Thirst

Bak-jwi

COREA DEL SUD - 2009
Sang-hyun, stimato prete che presta la sua opera in un ospedale di una piccola città, parte per l'Africa e si offre volontario per testare un vaccino in grado di curare la F.IO.V., una nuova malattia infettiva. L'esperimento però fallisce e Sang-hyun si ammala di F.IO.V., ma poco dopo guarisce miracolosamente e fa ritorno a casa. La notizia della sua prodigiosa guarigione spinge moltissime persone a recarsi da lui, nella convinzione che egli abbia il dono di guarire gli ammalati. Tra questi c'è anche Kang- woo, vecchio amico d'infanzia, insieme alla moglie Tae-ju, che suscita in Sang-hyun un'immediata attrazione. Un giorno Sang-hyun si aggrava improvvisamente e muore, ma ritorna in vita il giorno seguente come vampiro. La trasformazione ha reso Sang-hyun più sfrontato e Tae-ju è inevitabilmente attratta da lui. Quando Sang-hyun propone a Tae-ju di fuggire con lui, la vita di Kang-woo è messa in serio pericolo...

CAST

NOTE

- PREMIO DELLA GIURIA AL 62. FESTIVAL DI CANNES (2009) EX-AEQUO CON "FISH TANK" DI ANDREA ARNOLD.

CRITICA

"Il regista Park Chan-wook, un cocco dei festival lanciato dal truculento 'Old Boy', si diverte con i vampiri e riversa sul pubblico il campionario raccapricciante che i fan del suo cinema estremo si aspettano: ettolitri di sangue, violenza e particolari repellenti (pustole, rumori corporali) partendo dalla storia di un prete che va in Africa per collaudare un vaccino contro una malattia mortale, viene contagiato ma torna in vita grazie a una trasfusione. Per entrare alla proiezione, il popolo della Croisette ha fatto a spintoni." (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 15 maggio 2009)

"Le immagini di Park hanno forza, immaginazione, non dimenticano l'ironia di situazione, entrano nel delirio della razionalità sconvolta dal dionisiaco, ma con esasperazioni non sempre pertinenti, digressioni di incontinenza narrativa e inevitabili riesumazioni del 'già detto'. Meno, invece, è il 'già visto'." (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 15 maggio 2009)

"Un giudizio come sospeso per questo lavoro che unisce ridicolo a poesia, genialità a melodramma. Un film che parte come una sorta di tragedia shakespeariana, mostra poi tanto sano sesso praticato dal prete divenuto vampiro e, alla fine, rivela la sua natura di horror ammantato di sensi di colpa." (Alessandra Magliaro, 'La Gazzetta del Mezzogiorno', 15 maggio 2009)

"Niente di nuovo e niente che non sia stato già abbondantemente visto al cinema. Dunque non vale proprio la pena di spendere altre parole su Park Chan-Wook se non per ricordargli che le forbici, invece di metterle in mano ai suoi vampiri, farebbe meglio a usarle in sala di montaggio, perché nella sua pellicola c'è molto da tagliare." (Andrea Frambrosi, 'L'Eco di Bergamo', 15 maggio 2009)

"Park Chan Wook è un regista di culto tra i cinefili festivalieri, giovani e meno giovani, la questione generazionale non c'entra. Il punto è o lo si ama o lo si ama, se non ti piace sei fuori. Ecco che quindi l'attesa per il nuovo film del regista coreano era alta, 'Mr. (o Lady?) Vengeance' è nome di punta nel cinema, esploso con 'Old Boy', film di crudo splatter, fino a 'I'm a cyborg but that's ok'. 'Thirst', 'Ceci est mon sang', Sete. Questo è il mio sangue, come dichiara la frase di rito, si confronta con la dimensione religiosa, un prete ne è protagonista, giovane medico missionario con molti dubbi sull'efficacia della preghiera, alla suora in confessione piuttosto dell'Ave Maria per risolvere la sua depressione - la poveretta assiste malati terminali - consiglia lo psicanalista. Forse è per risolvere il suo senso di colpa, in cui il film affoga (è il caso di dirlo), si offre volontario per la ricerca del vaccino al virus Emmaus. (...) Cosa accade poi è tutto nel gioco dei generi che diverte il regista coreano: melò, amor fou, vampiri, fantasmi, noir, una girandola impazzita che ruota intorno alla Colpa religiosa fino alla nausea. Difatti la voglia di alzarsi e uscire talvolta è irrefrenabile." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 16 maggio 2009)

"Con Park è così, prendere o lasciare, come nella trilogia della vendetta (premiata a Cannes nel 2004): il cinema è un caleidoscopio di sequenze che abbattono la dimensione ordinaria del tempo e dello spazio. Una visione che fa del primo piano, dell'impatto fisico di corpi, pelle, sangue, ossa e genitali l'elemento centrale del racconto. In 'Thirst' l'innesto della fede cattolica rinnegata da padre Hyun non è casuale. Il cinema di Park abbatte figurativamente le certezze di qualsivoglia fantasioso cineasta occidentale e mette dialetticamente in discussione la tradizione culturale legata al cattolicesimo coreano. La ribellione agli standard e alle convenzioni passa anche dalla poetica di Park Chan-Wook." (Davide Turrini, 'Liberazione', 16 maggio 2009)

"Cineasta di culto, il coreano Park Chan-wook racconta le avventure di un Dracula globalizzato tra Bach, grand guignol e umorismo." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica' 18 maggio 2009)
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