The Wild Goose Lake

Nan Fang Che Zhan De Ju Hu

CINA - 2018
4,5/5
The Wild Goose Lake
Il capo di una banda di motociclisti e una prostituta disposta a tutto pur di tornare libera, si incontrano mentre lui fugge dalla guerra che oppone le gang della sua zona. Entrambi giunti al punto di non ritorno, affrontano insieme l'ultima sfida per la sopravvivenza.
  • Altri titoli:
    Le Lac Aux Oies Sauvages
  • Durata: 117'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: (1:1.85)
  • Produzione: YANG SHEN PER GREEN RAY FILMS, MEMENTO FILM PRODUCTION
  • Distribuzione: MOVIES INSPIRED

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Un uomo, una donna. La pioggia, incessante. Si incontrano sotto i piloni di una stazione, il rumore dei treni è frastuono.

Lui è Zhou Zenong (Hu Ge), pezzo grosso di una banda di rapinatori ora in fuga perché ricercato dopo aver sparato a un poliziotto. Lei, Liu Aiai (Gwei Lun-mei), una giovane prostituta mandata lì dai compari di lui per fargli compagnia e aiutarlo a non dare troppo nell'occhio. O, almeno, questo è ciò che lei gli racconta.

Cinque anni dopo l'Orso d'Oro vinto a Berlino con Fuochi d’artificio in pieno giorno, Diao Yinan stupisce nuovamente (in concorso a Cannes) con un noir malinconico e dall'intreccio avvincente.




Ancora una volta, cinema di genere e cinema d'autore si fondono, Diao lascia che la trama si disveli poco a poco, affidando prima a uno, poi all'altra, il racconto degli eventi precedente il loro incontro.

Contestualmente, il regista costruisce un doppio binario su cui far muovere le azioni dei malavitosi da una parte e dei poliziotti dall'altra, impegnati in una caccia all'uomo a tappeto.

Non c'è un'inquadratura gratuita, ogni situazione - anche le più disparate (spesso nel bel mezzo di un inseguimento perdiamo di vista i protagonisti perché ci troviamo dentro degli stanzoni dove sta succedendo tutt'altro, rimanendo lì a vivere un altro piccolo film nel film) - esplodono con la potenza di un qui e ora di rara suggestione, le figure si nascondono per un attimo dietro teli di plastica sporchi ma trasparenti, le ombre sui muri sostituiscono la sagoma in carne e ossa dei personaggi.

Momenti dai tempi dilatati e caos assoluto si alternano in maniera mai forzata né banale, sfiorando più volte le derive thriller di una narrazione che non perde mai di vista il centro della questione.




C'è tempo anche per un breve, fugace omaggio a La signora di Shanghai di Orson Welles, in questo andirivieni senza sosta in cui chiunque - anche la moglie del fuggitivo (Wan Qian) - agisce in un modo ma nasconde altro.

Un film liquido e mutaforma, con lampi improvvisi di violenza efferata ma dal pattern indiscutibilmente nostalgico, che non lascia via di scampo.

Ma che affida al colpo di coda nel finale la possibilità di una nuova speranza. Bellissimo.

NOTE

- IN CONCORSO AL 72. FESTIVAL DI CANNES (2019).
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