Thor: Ragnarök

USA - 2017
2/5
Thor: Ragnarök
Thor è imprigionato dall'altro lato dell'universo senza il suo potente martello e deve lottare contro il tempo per tornare ad Asgard e fermare il "Ragnarök" - la distruzione del suo mondo e la fine della civiltà asgardiana - per mano di una nuova e onnipotente minaccia, la spietata Hela. Ma prima dovrà sopravvivere a un letale scontro fra gladiatori che lo metterà contro il suo vecchio alleato e compagno nel team degli Avengers: l'Incredibile Hulk.
  • Altri titoli:
    Thor 3
  • Durata: 130'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA 65
  • Tratto da: personaggio dei fumetti creato da Jack Kirby, Stan Lee e Larry Lieber
  • Produzione: MARVEL ENTERPRISES, MARVEL STUDIOS, WALT DISNEY STUDIOS MOTION PICTURES
  • Distribuzione: THE WALT DISNEY COMPANY ITALIA
  • Data uscita 25 Ottobre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
Il dio del tuono mostra i muscoli in questa terza avventura che lo vede come protagonista. Si taglia i capelli, dissotterra il martello della guerra e torna a scatenare il finimondo, con fulmini e saette che inceneriscono ogni possibile avversario. L’ultima volta avevamo incontrato Thor in Avengers: Age of Ultron quando, dopo aver salvato la Terra, era decollato verso Asgard (la sua casa) tra gli applausi della folla. La sua chioma bionda faceva impazzire le ragazze e il padre Odino lo aspettava a braccia aperte, nonostante le pericolose incomprensioni con il fratello Loki, intrigante villain dal cuore buono.

Poi è sparito. Il demiurgo della Marvel Kevin Feige lo ha tenuto in panchina in Captain America: Civil War e in questo Thor: Ragnarok scopriamo finalmente il perché. Il principe di Asgard deve crescere e guadagnarsi il trono di Odino. La mitologia norrena lo richiama alle origini e, per non perdere lo smalto, deve fronteggiare la malvagia Hela, sua sorella, dotata di poteri sovrumani capaci di sminuire addirittura quelli di Thor. Il nostro eroe si confronta con un’impresa impossibile: ritrovare se stesso, sconfiggere il male, e scoprire la vera fonte della sua potenza. La perfida Hela sgretola in mille pezzi il leggendario martello Mjiolnir e lui viene deportato su un pianeta di gladiatori, dove lo attende un’arena intergalattica.

Ad aiutarlo trova Hulk, anche lui sparito dai radar degli Avengers. Il Mr. Hyde di Bruce Banner è diventato il campione, ed è entrato nelle grazie dell’imperatore del sistema: un Jeff Goldblum dall’animo vintage che gestisce il suo mondo come un luna park a cavallo tra gli Anni Ottanta e Novanta. La musica elettronica diventa protagonista e, nelle sequenze più concitate, risuona imperiosa l’Immigrant Song dei Led Zeppelin, già sentita in Wonder Woman della Dc Comics. La battaglia tra Marvel e Dc infuria anche a suon di colonne sonore.

Thor: Ragnarok abbandona l’anima shakespeariana dei capitoli precedenti e schiaccia l’acceleratore su una comicità quasi demenziale. Il regista neozelandese Taika Waititi, una new entry nell’universo Marvel, evita i toni da apocalisse e punta sul machismo, sui siparietti da buddy movie tra Hulk e Thor, e sulle carnevalate. Il grande schermo diventa una sfilata di star ed illustri camei, con una piccola parte anche per il Doctor Strange di Benedict Cumberbatch. Ma non mancano anche il sempreverde Stan Lee, un imbarazzante Matt Damon, e un Sam Neill orbo, che ritrova Jeff Goldblum dopo la serie dei Jurassic Park.


 

L’obiettivo di Waititi era quello di non prendersi troppo sul serio e indubbiamente ci è riuscito, saltando dal cinepanettone alle combo da videogioco. Nelle scene d’azione tutto è lecito e i rallenty enfatici sono la portata principale. Preparatevi al delirio, alle battute ad effetto e alle grandi pacche sulle spalle. Come recitava lo speaker nel Warrior di Gavin O’Connor: “Mamma ritira le porcellane, i bambini hanno ricominciato a litigare!”.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE STAN LEE.

CRITICA

"Cine comic in tutti i sensi, fracassone e digitale che più non si può (ma sembra di cartone), Thor III è questione di famiglia, sono gli Atridi impersonati dagli Antenati. Ma nonostante il cast (Kurt Russell, Mark Ruffalo, Hemsworth e Hiddleston) il racconto arranca, si ripete, sembra un peplum." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 26 ottobre 2017)

"(...) un cinecomic scandalosamente divertente. Dopo il prototipo diretto dallo shakespeariano Branagh e 'Thor: The Dark World', che si prendevano piuttosto sul serio, il nuovo capitolo adotta un tono più scanzonato, sul genere dei 'Guardiani della Galassia'; alternando sequenze da videogame picchiaduro con gag e sketch dove Hulk si presta a far da spalla comica al dio del tuono. (...) qualche new entry azzeccata, mentre Cate Blanchett sovrarecita nella parte della malefica strega. Un solo appunto. Il regista neozelandese Taika Waititi, che non ignora la ricetta dell'epica, a tratti si lascia andare a un montaggio troppo survoltato." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 26 ottobre 2017)

"II titolo, 'Thor: Ragnarök', suona poco epico, e infatti! In attesa di prodotti più sostanziosi, i creativi della Marvel si sono presi una vacanza sfornando un fumetto puro e semplice: un film privo di sofisticherie filosofiche e toni dark che non teme il kitsch e pigia sul tasto del comico. A spese del dio del titolo, che avendo perso il possesso del martello fa una serie di brutte figure; e di Bruce Banner-Hulk, il geniale scienziato che quando si arrabbia si trasforma in un verde gigante. (...) Forse agli appassionati spiacerà vedere Thor e Hulk presi in burla, ma nella gran battaglia finale i nostri riacquistano tutta la loro eroica possanza; e una volta accettato lo spirito della cosa, la baracconata è ben fatta e divertente." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 26 ottobre 2017)

"(...) tanto rumore di star per un nulla di film. Archiviata la cura scespiriana del 'Thor' di Kenneth Branagh e la coazione a ripetere per altrui regia di 'The Dark World', qui è sensibile la riduzione (in chiave) teenager del dio del Tuono, avviluppato in un carrozzone che non è, appunto, nulla: né epica fumettistica o mito ultrapop, né ironico e citazionistico divertissement à la 'Guardiani della Galassia'. (...) che manca? La mitologia norrena (islandese) e un po' anche il cinema. Bamboccione." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 26 ottobre 2017)

"Se nei primi due film avevamo assistito a tragedie familiari fantasy a metà strada tra 'Il Signore degli Anelli' e lo Shakespeare più politico di 'Macbeth' e 'Riccardo III', ora Thor scopre la risata e non si ferma più. (...) Mai abbiamo visto una divinità in tali comiche difficoltà grazie all'approccio demenziale del regista neozelandese Waititi in grado di tirare fuori il lato più spiritoso dello statuario Hemsworth (che fosse simpatico lo avevamo capito già ai tempi del suo segretario bello ma idiota del 'Ghostbusters' al femminile del 2016). La Marvel lavora sempre meglio a livello editoriale. Dopo la cupezza scespiriana dei primi due Thor ecco un divertente diversivo adatto a grandi, piccini, famiglie e punk. Aggiungete un cast da urlo con massiccia presenza di premi Oscar (Hopkins e Blanchett su tutti) ed avrete il miglior film con Thor protagonista dei tre realizzati dal lontano 2011. L'ironia non cancella l'emozione (la gag dell'ologramma di Loki diventerà momento strappalacrime nel finale) anzi aiuta solo a non renderla mai stucchevole. Non è questione di soldi. Questi filmmaker sono veramente bravi. A partire dal direttore editoriale dell'Universo Marvel Kevin Feige. Il vero dio della creatività in questi cinefumetti sempre più originali è lui." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 26 ottobre 2017)

"La trilogia dedicata al Dio del Tuono si chiude con un film che spiazza rispetto ai due precedenti capitoli. E per fortuna, verrebbe da aggiungere, visto che la saga sul mitico Thor è stata la più deludente dell'universo cinematografico Marvel. Il primo titolo aveva ridicole ambizioni shakesperiane, il secondo sembrava una riedizione, in scala ridotta, simil 'Trono di Spade'. In pratica, zero personalità e, soprattutto, lasciando un'eredità composta da pallidi e impalpabili ricordi. Occorreva cambiare radicalmente registro e l'idea di affidare la pellicola a un regista praticamente sconosciuto, come il neozelandese Taika Waititi (oltretutto, con un curriculum solo di commedie e nessun film d'azione), si è rivelata tanto azzardata quanto vincente. Infatti, in 'Thor: Ragnarök' (nella mitologia norrena, la fine di tutte le cose, anche se qui sembra un inizio) si ride e molto, più di tante commedie contemporanee, pur senza privare lo spettatore di riferimento degli scontri tra supereroi e di tutto l'immaginario legato ai successi Marvel. Un Thor umanizzato, quasi imbranato, compagno di (dis)avventure di un logorroico Hulk. I duetti tra Chris Hemsworth e Mark Ruffalo funzionano eccome, a suon di freddure («Zio del Tuono») facendo venire alla mente tante coppie cinematografiche alla stregua di 48 ore o Un biglietto in due. (...) Insomma, se non siete dei puristi Marvel, che, magari, storceranno il naso, di materiale per uscire contenti dalla sala ne avrete parecchio. In pratica, lo spettatore medio avrà di che divertirsi. Di questi tempi, merce rara." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 26 ottobre 20107)

"Terzo Thor, colpi di scena ed effettoni speciali. A prenderlo in una serata buona è festa per gli occhi. Visionato in un momento di cattiva digestione può risultare infernale guazzabuglio." ('Libero', 26 ottobre 2017)
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