Thor: The Dark World

USA - 2013
3/5
Thor: The Dark World
Il dio del tuono Thor è chiamato a combattere contro un'antica razza di elfi oscuri guidati dal vendicativo Malekith, intenzionato a far precipitare il mondo nel buio...
  • Altri titoli:
    Thor 2
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, FANTASY, AVVENTURA
  • Tratto da: personaggio dei fumetti creato da Jack Kirby, Stan Lee e Larry Lieber
  • Produzione: MARVEL STUDIOS
  • Distribuzione: THE WALT DISNEY COMPANY ITALIA
  • Data uscita 20 Novembre 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
A volte ritornano, per il meglio: se eravate rimasti delusi dal Thor di Kenneth Branagh (2011), potete ricredervi, perché Thor: The Dark World di Alan Taylor è tutt'altra cosa. Volto e muscoli della creatura di Stan Lee e Jack Kirby sono ancora quelli di Chris Hemsworth, che non sfigura, ma la musica è cambiata: la nordica divinità dal miracoloso martello lotta contro il tremendo Malekith per le sorti magnifiche o regressive dell'Universo, eppure, sono le sottotrame familiari, i rovelli amorosi e gli sprazzi d‘ironia a colpire lo spettatore.
Già la sua famiglia, con il fratello coltello Loki (Tom Hiddleston, ma quanto è bravo?) e il padre padrone Odino (Anthony Hopkins), meriterebbe uno spin-off psicologico, ma ancor più godibile è la storia d'amore tra il divino Thor e l'umana Jane Foster (Natalie Portman): liaison tra due mondi, con schermaglie, incomprensioni e schiaffi a raccorciare le distanze. 3D di gusto e sostanza, cosmogonia seria ma non seriosa, The Dark World farà prevedibilmente sfaceli in sala, e i perché non mancano: più coinvolgente di Iron Man, più autoironico di Avengers (Captain America c'è anche qui, scena cult…), dischiude nuovi orizzonti di senso, ed entertainment, per la Marvel. Non solo martello, questo Thor ha il cervello. Enjoy!

NOTE

- PRODUTTORE ESECUTIVO: STAN LEE.

CRITICA

"Riecco il biondo Chris Hemsworth che, principe guerriero più che mitico eroe, uscito dalla sfida della Formula 1 di 'Rush', torna al nordico e squamoso gigante con il martello incantato, figlio di Odino con i suoi nove regni da salvare: ma il Dio del tuono cambia tono. Se nel primo film Branagh gli aveva fatto studiare il monologo di 'Enrico V' e il 'Siddhartha', il meno ambizioso Alain Taylor, veterano seriale della tv, abbassa la soglia di credulità, complici le solite 3D e un po' di humour, riuscendo però ad essere più scespiriano del precedente, complice lo sguardo reale di Hopkins, pur senza tradire la cupa grafica apocalittica dell'eroe Marvel, nato nel '62. Perché i conflitti nel pianeta Asgard sono quelli eterni di Lear, Prospero e altri infelici: ingratitudine e illusione, dolci chimere. Chi non ha rimosso dall'inconscio kolossal la prima puntata e 'Avengers' (e poi la quarta 'Guardians of the Galaxy', invincibile seduzione della saga) ricorderà i conflitti del buon Thor, pronto ad un epico sacrificio, con l'infido, imprigionato ma popolarissimo fratello Loki, mentre, perdonata una gaffe, non solo una mano dalla Terra l'offre l'amata astrofisica Jane (Natalie Portman, ex 'Leon' di Besson) in un'umoristica trasferta nel salotto primordiale di Rene Russo dove scopre una rivale. Tutti contro l'imbattibile Malekith (ex Doctor Who Christopher Eccleston), fra i più odiati perfidi che, apparso nel n. 344 della serie, giugno '84, pensa di far sparire, con elfi oscuri e nordici clangori, i regni nell'oscurità, nelle tenebre del Nulla, come fosse in un episodio di Bond. Il fantasy in rumorosa armatura però è decisamente migliorato, nonostante paghi pegno alla solita «estetica» dell'effetto speciale e del digital touch: in aumento i complotti di palazzo, i processi di famiglia e, usiamo una parolona, l'analisi giurassico psicologica. Grazie ai trucchi, la musica, un po' di grammelot e alla gigantografia dei sentimenti primordiali resi meno epici, il filmone girato lungo il tour paesaggistico anglo-islandese-americano, tiene per 112', oltre ad impedibili titoli di cosa un buon tenebroso look che lascia l'inconscio in nero seppia, intonato alle contemporanee previsioni del Tempo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21 novembre 2013)

"La produzione Marvel (Disney) sta applicando al superhero-movie il modello di serializzazione a lungo sperimentato nei fumetti. Così ogni blockbuster va visto in collegamento con altre pellicole, passate e prossime; cui rimanda con riferimenti o anticipazioni, strizzando continuamente l'occhio ai fan di questo tipo di cinema. Delle strisce disegnate più 'pop' il film ha un'altra caratteristica: mettere in scena apocalissi con un tono disinvolto, senza prendersi troppo sul serio e alternando il dramma con qualche gag. Il che, dopo intere stagioni di supereroi con superproblemi, risulta simpaticamente liberatorio." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 21 novembre 2013)

"(...) per scongiurare la catastrofe, Thor ricostruisce un'alleanza con l'infido fratellastro Locki, liberandolo dalla prigionia. E la migliore idea del film, sia dal punto di vista narrativo, sia perché rimette in campo uno squisito attore come Tom Hiddleston, che di quel personaggio ha fatto un'affascinante figura protagonista, al pari del valoroso Thor di Chris Hemsworth, e rubandogli addirittura la scena. Grande battaglia finale in quel di Greenwich dove grazie alla computer graphic vediamo ridursi in briciole il settecentesco palazzo della Royal Navy, cosa che fa un certo effetto. Per 'Dark World' la regia è passata da Kenneth Branagh ad Alan Taylor, buon cineasta che, avendo diretto vari episodi della premiata serie tv 'Trono di spade', si muove con agio nel territorio del fantasy; e impagina un copione non sempre sensato in una divertente alternanza di epos e umorismo - ovvero nel puro stile del fumetto Marvel cui la cine-saga si ispira. Valori produttivi ottimi, cast curatissimo, in Usa la pellicola è partita bene e non vediamo perché dovrebbe essere altrimenti nel resto del mondo." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 21 novembre 2013)

"Re dei botteghini nel mondo dove sfiora i 500 milioni di dollari, il dio del tuono Thor torna sul nostro pianeta dove aveva lasciato l'amata scienziata Jane Foster. In 'Thor: The Dark World' diretto da Alan Taylor il biondo e muscoloso Chris Hemsworth è costretto ad affrontare la minaccia di Malekith che vuole distruggere i Nove Regni e sprofondare l'universo nell'oscurità. Ma in questo episodio che vede molte epiche battaglie a rubare la scena al protagonista è il fratellastro traditore Locki: quando c'è lui in scena il film acquista fascino e spessore e si arricchisce di sfumature che nessuno degli altri personaggi riesce ad offrire." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 21 novembre 2013)

"Thor is back! Creata da Stan Lee e Jack Kirby nel 1962, la divinità nordica con il fatato e fatale martello lotta per la salvezza dell'universo con il volto e i muscoli di Chris Hemsworth: dimenticate il precedente, tremebondo 'Thor' (2011) di Kenneth Branagh, questo 'The Dark World' tiene dietro 'Iron Man', 'Avengers' e altra compagnia fumettistica, non solo Marvel. La lotta principale è contro lo spietato Malekith, ma più interessanti sono le tensioni familiari: la fraterna querelle di Thor e l'infido Loki (Tom Hiddleston, ottimo), la dinamica padre-figlio con Odino (Anthony Hopkins) e il cuore di mamma Frigga. (...) Ironico e auto-ironico (il cammeo dell'amichetto Captain America non si batte...), spettacolare e, senza esagerare, introspettivo, filologico e fracassone, 'The Dark World' sazierà i fan e conquisterà nuovi adepti: 3D all'altezza, drammaturgia a fuoco, Thor chi si rivede!" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 21 novembre 2013)

"Rispetto al cervellotico e shakespeariano primo capitolo, in questo sequel prevale più l'aspetto ludico, confermando la tendenza a serializzare i supereroi anche al cinema. Dopo l'ottima performance in 'Rush', qui il muscoloso Hemsworth brilla solo quando mostra i pettorali." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 21 novembre 2013)

"Secondo episodio della saga cinematografica. Iniziata nel 2010 da Kenneth Branagh sulla base di un fumetto Marvel che vide la luce mezzo secolo fa (ma Jack Kirby aveva già iniziato a raccontare l'eroe con martello in tempo di guerra). Il sequel parte da dove il primo 'Thor' finiva. (...) Piacerà un sacco al pubblico domenicale. Da noi magari meno di Zalone, ma nelle domeniche ci saranno certo le file a giudicare dal responso mondiale del pubblico delle famiglie (al momento in cui scriviamo 'Thor 2' è vicino ai 500 milioni di dollari in incassi planetari). Se li merita i 500? Beh, diciamo che il prodotto è certo migliore del precedente, non tra i maggiori esiti delle cine trasposizioni dei fumetti Marvel. A causa della fiacca regia di Kenneth Branagh, un autore che peggiora inesorabilmente di film in film (era l'erede di Laurence Olivier e ora sembra parente di Luigi Cozzi). Il 'Thor 2' l'hanno invece affidato da Alan Taylor, che i frequentatori di cinema conoscono poco, ma quelli di Tv molto per via del 'Trono di spade' di cui ha firmato i migliori capitoli. Giostrando il medioevo buio e feroce del 'Trono' Taylor ha imparato molte cose. Tra le quali. 1) come muovere le battaglie (nella prima parte accontenta i fan del 'Signore degli anelli' nella seconda quelli di 'Star Wars') 2) che l'eroe può anche essere una patata lessa (Thor è tra gli eroi Marvel uno tra i più bassi a quoziente intellettuale) ma il «cattivo» deve essere super. E difatti ha dato le carte migliori a Tom Hiddleston che impersona il malignissimo Loki. Per fare Loki, Hiddleston deve essersi mandato a memoria tutte le versioni del 'Riccardo III' (magari l'ha già recitato in teatro e se non l'ha ancora fatto, è bene ci pensi). La sua cattiveria è totale e il fatto che sia schierato all'inizio dalla parte dei «buoni» non gli toglie una goccia di veleno. Anzi la vera suspense del film è tutta lì: quando e come Loki si stuferà del buonismo e tornerà cattivo a tempo pieno?" (Giorgio Carbone, 'Libero', 21 novembre 2013)

"Crossmedialità mon amour. L'universo Marvel, rispetto a quello dichiaratamente analogico della DC, è sempre stato in attesa del digitale. Non è un caso che sul finire degli anni Settanta, gli eroi di Stan Lee faticavano a conservare sullo schermo il medesimo passo agile della pagina disegnata mentre il Superman di Richard Donner spiccava maestoso il volo. La Marvel, rispetto all'epica orizzontale della DC, ha sempre lavorato su una stratificazione di piani che l'analogico non è mai riuscito a rendere in tutte le sue sfumature. Laddove la DC ha sempre conservato un approccio da New Deal, quindi racconto di un'intera nazione, la Marvel, individualista (super-eroi con super-problemi) e animata da un rampante tecnofeticismo, ha sempre tentato invece di sfondare la bidimensionalità della pagina per toccare lo spettatore e dare vita a un'altra nazione. Esemplare la saga dei vendicatori di Roy Thomas e John Buscema, in questo senso, o lo spettacolare Uomo Ragno di John Romita, le fantasmagorie di Jack Kirby o le anatomie di Gene Colan quando lavora su Devil. Così mentre alla fine degli anni Settanta il Superman di Christopher Reeve solca maestoso i cieli e lo spazio-tempo (apogeo del cinema analogico e bidimensionale), l'Uomo Ragno di Nicholas Hammond (che appare sulla copertina del seminale 'I film di carta' di Claudio Bertieri) si sposta goffamente, con uno charme a suo modo naif, dal piccolo schermo a quello cinematografico non riuscendo mai a mascherare l'inadeguatezza della transizione. Solo con l'avvento di Sam Raimi, primo a intuire la complessità volumetrica inerente all'universo ideato da Stan Lee, s'inaugura formalmente l'era della Marvel cinematografica. E, al contrario, anticipando una conclusione, vanamente Christopher Nolan e, soprattutto Zack Snyder, tenteranno di adattare alla neo-sensibilità digitale Superman e Batman, emissari di un Olimpo che esisteva prima del tempo e che saranno anche dopo la fine del tempo stesso e che pertanto faticano a esistere nel qui e ora della condivisione a meno che non si possegga l'afflato normanrockwelliano delle energie combinate di Christopher Reeve e Richard Donner. Questo per dire che 'Thor - The Dark World', diretto da quel Alan Taylor che si è fatto le ossa con i 'Sopranos' e 'Il trono di spade', è un adattamento perfetto dello spirito della tavola marvelliana alle ragioni e alle dimensioni dello schermo post-cinematografico. Le scenografie green screen sono la traduzione filologica delle fantasmagorie asgardiane di Lee e Kirby, che a loro volta erano già una reinvenzione royliechtensteiniana dell'epica norrena dell'Edda. In questo senso il film rende omaggio rispettosamente alla poetica eroica di Jack Kirby così come la riassumono Stefano Perullo e Gianfranco Giardina nel volume 'Jack Kirby - Tributo al Re'. (...) Rispetto dunque alla grevità snyderiana, il pantheon asgardiano secondo Taylor è simile al campionario dei vizi e delle virtù degli dei ellenici: coraggio, invidia, rancore, odio, generosità e, soprattutto, tanta ironia. Thor sulla terra è incongruo, fuori posto e Taylor e lo sottolinea con una serie di throw-away gag fulminanti: il dio del tuono durante una battaglia è costretto a prendere la metro, in un'altra occasione monta in macchina con la medesima agilità di Schwarzy alle prese con una smart e dopo una giornata di dure battaglie appende il Mjolnir (il martellone) all'appendiabiti di casa Foster. La carica degli elfi malvagi portatori di oscurità, la battaglia sullo sfondo della city di Londra (ancora una volta metropoli dove comincia il tempo), orchestrata come se Thor e Algrim/Kurse fossero degli Jumper dimensionali, la sotto-trama che vede Loki protagonista di una serie di twist tanto prevedibili quanto irresistibili, senza contare la supervisione di Brian Michael Bendis, supremo architetto della continuity Marvel nonché i due sottofinali sui titoli di coda, fanno del film diretto da Alan Taylor uno dei migliori film super-eroistici di sempre." (Giona A. Nazzaro, 'Il Manifesto', 21 novembre 2013)

"Per ogni trasposizione di un fumetto Marvel diventa difficile sottrarsi al paragone con il fenomeno 'The Avengers' che, forte del suo successo, ha riscritto un genere tanto caro al pubblico cinematografico di ogni età. Confronto impari anche per un supereroe come Thor, figlio di Odino, che (...) con il nuovo 'The Dark Wor1d', sequel del shakespeariano 'Thor', datato 2011 (e con appendice proprio in 'The Avengers'), e non solo per il fatto che a dirigerlo fu (purtroppo) Kenneth Branagh. In effetti, fin dalle prime scene di questo atteso seguito, che proverà ad intaccare il regno di Checco Zalone, sembra di respirare ancora le atmosfere del capitolo precedente, esaltate dall'intreccio tra mitologia nordica e drammi familiari. Per fortuna, la paura di dover assistere a un nuovo cerebrale ed «elevato» capitolo, sulla falsariga del precedente, viene spazzata via da una trama che, gioco forza, non può che attingere dalla filosofia che ha decretato il successo planetario di 'The Avengers'. Cavalcare, cioè, il mix azzeccato di umorismo (Thor che attacca il suo martello all'attaccapanni o che fa colpo in metropolitana) e azione che ha caratterizzato tutte le costole dei Vendicatori, a partire dalla fortunata saga di Iron Man. Sempre tenendo ben presente il concetto di serializzazione cinematografica che ha attecchito anche nelle sale. Ogni film con protagonisti Capitan America, Iron Man, appunto, Thor, deve essere trattato come fosse uno dei loro albi venduti nelle edicole. Con una trama, cioè, (de)finita, da rileggere, però, all'interno di un progetto più ampio che confluirà nel nuovo 'The Avengers: Age of Ultron' (...). Soggetti che da una parte si esauriscono ma che dall'altra rimandano a una sottotrama che prenderà corpo e forma man mano che usciranno, nelle sale, le singole avventure dei vari personaggi Marvel. Così, dopo 'Iron Man 3' e questo 'Thor 2', si passerà dal nuovo 'Capitan America', al misterioso 'Guardians of Galaxy' e, probabilmente, ad Ant-Man. Per questo tipo di progetto, quindi, appare azzeccata la scelta, in regia, di Alan Taylor, uno che arriva dalla televisione che conta contribuendo al successo indiscusso del serializzato 'Il trono di Spade'. Il quale, pratico di fantasy, intrighi e complicate beghe familiari, non ha fatto altro che mettere a disposizione la sua esperienza nel settore, cavalcando, nella trama che ricalca tutto questo, la componente più immediata (per il grande pubblico) del dio del tuono. Cinema d'intrattenimento puro, insomma. (...) Chris Hemsworth, dopo la convincente prova in 'Rush' (James Hunt), torna a (s)vestire i panni di Thor anche se, alla fine, deve cedere il passo al più carismatico Tom Hiddleston (un cinico Loki) che, quando sono entrambi in scena, lo fa sbiadire; da non perdere, l'imitazione cult di 'Capitan America'. Il personaggio di Natalie Portman, l'astrofisica Jane Foster, acquista, invece, spessore grazie anche alla sua talentuosa interprete. Gli effetti speciali e il 3D compensano qualche «libertà» nella trama. Attenzione a non uscire prima dello scorrere dei titoli di coda perché perdereste due scene teaser di anticipazione dei prossimi lungometraggi." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 19 novembre 2013)
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