The Witch

USA, GRAN BRETAGNA, CANADA - 2015
4/5
The Witch
New England, 1630. Dietro la minaccia di essere bandito dalla chiesa, un colono inglese lascia la sua piantagione per spostarsi con la moglie e i cinque figli in un appezzamento di terreno situato ai margini di una foresta minacciosa, entro cui si cela un male sconosciuto. Ben presto, però, strani e inquietanti avvenimenti hanno inizio: gli animali diventano aggressivi, il raccolto viene distrutto, uno dei bambini scompare e un altro sembra essere posseduto da uno spirito maligno. Il sospetto e la paranoia crescono all'interno della famiglia, che inizia ad accusare la figlia adolescente Thomasin di stregoneria. Mentre la ragazza cerca di negare in ogni modo il proprio coinvolgimento, la situazione precipita. Così, la fede, la fedeltà e l'amore di ogni membro della famiglia viene messo a dura prova...
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Produzione: PARTS AND LABOR, CODE RED PRODUCTIONS, MOTT STREET PICTURES, SPECIAL PROJECTS, ROOKS NEST ENTERTAINMENT, MAIDEN VOYAGE PICTURES, PULSE FILMS, SCYTHIA FILMS, RT FEATURES
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY (2016)
  • Vietato 14
  • Data uscita 18 Agosto 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Si stenta a credere che ancora oggi ci sia qualcuno capace di concepire la paura come qualcosa di diverso da uno spaventoso luna park. Lui è un debuttante, Robert Eggers. Per il suo film d’esordio è lecito scomodare paragoni importanti.
Aleggia lo spettro di Dreyer in The Witch. Non un horror, ma un film sull’orrore.

Teorico, dunque noioso? Nient’fatto. Filologico piuttosto. A partire dallo spazio scenico, caratterizzato dalla presenza di campi selvatici, recinti e granai: l’hórreum latino, parola che in origine designava luoghi freddi e bui. Inospitali. Come la terra inopinatamente scelta come casa da una famiglia di timorati di Dio: il padre William, la moglie, la primogenita Thomasinm e i tre fratellini, Caleb e i gemelli Mercy e Jonas. Nomi di memoria biblica, a proposito.

Siamo nel New England del 17° secolo, Eggers lo mette in scena come si dovrebbe, ruvido e invasato, una vasta terra poco promessa. Ricostruzione certosina a partire dai dettagli: abiti, costumi, lingua, tutto riesumato partendo da testi dell’epoca, dialoghi inclusi. Filologico anche il discorso sulle radici della paura. Non un bello spavento, come si usa oggi, ma un’angoscia che come un cappio ti soffoca dentro. Timore metafisico. E qui torniamo a Dreyer.

Non a caso The Witch, la strega, è come il Vampyr : classiche figurae damnationis. Ambedue travestite da lusinghe, la vita sensuale e quella eterna. Epitomi del desiderio. All’origine c’è un atto di disobbedienza. La famiglia è stata cacciata dalla Chiesa del villaggio per l’arroganza del patriarca William. Non sappiamo altro ma in effetti l’uomo è superbo, convinto di seguire Dio come nessuno. Ma fuori della Chiesa è solo perdizione. C’è la casa del diavolo dove la famiglia, ignara, trovo riparo. Una landa arida e maledetta, con l’erba che avvelena le capre. Di fronte un bosco, non quello delle fiabe, m la selva oscura di una divina tragedia.

Immersa in una luce fioca, malsana, di un sole che non sorge né tramonta, la famiglia perde (letteralmente) pezzi, si guarda, sospetta, si disgrega. Il dito indica un punto lontano che sembra Dio ma non lo è più, non lo è ancora, non lo è mai stato. Giobbe s’inganna. La strega si palesa. Il caprone si era intromesso prima. Grande film The Witch. Horror adulto, attraversato da autentica ansia spirituale. La riscoperta nel genere di una vocazione escatologica perduta.

La drammatica lotta per la salvezza è senza effetti speciali, avviene nell’intimo di una famiglia che, come la natura lì fuori, non dà più frutti. Ostile e mortifera. Una specie di purgatorio terreno dove le anime dei dannati si dimenano, tra il giorno e la notte. Invocano il Cielo, le mani tese, mentre vanno giù. Seppur volando nel lieve inferno che le sprofonda.

CRITICA

"Robert Eggers è un vero e proprio stregone. II regista appena trentaquattrenne ha riportato in vita il passato sia del cinema che del New England per uno degli horror più brillanti e spaventosi del presente cinematografico. Tre milioni e mezzo di dollari di budget (40 già incassati in tutto il mondo), ventisei giorni di riprese, il formato 'antico' 1.66:1 (Kubrick giro cosi 'Barry Lyndon' e non solo), fotografia con luce naturale a lume di candela negli interni (sempre come 'Barry Lyndon'), quattro lunghissimi anni per produrlo (...) perché era assai difficile spiegare ai produttori quanto potesse funzionare per il pubblico di oggi quello che per i puristi potrebbe essere un blasfemo amplesso tra documentario etnografico e horror satanico. (...) Chi ama capolavori agresti come 'L'albero degli zoccoli' (...) potrà apprezzare il lavoro sulla descrizione perfetta della vita contadina. Chi propende più per 'L'esorcista' (...) incontrerà un'idea di possessione agghiacciante nella sua efficacia oseremo dire politica (gran finale che dall'individuo singolo allarga il discorso allo scontro tra servitori di Dio e di Satana) visto che pare proprio che Belzebù abbia messo gli occhi su questa famigliola forse perché preoccupato dal loro rispetto delle Sacre Scritture. Ma il film parla anche di emigrazione (vengono dall'Inghilterra), conflitti familiari (si può mettere in discussione la figura del padre nel 1630?) e ruolo della donna. (...) rivelazione Anya Taylor-Joy (...) finale realmente scioccante. Riuscirà Eggers a replicare questa idea di cinema geniale quando avrà meno di quattro anni per realizzare un film? O preserverà questa buffa identità di antropologo-documentarista-narratore? Ci piacerebbe vedere anche in Italia un film cosi intelligente, colto ed eccitante. (...) II successo mondiale di 'The Witch' è la prova che questo intruglio stregonesco funziona. Eccome, se funziona." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 24 agosto 2016)

"Basato su antichi documenti, un film che fin dalla prima apparizione (al Sundance 2015) è diventato un cult. Sotto la crosta della 'diablerie' c'è molto d'altro. Satana è la famiglia patriarcale: covo di prepotenze e intolleranza, senso del peccato e tentazioni incestuose. Che è più facile negare, mettendole in conto alla stregoneria." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 21 agosto 2016)

"(...) solo un cinefilo colto come Columbus avrebbe osato mettere il suo peso economico dietro un film genuinamente disturbante e inquietante come 'The Witch'. Eggers mette le mani nel mondo dei padri fondatori. Nelle radici stesse di quelli che sarebbero poi diventati gli Stati (dis)Uniti d'America. Il suo è un racconto delle origini. Nella vicenda della famiglia alienata dal resto della comunità per divergenze teologiche (una nazione sotto Dio, ricordiamolo), Eggers non solo evoca, ovviamente, Hawthorne per quanto riguarda la messa in scena del precipitato puritano delle prime società americane, ma chiama in causa anche scrittori come Ambrose Bierce e Poe. (...) La forza del film di Eggers risiede (...) nel rifiuto fermo di qualsiasi tentazione del secondo grado. E nell'affidarsi a una messa in scena scevra da qualsiasi effetto speciale artificiale in grado di erodere l'alone di indecisione todoroviana che Eggers magistralmente imprime al film. Nell'equilibrare un racconto che fa del vuoto ai bordi della foresta un elemento di grandissima forza perturbante, opponendogli un pieno i cui contorni sono solo sommariamente immaginabili, Eggers è come se si collocasse all'albore del cosiddetto immaginario collettivo." (Giona A. Nazzaro, 'Il Manifesto', 18 agosto 2016)

"(...) che brava Anya Taylor-Joy (...) Un horror raffinato, d'autore che, con sapienza, sa dosare la tensione fino alla cruda esplosione finale. Vari gli spunti: dal contrasto tra religione e peccato, a quello sulla solidità delle famiglie." (A.S., 'Il Giornale', 18 agosto 2016)
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