The Zero Theorem - Tutto è vanità

The Zero Theorem

ROMANIA, FRANCIA, GRAN BRETAGNA - 2013
4/5
The Zero Theorem - Tutto è vanità
In un mondo dominato dalle corporazioni, alcuni "uomini videocamera" vengono utilizzati come occhi di una figura misteriosa, conosciuta solo con il nome di "Management". Nel frattempo, all'interno di una cappella danneggiata da un incendio, il genio dei computer Qohen Leth vive come un recluso per trovare la soluzione al misterioso "Teorema Zero"; ma il suo isolamento e il suo lavoro vengono interrotti saltuariamente dalle visite a sorpresa di Bainsley, una donna affascinante che lo tenta con il sesso virtuale, e di Bob, genio ribelle e figlio di Management, che lo incita a risolvere il teorema. Quando Bob inventa una tuta per la realtà virtuale in grado di trasportare Qohen in un viaggio interiore, quest'ultimo vivrà una incredibile esperienza che lo metterà in contatto con le dimensioni e le verità nascoste della sua stessa anima, in cui si trovano le risposte che sia lui che Management stanno cercando...
  • Durata: 107'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: ASIA & EUROPE, ZANUCK INDEPENDENT IN ASSOCIAZIONE CON PICTURE PERFECT CORPORATION, FILM CAPITAL, EUROPE FUNDS, ZEPHYR FILMS LIMITED
  • Distribuzione: MINERVA PICTURES (2016)
  • Data uscita 7 Luglio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
"Zero è uguale al 93,789 per cento. Zero deve essere uguale al cento per cento". In una Londra di un futuro non precisato, Qohen Leth (Christoph Waltz) vive dentro una chiesa abbandonata. Disturbato ed eccentrico genio del computer, ha difficoltà a relazionarsi con il prossimo. La sua esistenza è condizionata dall'angoscia, nell'attesa di una telefonata che, ne è sicuro, gli darà finalmente le risposte che aspetta da tempo. Intanto, però, deve venire a capo del nuovo progetto affidatogli da Management (Matt Damon), The Zero Theorem, destinato a fornire la soluzione del mistero sul senso della vita: oltre ad un progressivo esaurimento nervoso, Qohen dovrà "sopportare" anche le incursioni della bella e disinibita (?) Bainsley (Melanie Thierry) e del giovane figlio-prodigio di Management, Bob (Lucas Hedges).
Sovraccarico, imperfetto e libero, il film di Terry Gilliam - in concorso a Venezia otto anni dopo I fratelli Grimm e l'incantevole strega - rimanda gli occhi e il pensiero a Brazil, ma la riflessione è spostata di trent'anni in avanti. Ai nostri giorni, che nel futuro rappresentato dal film trovano un'iperbole riproduttiva spaventosa: la connessione è amplificata, i rapporti umani distrutti. Non a caso, Qohen parla in prima persona plurale e allontana da sé qualsiasi tipo di contatto con il prossimo: il passo successivo è un buco nero. Lo stesso che Qohen sogna in maniera ricorrente, lo stesso che - ma è solo un'ipotesi - ci potrebbe ingoiare tutti una volta risolto il Zero Theorem. La perfezione è la fine, la virtualità - unico modo in cui Qohen riesce ad avvicinarsi a Bainsley - semplicemente un surrogato. Dove alla fine, ancora una volta soli, potremo palleggiare con il sole.
Disperato, bellissimo.
In concorso a Venezia nel 2013, trova finalmente una distribuzione in sala.

NOTE

- TRA I COPRODUTTORI FIGURA ANCHE CHRISTOPH WALTZ.

- MENZIONE SPECIALE DEL FUTURE FILM FESTIVAL DIGITAL AWARD ALLA 70. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2013).

CRITICA

"Se in anni recenti l'espressione 'fantascienza distopica' è stata ripetuta a tormentone, non si potrà certo tacciare Terry Gilliam di adeguarsi alla moda. E stato lui infatti, nel 1985, a realizzare il capolavoro delle distopie cinematografiche, il cult dei cult 'Brazil', recidivando poi, una decina d'anni dopo, con 'L'esercito delle 12 scimmie'. (...) 'The Zero Theorem' (...) completa il trittico mettendo le pulsioni visionarie del cineasta al servizio di una storia totalmente nichilista, costruita intorno al vuoto e inghiottita da un buco nero. (...) II tema del dominio delle macchine, connesso con quello del controllo assoluto sugli individui, è tutto fuorché nuovo. Né il film spende su di esso parole inedite: si concentra invece sugli interrogativi metafisici, che però restano piuttosto velleitari. L'interesse di 'The Zero Theorem' risiede piuttosto nell'universo futuristico degradato e circense, in perfetto stile Gilliam (...). Non ci vuol molto a capire che questa rappresentazione è un commento implicito del regista sulla vacuità del nostro presente, appena travestito da futuro. (...) Lontano anni luce dalle sue origini accanto ai Monty Python, il regista ci mostra un mondo (il nostro ), senza passioni e senza gioia, dominato dalle fobie e dalla solitudine e da cui non s'intravede via d'uscita. 'The Zero Theorem' possiede un suo fascino: però è quasi un feel-bad-movie, un 'film per far stare male'." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 7 luglio 2016)

"Chi sarà mai il regista che inizia il suo film con l'immagine dell'universo, del caos primordiale? Ma è lui, l'unico, Terry Gilliam, che (...) con il suo 'The Zero Theorem' (...) vorrebbe dimostrare che tutto è uguale a zero, una possibile risposta alla domanda sul «senso della vita» che divertiva coi tanto i Monty Python delle origini. (...) Ricordiamo 'The Crimson Permanent Asurance' il suo episodio del 'Senso della vita' quando era tra i Monty Python, la geniale scena degli impiegati anziani e malmessi dell'agenzia di assicurazioni che si distaccavano in volo dal loro ufficio diventato un vascello di pirati a sintetizzare inaspettatamente la nuova schiavitù del lavoro e la via d'uscita. Qui con un vasto dispiegamento di costruzioni sbalorditive si mostra una società del «futuro» che impone la separazione tra gli individui e favorisce i contatti solo virtuali. E ancora una volta ognuno dovrà dare le sue risposte, se non si perderà nella fantasmagorica costruzione dell'avvicendamento delle scene dove costruzioni e personaggi si fondono. (...) Il divertimento puro di questo film allontana istanze moralistiche, va al nocciolo delle cose, a dispetto dello sguardo che vaga da un'invenzione all'altra, troppo humour per cedere alle banalità, al volgare trucco virtuale." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 7 luglio 2016)

"Grazie al genio di Terry Gilliam, un grande attore come Christoph Waltz riesce, per una volta, a svincolarsi dal personaggio di malvagio psicopatico che rischia di diventare la sua condanna." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 7 luglio 2016)

"Vi deve piacere Terry Gilliam e molto, perché il suo cinema, spesso sopra le righe, non è facile da digerire. D'altronde, come don Chisciotte, l'autore lotta, da sempre, contro i mulini a vento della confusione esistenziale cercando di esplorare temi alti, in modo quasi ossessivo. Ma, in alcuni momenti, viene il mal di testa." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 7 luglio 2016)

"Il protagonista è un altro psicotico solitario della serie Terry Gilliam. Cupo, schizzato, agorofobo (...). Spiacerà a chi credeva ancora nel genio visionario di Gilliam, nonostante i flop a ripetizione. Ma i fan han da mettersi il cuore in pace. Terry è proprio bollito. E fa bollire anche i suoi attori (persino Waltz gira a vuoto)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 7 luglio 2016)

"Terry Gilliam ritorna al futuro. Con 'The Zero Theorem' il regista americano ex Monty Python realizza un seguito ideale del suo capolavoro di fantascienza distopica 'Brazil' (1985). (...) Come tutti i film di Gilliam anche 'The Zero Theorem' è saturo fino all'inverosimile di stimoli grafici, provocazioni intellettuali (l'idea che per la corporation il lavoro debba essere affrontato come 'ludus'), ridondanze (c'è un abuso della cover della hit dei Radiohead 'Creep') fino ad arrivare a un finale che potreste trovare contemporaneamente stimolante o estenuante nelle sue infinite e cervellotiche chiavi di lettura. Rimane sicuramente la grande mano di un genuino visionario del 900 bravo in questo caso a maneggiare uno zero budget infinitamente più povero rispetto a Brazil, punta di diamante della sua filmografia. Bravissimo Waltz nell'essere respingente come eroe di una pellicola più da contestare che da amare (marchio di fabbrica di Gilliam)." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 13 luglio 2016)

"Visionario, disturbante, filosofico, 'The Zero Theorem' è paradigmaticamente un'opera a tema che apre più alle domande che non alle risposte, caratteristica sicuramente positiva. Per appassionati alla sci-fi impegnata." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 14 luglio 2016)
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