The Words

USA - 2012
2/5
The Words
New York. Rory Jansen aspira a diventare scrittore, ma dopo l'ennesimo rifiuto di un suo manoscritto inizia a rendersi conto che difficilmente arriverà al successo e che le sue aspettative professionali ed economiche sono destinate a crollare miseramente. A nulla vale il sostegno di sua moglie Dora e ancor più insostenibile diventa la presenza degli amici che sono riusciti a realizzarsi, a testimonianza del suo fallimento. Poi, un giorno, Rory scopre presso un robivecchi di Parigi un misterioso manoscritto ingiallito: un'appassionante storia d'amore, ambientata dopo la Seconda Guerra Mondiale. L'uomo capisce che potrebbe finalmente ottenere una chance editoriale e per questo decide di far passare come suo il romanzo. La celebrità e i soldi non tarderanno ad arrivare, ma Rory si troverà a pagare a caro prezzo il suo 'furto'...
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: PANAFLEX, 35 MM
  • Produzione: ANIMUS FILMS, SERENA FILMS
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES
  • Data uscita 21 Settembre 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Parole, parole, parole… Non crediamo i due registi abbiano ascoltato Mina, anzi, ne siamo certi: altrimenti queste parole non sarebbero così al vento, tanto involute quanto pretenziose. Esordienti dietro la macchina da presa, gli sceneggiatori Brian Klugman e Lee Sternthal portano sullo schermo un progetto accarezzato e limato per 10 anni: speriamo nel frattempo abbiano fatto qualcos'altro... Comunque, dipaniamo la trama, perché tra scatole cinesi e struttura a incastro la testa può girare. E non solo quella.
Romanziere di successo, Clay Hammond (Dennis Quaid, strappato al museo delle cere) è sedotto da una bella e occhiuta dottoranda (Olivia Wilde): tra una moina e l'altra, uno sfoggio di cultura e l'altro, si vede “costretto” a svelare l'autentico significato del suo ultimo bestseller, The Words. Che racconta il divin mattone? La storia del folgorante esordio letterario di Rory Jansen (Bradley Cooper, con due espressioni: occhi rossi o meno), della sua mogliettina devota (Zoe Saldana, le manca tanto Avatar…) e del vero autore di quel romanzo. Già, non è farina del sacco del tormentato Rory, ma de Il Vecchio (Jeremy Irons, truccato da ridere), che soffrì per amore e tragica figliolanza nella Parigi del secondo Dopoguerra e riportò in bella copia.
Intrecciando mood cervellotico e superficiali mise en abyme,  Klugman e Sternthal (Tron: Legacy: buon sangue non mente…) confezionano l'elogio delle scatole di fuffa, dando la sensazione che la montagnola che avevano in testa abbia partorito il criceto sulla ruota. La riflessione cade sull'imperituro legame tra arte e vita, verità e finzione, ma cade male: per dirla con Shakespeare - Olivia Wilde gradirà… - tanto rumore per nulla. Consigliabile a chi ama il trash involontario e agli orfani di Charlie Kaufman. The Words è una sceneggiatura di Charlie Kaufman, senza Charlie Kaufman. E senza sceneggiatura.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE BRADLEY COOPER.

CRITICA

"L'opera prima scritta, diretta da Klugman e Sterthal, è una macchinosa macchina della verità letteraria e pone domande di lusso: dove sta il genio? (...) I fili s'ingarbugliano e l'intellettualismo dà una paccata di noia di scatole cinesi anche se il cast è da rimpiangere, da Irons alla Wilde, al nuovo divo delle notti da leoni, Bradley Cooper." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 21 settembre 2012)

"Delude invece 'The Words' di Brian Klugman e Lee Sternthal. (...) Interessante solo nella prima parte, il film incastra diversi piani e tempi narrativi, ma il racconto smarrisce in fretta il suo mistero per diventare assai più banale e prevedibile." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 21 settembre 2012)

"Cinque attori si rubano la scena in questo bizzarro film d'autore americano sul furto artistico. (...) Costruito come un racconto a scatole cinesi (la storia del plagio del manoscritto perduto è il romanzo di un altro scrittore con la faccia poco letteraria di Dennis Quaid), 'The Words' degli esordienti Klugman e Sternthal ha grande cast, un'idea già sentita (dall'Allen di 'Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni' a quel 'Limitless' che lanciò Cooper come star, passando per il famoso manoscritto perso da Hemingway) e un finale fm troppo educativo. Attori magnifici. Specialmente un Jeremy Irons barbuto e pungente." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 21 settembre 2012)

"Un giallo insolito, costruito come una matrioska, con tre storie impilate l'una dentro l'altra. Si poteva fare di meglio, certo, ma comunque la tensione c'è. Il celebre romanziere newyorchese Dennis Quaid racconta la storia dell'aspirante scrittore Bradley Cooper che ebbe la faccia tosta di appropriarsi di un manoscritto altrui. Puntuale, dopo il trionfo, arriverà il castigo, con il volto, malamente invecchiato dal trucco, di Jeremy Irons. I più svelti mangeranno la foglia già a metà film: peggio per loro." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 21 settembre 2012)

"Spiacerà a coloro che molto s'attendevano dopo aver sentito meraviglie durante e dopo la lavorazione del film. E in effetti l'idea centrale (raccontare tre storie parallele, del conferenziere, del libro e del libro scritto da un altro) era intrigante. Ma ci voleva un narratore di classe. Klugman e Starnthal hanno più pretese che bravura. Più incrociano le storie, più le incasinano. E il tema ambiziosamente «faustiano» (l'anima venduta per il successo) è messo in pellicola con modi decisamente banali." (Giorgio Carbone, 'Libero', 21 settembre 2012)

"Struttura a scatole cinesi o, meglio, elogio delle scatole di fuffa: debuttanti alla regia, gli sceneggiatori Klugman e Sternthal ('Tron: Legacy') riflettono sull'eterna liaison tra arte e vita, verità e finzione, vissuto e creazione nel peggiore dei modi, degnamente assistiti da un cast sospeso tra l'inverosimile (Quaid rifatto e rurale) e il ridicolo (Irons senescente da barzelletta e Cooper con due espressioni: occhi arrossati o meno). Non si capisce se 'The Words' è involontariamente trash o volontariamente brutto, ma sono davvero parole al vento: una sceneggiatura di Charlie Kaufman, senza Charlie Kaufman. E senza sceneggiatura." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 20 settembre 2012)
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