Ti guardo - Desde allá

Desde allà

VENEZUELA, MESSICO - 2015
3,5/5
Ti guardo - Desde allá
Armando è un uomo benestante di mezza età che adesca giovani grazie al suo denaro. Non vuole toccarli, ma solo guardarli da vicino. Ma Armando segue anche un uomo d'affari più anziano, con il quale sembra aver avuto una traumatica relazione. Il primo incontro di Armando con il teppista Elder è violento, ma ciò non scoraggia Armando perché è affascinato da questo adolescente, bello e prepotente, che lo va a trovare regolarmente per interesse. Tra i due nasce un'intimità inaspettata e quando il tormentato passato di Armando torna a farsi vivo, Elder decide di compiere un estremo atto di affetto per lui.
  • Altri titoli:
    From Afar
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP (1:2.66)
  • Tratto da: racconto di Guillermo Arriaga e Lorenzo Vigas
  • Produzione: RODOLFO COVA, GUILLERMO ARRIAGA, MICHEL FRANCO, LORENZO VIGAS PER FACTOR RH, MALANDRO FILMS, IN CO-PRODUZIONE CON LUCIA FILMS
  • Distribuzione: CINEMA DI VALERIO DE PAOLIS
  • Vietato 14
  • Data uscita 21 Gennaio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Dal Venezuela con nitore: non fate caso all’effetto fluo, alle focali corte, perché c’è del buono, e del nitido, in Desde Allà, opera prima del venezuelano Lorenzo Vigas, vincitrice del Leone d’Oro a Venezia 72 (2015). In carnet doc e un corto, eppure capace di avere già dalla sua Guillermo Arriaga, produttore, e l’attore feticcio di Pablo Larrain, Alfredo Castro: Ti guardo – Desde allá ha un certo valore.

Protagonista Armando (Castro), un uomo di mezza età, che produce protesi dentarie e poco più: non si fa toccare da nessuno, ma si masturba davanti ai ragazzi, di spalle con le mutande mezze calate, che rimorchia in strada e si porta a casa dietro lauto compenso. Un giorno, s’imbatte in Elder (Luis Silva), che non è come tutti gli altri: ha carisma da vendere e, per iniziare, lo manda KO colpendolo sul viso con un posacenere… Eppure, i due sono destinati a rivedersi: do ut des? Sarebbe troppo semplicistico, qualcosa si muove, oltre al vil denaro.

Passo a due nella violenza di strada, tra i ragazzi di vita di Caracas e la marginalità sociale, senza dimenticare di affondare il colpo sull’omofobia, brutta bestia: Vigas forse sta fin troppo aderente alla sua coppia/scoppia, rischia di perdersi il retroterra e di certo non eccelle nell’astrazione simbolica – le dentiere come calchi, simulacri esistenziali non decollano – ma la sintonia tra i due suoi ottimi interpreti è preziosa, la “stoffa” in regia palpabile. To be continued…

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: CENTRO NACIONAL AUTÓNOMO DE CINEMATOGRAFÍA-CNAC, CINE EN CONSTRUCCIÓN TOULOUSE.

- LEONE D'ORO ALLA 72. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2015).

CRITICA

"Leone d'oro al primo colpo. Non capita spesso, tanto che qualcuno a Venezia si chiedeva se il neoregista venezuelano Lorenzo Vigas, classe 1967, figlio dell'artista Oswaldo Vigas, non fosse stato favorito dal presidente di giuria Alfonso Cuarón, messicano come il cosceneggiatore Guillermo Arriaga. Sospetto respinto: 'Desde allà' (...) era uno dei titoli più interessanti del concorso. Per la fermezza dello sguardo, il lavoro sullo spazio (Caracas è la terza protagonista del film) e la capacità di suggerire interpretazioni anche opposte senza spiegare nulla fino in fondo. (...) Vigas elabora un'estetica del sordido che dà nuova forza e concretezza a quegli inferni metropolitani così spesso ostaggio della retorica. Perché alla fine conta lo sguardo, non il racconto. A dare profondità e mistero a questi due destini basta l'ombra minacciosa di quei due padri, di cui sapremo il minimo indispensabile. Ma basta vedere quanta sensualità, e insieme quanta minaccia esprime l'unica scena d'amore etero del film, per capire che è nato un regista vero." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 gennaio 2016)

"(...) thriller di specchi e simbolismi familiari (...). Ridotto all'osso da un passo di racconto fin troppo ellittico, per sintonia con l'implacabile, silenzioso protagonista, sviluppa l'ambigua partitura di due generazioni a confronto nella relazione omosex. Colpisce la natura contraddittoria della violenza sentimentale incarnata in un volto e in poche mosse (Castro) nel metabolismo saltato di una nazione con l'inflazione al 200 per cento sullo sfondo." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 22 gennaio 2016)

"(...) un film ad inquadrature fisse, senza movimenti di macchina, dove i personaggi si agitano di fronte alla cinepresa che osserva nella trafficata Caracas ripresa da Lorenzo Vigas «da lontano» come spiega il titolo originale. Sguardi lunghi senza molte inutili parole, cui si richiama nel cast Alfredo Castro strepitoso, infelice portatore di sentimenti on the rocks, affiancato dall'eccezionale deb Luis Silva, che offre sofferti mix di angoscia, paura, strafottenza. (...) secchissimo finale che ci lascia di stucco. Film bellissimo, curioso di vita, che rimanda a Fassbinder, una storia sociale senza volerlo in un intrigo psicosessuale che neppure il triumvirato Freud-Jung-Lacan risolverebbe: bello che resti sospeso nell'aria lo smog di un mistero, il fascino di una nevrosi infantile moltiplicata per due." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21 gennaio 2016)

"È difficile applicare un'etichetta di genere a 'Ti guardo' (...). Derubricarlo come 'gay movie' (se mai la definizione, pur diffusa, abbia un senso) sarebbe riduttivo, anzi fuorviante. E se il motivo drammatico che lo innerva è l'incontro di due solitudini, i temi che interpella sono molto più numerosi e anche più complessi. (...) 'Ti guardo' (il titolo originale 'Desde allà', da laggiù, rende meglio il distacco con cui i personaggi osservano la vita) mette in scena due caratteri opposti, eppure accomunati da diversi tratti decisivi: il rapporto conflittuale con le rispettive figure paterne e, più ancora, la solitudine e l'incapacità di creare legami emozionali con qualcuno. (...) Più acuto di quanto non voglia apparire, il film centra in pieno i risvolti del 'machismo' d'obbligo nella società latina in cui si svolge (...). Però l'esito della vicenda - piuttosto sorprendente e anche perturbante - sottintende un altro motivo che va ad aggiungersi alla complessità del film. Un motivo 'di classe': perché non è difficile vedere come il giovane emarginato (il proletario, si sarebbe detto una volta) sia la vittima predestinata del predominio sociale e culturale dell'uomo più anziano. Occorre un po' di tempo prima di entrare del tutto nella vicenda, che Vigas descrive con inquadrature nitide e luminose, spesso 'osservate' in semi-soggettiva dai protagonisti; via via, però, l'interesse cresce e si resta sempre più coinvolti. Anche grazie alle interpretazioni dell'attore cileno Alfredo Castro (...) e del giovanissimo Luis Silva, che alterna arroganza e fragilità come gli eroi di borgata cari a Pasolini." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 21 gennaio 2016)

"Anche sceneggiatore, Vigas dipana il racconto con stile studiato: ricorrendo poco ai dialoghi e confidando su gestualità, sguardi, relazioni spaziali fra corpi e ambiente per suggerire un costante senso di disagiata estraneità sino al crudele finale. Alfredo Castro, eccellente attore cileno, è un Armando misterioso, reticente, cauto cui ben si contrappone il non professionista Luis Silva, conferendo a Elder selvatica, irruente inesperienza." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 21 gennaio 2016)

"(...) un indubbio talento dietro la macchina da presa: piglio documentaristico, uso sapiente dell'autofocus e aderenza agli - ottimi - attori. (...) Marginalità sociale, incontro-scontro di classe e omofobia: la carne al fuoco è tanta, gli echi pasoliniani e - Pickpocket - bressoniani, il mood verista. Non tutto - l'astrazione simbolica delle protesi - è a fuoco, ma è un bel guardare: Leone del futuro" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 21 gennaio 2016)

"Piacerà anche a chi non impazzisce a vedere sullo schermo le storie di amori (un tempo) proibiti. Infatti ben pochi hanno sollevato obiezioni al Leone per 'Ti guardo' a Venezia. Perché la qualità è alta, l'interpretazione (Castro) portentosa, la Caracas degradata di grande suggestione." (Giorgio Carbone, 'Libero', 21 gennaio 2016)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy