuscito a non tradire lo spirito del cult del 1986 diretto da Tony Scott (a cui è dedicato il sequel). Anche in questo secondo, avvincente ed emozionante capitolo firmato Joseph Kosinski (...) ci sono azione, adrenalina, ironia e sentimenti. (...) «Top Gun: Maverick» non deluderà i fan che aspettavano di vedere ormai da due anni questo sequel, bloccato a causa della pandemia. Quella che poteva essere considerata una semplice operazione nostalgia, saprà dunque conquistare il cuore degli spettatori (...). Lo farà anche grazie a quel sentimento paterno che Maverick dimostrerà nei confronti di Rooster, insegnandogli a superare le sue paure: «Non pensare, agisci» («Don' t think, just do»). Ma tra i momenti più commoventi del film, c' è sicuramente l' incontro tra Maverick e Ice. Cinque anni fa Val Kilmer ha subito una tracheotomia per rimuovere un tumore alla gola, e da quel momento ha difficoltà a parlare, come si vede anche nel film.(...) Anche la musica non deluderà. Dell' indimenticabile colonna sonora del primo film, con la canzone «Take My Breath Away» (che vinse pure l' Oscar) a fare da capofila, qui tornano alcuni brani come «Danger Zone», mentre c' è la nuova «Hold My Hand» di Lady Gaga a fare da sottofondo per quasi tutto il film fino ad esplodere sul finale." (Giulia Bianconi, 'Il Tempo', 13 maggio 2022)
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