The Weather Man - L'uomo delle previsioni

The Weather Man

USA - 2005
The Weather Man - L'uomo delle previsioni
David Spritz, addetto alle previsioni meteorologiche su Channel 6, una stazione televisiva di Chicago, sta per affrontare la tanto desiderata svolta professionale. A turbare la felicità per la fortunata occasione di essere stato chiamato a New York a sostenere un'audizione per la celebre trasmissione mattutina "Hello America" è la sua vita privata che sta andando in malora. Oltre a dover affrontare la malattia del padre Robert, verso il quale ha sempre sofferto di un complesso di inferiorità, è costretto a definire il divorzio dalla moglie Noreen, che lui ama ancora, e a risolvere il difficile rapporto con i figli Shelley e Mike. La vita di David Spritz sta diventando tumultuosa e imprevedibile come i tornado che annuncia nel suo programma, ma sul suo viso il barometro sembra sempre segnare 'bel tempo'...
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:1.85) - DELUXE
  • Produzione: PARAMOUNT PICTURES, THE WEATHER MAN, ESCAPE ARTISTS
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2006)
  • Data uscita 3 Marzo 2006

RECENSIONE

di Diego Giuliani
Gore Verbinski demolisce il sogno americano con una parabola opprimente sulla fatuità del successo. Complice la straordinaria coppia Nicolas Cage e Michael Caine, il regista della Maledizione della Prima Luna cambia tutto e scommette su una dolorosissima odissea personale. Protagonista è il "Weather Man" del titolo: un mesto conduttore delle previsioni del tempo, ingrigito dalla modestia del lavoro e dalla perdita degli affetti. La moglie se n'è andata da un pezzo e con lei anche i figli. Il padre premio Pulitzer è un modello schiacciante e irraggiungibile. Il pubblico gli manifesta il suo gradimento, lanciandogli periodicamente addosso frullati e scarti di fast-food. Tutto va al contrario di come dovrebbe. Umiliato dal fatto di essere "soltanto" l'uomo delle previsioni, lui si astrae, frustra, ripiega in se stesso. Del suo senso d'inadeguatezza parla la crescente goffaggine di Nicolas Cage: in questo bravissimo, l'attore calza a pennello il ruolo dell'outsider e riesce sempre a fare la cosa sbagliata. Antieroe della porta accanto, trasmette un disagio palpabile, esaltato anche dalla fotografia di Phedon Papamichael: una patina livida ammanta ogni cosa, esasperando fin quasi al fastidio il senso di solitudine e disadattamento del protagonista. Non privo di imperfezioni, sul piano sia tecnico che narrativo, The Weather Man rimane comunque una scommessa coraggiosa e vinta, che dà il meglio di sé nel rapporto padre-figlio. Bravissimi entrambi, Cage e Caine tengono da soli in piedi il film, incarnando gli opposti poli entro cui si consuma l'espiazione del protagonista. Il primo, incapace di trovare una via d'uscita, cede in principio al fascino delle promesse televisive. Mentre insegue il successo come panacea di ogni male, una vera malattia colpisce però il padre, lasciandogli pochi mesi di vita. Aria grave, poche parole e molti sguardi eloquenti, Caine è con il suo dramma lo specchio e il contraltare alla fatuità del riscatto, ricercato dal figlio nella popolarità. Il destino del padre lo mette all'angolo, riporta alla realtà e richiama al confronto con i veri valori per cui combattere. Una battaglia dura e sofferta, che senza cedere a moralismo e melensaggine di tanto cinema hollywoodiano, traghetta il protagonista verso una nuova consapevolezza. Priva di eccessi e trionfalismi, ma per questo rivoluzionaria. Perché tanto ricorda la normalità.

CRITICA

"Regista di blockbuster rinomati ('The Ring', 'La maledizione della prima luna'), Gore Verbinski ha diretto un film tutt'altro che banale, non troppo accattivante, tinto di un'amarezza esente da autocommiserazione, capace di mantenersi in equilibrio tra dramma, comico e grottesco. Nicolas Cage, che interpella direttamente lo spettatore raccontandogli (come in 'Lord of War') senza pudori il suo personaggio, ci sta facendo ricredere; le sue ultime scelte rivelano una sensibilità e una dose di coraggio che, un tempo, non avremmo sospettato. Impeccabilmente bravo Michael Caine, padre malato terminale ma più solido e sereno del suo rampollo. Tanto bravo da farsi accettare - lui, britannico dalla testa ai piedi - nella parte di un vecchio americano premiato col Pulitzer." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 3 marzo 2006)

"Raccontato, 'The Weather Man' può sembrare complicato, mentre il proteiforme Verbinski ('Un topolino sotto sfratto', 'The Ring', 'La maledizione della prima luna') imprime la svelta concretezza del buon cinema americano alle semicomiche disavventure di questo common man baciato da un quarto d'ora di popolarità al giorno. (...) Il copione dello sconosciuto Steven Conrad sembra uno di quegli script che Hollywood di solito cestina o devia verso i prodotti a basso costo. Ma come sentenzia severo papà Caine: 'La parola 'facile' non esiste nel vocabolario di un adulto'. E se fosse questo il problema di Spritz (del mondo opulento)? Non sarà troppo facile quella vita da star derisoria della tv? Troppo semplice, volgare, consumabile, proprio come i cibi da fast food che gli tirano addosso? Sul finire la crisi di Spritz sembra in qualche modo risolversi, questo piccolissimo eroe americano strapagato e frustrato accetta il suo ruolo se non il suo destino, forse troverà anche la forza di cambiare. Ma i dubbi, giustamente, rimangono." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 marzo 2006)

"Si ride, specie all'inizio, per l'accumulo di disgrazie (compreso il lancio dei fast food) e l'aria tonta e troppo catatonica in cui Nicolas Cage riassume e annulla un uomo che il regista Verbinski, specialista in maledizioni della prima luna (o del primo video, 'The Ring') vorrebbe sfaccettato. Funziona il grottesco, specie con l'humour di lusso di Michael Caine, che si concede un funerale da vivo. Ma l'elenco delle disgrazie, e relativi complessi di colpa, è il solito e il successo non aiuta. Una commedia ad alti e bassi, dal clima variabile, spesso on the rocks di Chicago: forse manca proprio di calore e di verità." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 10 marzo 2006)

"Va dato merito a Nicolas Cage, sottovalutato pervicacemente da certa critica, di essersi impegnato a disegnare l'impotenza del protagonista. Una pellicola per palati fini, una full immersion nella malinconia, che talvolta può trasformarsi in elemento terapeutico. Caine è perfetto nel ruolo del padre, con quell'aplomb che maschera il suo cuore in inverno." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 10 marzo 2006)
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