The Wrestler

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The Wrestler
L'ex campione di wrestling Randy Robinson, detto "l'Ariete", vent'anni dopo la sua gloriosa carriera sul ring, sbarca il lunario esibendosi nelle palestre e nei centri ricreativi sociali del New Jersey e degli stati confinanti. Quando però nel bel mezzo di un incontro viene colto da un attacco di cuore, il medico lo esorta a smettere. Costretto al ritiro forzato, Randy inizia a riflettere sulla propria vita e sugli errori commessi. Ma la passione per il wrestling lo porta nuovamente a combattere, rischiando la vita, contro un vecchio avversario.
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE
  • Produzione: DARREN ARONOFSKY SCOTT FRANKLIN ERIC WATSON E MARK HEYMAN PER PROTOZOA PICTURES, SATURN FILMS
  • Distribuzione: LUCKY RED (2009) - DVD E BLU-RAY: LUCKY RED HOME VIDEO (2009)
  • Data uscita 6 Marzo 2009

TRAILER

RECENSIONE

"One, two, Ram": in una sala di un centro congressi in periferia, la leggenda del wrestling anni '80 Randy "Ram" Robinson firma autografi e si fa scattare fotografie per otto dollari l'una. Intorno a lui, altri ex lottatori, invecchiati e appesantiti, chi sulla sedia a rotelle, chi costretto ad andare in giro con il catetere, aspettano l'arrivo di qualche fan per fare due soldi con gloriose VHS o altri gadget.
Si parta da qui, da questo momento di The Wrestler, film che riporta Darren Aronofsky in Concorso a Venezia a due anni dalla delusione The Fountain, per concentrarsi sulla cifra narrativa e stilistica, soprattutto emozionale, adottata dal regista per l'intero corso dell'opera: nella quotidianità di questo lottatore sul viale del tramonto, i gesti, gli acciacchi e l'enorme difficoltà di vivere al di fuori del ring - sul quale ritorna ogni fine settimana per esibizioni pagate miseramente - si portano al centro di uno sguardo doloroso, nostalgico e commovente su una realtà quasi mai raccontata al cinema (tutto quello che ruota intorno al mondo del wrestling), ma non per questo scevra di enormi riferimenti. Da Rocky Balboa a Randy Robinson - impossibile solo lontanamente immaginare qualcun altro ad impersonarlo che non fosse Mickey Rourke, a questo punto in pole position per la Coppa Volpi - il passo è però meno breve di quanto possa sembrare: "Ram" l'ariete è solo, in un "mondo che se ne frega di lui", con una figlia adolescente (Evan Rachel Wood) che prova inutilmente a riconquistare dopo anni passati chissà dove e l'illusione di un nuovo amore (Pam/Cassidy, spogliarellista non più giovanissima interpretata da una sempre brava Marisa Tomei) che non ci sarà mai.
Aronofsky è bravo a non cedere di fronte ad inutili svolte mielose o prevedibili sentimentalismi, allontanandosi da qualsiasi presunzione metafisica che sembrava averlo un po' condizionato nel precedente film, e non smette di seguire il suo Randy - inquadrandolo spesso di nuca, con macchina a spalla e pianisequenza - illudendoci, illudendolo, di poter sognare altri ingressi trionfali: l'eco dei tifosi rimbomberà poco prima di inziare il nuovo lavoro al banco alimentari, ma non appena oltrepassata la tendina del "dietro le quinte" sarà il silenzio a calare nuovamente sulla sua vita. Lo stesso che l'aveva accolto dopo l'infarto - costringendolo a smettere con le esibizioni e tentare di ricominciare una vita "normale": ma è un fallimento che Randy non può sopportare, preferendo una volta di più il martirio della carne (e la battuta iniziale della Tomei su La passione di Cristo assume successivamente diverse forme di senso...) e il grido del pubblico, accettando l'epico confronto con "The Beast of Middle-East" a vent'anni dall'ultimo combattimento.
Il guerriero spiccherà il suo ultimo volo.
Valerio Sammarco

NOTE

- LEONE D'ORO ALLA 65. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2008).

- GOLDEN GLOBE 2009 PER MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA DI FILM DRAMMATICO (MICKEY ROURKE) E CANZONE ORIGINALE. MARISA TOMEI ERA STATA CANDIDATA COME MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2009 PER: MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (MICKEY ROURKE) E ATTRICE NON PROTAGONISTA (MARISA TOMEI).

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2009 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2009 COME MIGLIOR FILM EXTRAEUROPEO.

CRITICA

"Il regista Darren Aronofsky col suo 'The Wrestler' inietta finalmente adrenalina pura nel pubblico della Mostra che va in visibilio e porta in trionfo un attore che le prende e le dà, da sempre, nella vita e nel cinema come il suo Randy Robinson. Mickey Rourke si mostra gigante, uno Zampanò coraggioso, umiliato e offeso mascherato da re del wrestling che prende a calci e pugni se stesso e il destino. Rourke tra perdizione e resurrezione ha il coraggio di mettere in gioco tutto; pochi ex divi hollywoodiani l'hanno fatto, perché Randy è Mickey, quando al culmine della carriera agli inizi '90 tra 'Rusty il selvaggio', 'Nove settimane e ½' e 'Angel Hearth' inizia a perdersi e a perdere tutto. Soldi, notorietà e faccia. Quella che deciderà di giocarsi sul ring, pugile professionista a 39 anni conosciuto come El Marielito. Per tre anni, solo combattimenti. Oggi Rourke con questa prova d'attore straordinaria ha tutte le carte in regola per regalare altre sculture cinematografiche e, ci auguriamo, per aggiudicarsi un riconoscimento a Venezia". (Leonardo Jattarelli, 'Il Messaggero', 6 settembre 2008)

"Tutto procede come da copione, con punte di una convenzionalità esasperata - eppure gradevole - quando il bestione, con i lunghi capelli ossigenati racchiusi in una cuffietta e le manone tuffate tra insalate e formaggi, si mette a fare per sopravvivere il commesso al bancone della rosticceria. Nessuno crede che resisterà al richiamo della folla adorante e, infatti, 'The Wrestler' non si fa mancare nulla e punta dritto alla scelta funesta di Randy d'inscenare la pamtomima della rivincita con il collega panzone travestito da arabo e soprannominato l'Ayatollah. Musica tonitruante, inquadrature ad altezza di botta in testa, dialoghi strappalacrime, un po' di sesso alla cocaina, odori di spogliatoio tra olio e disinfettante: nel corso di una visione prevedibile, s'affermano il piacere proibito di una risata e il doveroso slancio d'ammirazione per il vecchio, simpaticissimo Mickey". (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 6 settembre 2008)

"A spegnere la luce del concorso, se non ancora della Mostra, è arrivato Darren Aronofsky con 'The Wrestler'. Con più logica la luce avrebbe dovuto accenderla, perché il film fa dimenticare le velleità di 'The Fountain', col quale Aronofsky era giunto al Lido due anni fa. Merito suo e di Mickey Rourke aver dato alla Mostra uno spasmo terminale che la rende meno brutta. Come Lottatore di mezz'età Rourke offre una delle migliori prove di una carriera altalenante. Circa vent'anni fa s'era dato al pugilato, salendo otto volte sul ring e scendendone imbattuto come atleta, ma sfigurato e soprattutto dimenticato come divo. Il suo film 'Homeboy' ne era stato una prefigurazione. Diceva Drieu: 'I falliti, che uomini meravigliosi!'. Più meravigliosi gli ex falliti, che possono vantarsi: 'Solo chi cade può risorgere'. È con quest'aura che Rourke ('L'anno del dragone', '9 settimane e ½', 'Angel Heart...') è stato accolto". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 6 settembre 2008)

"E' la classica storia dell'ex campione che tira avanti in match di contorno meditando il grande ritorno; nel frattempo si lecca le ferite, tenta di riconciliarsi con la figlia, intrattiene un'altalenante relazione con una spogliarellista (Marisa Tomei, bravissima) anch'essa piena, nel cuore, di cicatrici. Un film 'già visto' (Aronofsky cita con deferenza 'Fat City' di Huston, ma i precedenti sarebbero millanta) basato sull'identificazione personaggio/attore". (Alberto Crespi, 'L'Unità', 6 settembre 2008)

"Aronofsky passa dal dramma cabalistico 'P greco', che lo lanciò nel 1998 al Sundance, allo psichedelico new age di 'The Fountain' e adesso ci lascia come ricordo del Lido 2008 quest'amaro tributo d'amore ai 'loosers'". (Mariuccia Ciotta, 'Il manifesto', 6 settembre 2008)

"Una certa nostalgia per i tempi trionfanti del 'wrestler' la si avverte nel buon film di Darren Aronosfky interpretato da Marisa Tomei e dal redivivo Mickey Rourke". (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 6 settembre 2008)

"Con una grande e lunga chioma fintobionda, con le alterazioni della faccia procuratosi nei tre anni un cui ha fatto il pugile professionista, con il soprannome di Marielito, Rourke nella parte del relitto umano è bravo e commovente. L'ultimo film della 65° Mostra, nulla di speciale, è interessante nella sua minuziosa descrizione dell'ambiente del wrestling: i trucchi, gli accordi tra lottatori avversari, l'uso della pistola sparachiodi, il modo per cominciare falsamente a sanguinare ed eccitare il pubblico, i costumi che danno splendore e mettono paura". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 6 settembre 2008)

"Aronofsky prende un tema classico del cinema americano (la triste deriva degli sconfitti, qui un lottatore di wrestling sulla cinquantina) per declinarlo con abilità e un giusto mix di emozioni. E nei panni del protagonista condannato a tornare sul ring dalla propria incapacità di adattarsi alla vita quotidiana, Mickey Rourke offre una prova da grande attore, convincente e commovente". (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 6 settembre 2008)

"Partenza originale nel mondo rozzo, leale e affettuoso dei lottatori di wrestling. Ma si scivola nella convenzione quando il vecchio campione, buffonesco e acciaccato come Buffalo Bill al tramonto, dopo un infarto tenta la redenzione sentimentale di una vita di bagordi. Bel finale. La prova di Rourke dice: premiatemi". (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 6 settembre 2008)

"Un eroe alla Soriano, un'icona di sport e sentimento che si fa metafora di una società, egoista e crudele con chi è troppo sensibile o è debole. E' la cronaca di una vita straordinariamente precaria, di una star decaduta e decadente, fuori e dentro il film, di un mondo che non ha più eroi. Ed è, infine, un bellissimo e disincantato sguardo sugli ani 80 e dintorni, sottolineato da una delle più belle colonne sonore degli ultimi anni, con tanto di singolo inedito (e scritto per il film) di Bruce Springsteen". (Boris Sollazzo, 'Il Sole 24 ore', 6 settembre 2008)
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