The Uninvited

USA - 2009
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The Uninvited
L'adolescente Anna torna a casa dopo essere stata ricoverata in una clinica psichiatrica. La ragazza, infatti, aveva tentato il suicidio dopo la morte della madre. Tuttavia, il ritorno in famiglia non si rivela così piacevole per lei: suo padre Steven ha una relazione con l'ex infermiera di sua madre, Rachel, e sua sorella Alex si dimostra distante e poco affettuosa. Ben presto, il fantasma della madre si manifesta ad Anna suscitando in lei un sentimento di odio nei confronti di Rachel, che la ragazza non tarda a confidare ad Alex. Le due sorelle iniziano così una letale battaglia per allontanare la futura matrigna.
  • Durata: 87'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Produzione: MACDONALD/PARKES PRODUCTIONS, DREAMWORKS, THE MONTECITO PICTURE COMPANY, VERTIGO ENTERTAINMENT, DWBC PRODUCTIONS, COLD SPRING PICTURES
  • Distribuzione: UNIVERSAL
  • Data uscita 29 Maggio 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Paolo Zelati

Se, ormai, da qualche anno a questa parte, la famosa “new wave” dell’horror asiatico si è completamente esaurita (tranne qualche rara gemma come Exte-Hair Extension), la stessa cosa non si può dire, purtroppo, per i remake americani dei più famosi film asiatici dell’orrore. Dopo i dimenticabili(ssimi) Shutter, The Eye e One Missed Call, questa volta è il turno del coreano Tale of Two Sisters, diretto nel 2003 da Ji-woon Kim. La storia, adattata per il pubblico occidentale da Craig Rosenberg e Doug Miro e diretta da Charles e Thomas Guard, racconta della giovane Anna Rydell (Emily Browning) che, dopo una degenza in ospedale psichiatrico, torna a casa dal padre Steven (David Strathairn), dalla sorella Alex (Arielle Kebbel) e dalla matrigna Rachel (Elizabeth Banks), ma l’atmosfera diventa subito molto “pesante” anche perché Anna è convinta che uno spirito maligno infesti la casa e uccida le persone a lei vicine. Banale, noioso e “addomesticato”, The Uninvited razionalizza tutto ciò che era ambiguo (e quindi affascinante) in Tale of Two Sisters e punta su un colpo di scena finale “alla Sesto Senso” così scontato e già visto che anche gli spettatori non votati all’horror riescono ad intuire dopo 20 minuti di film. Vade retro.

NOTE

- REMAKE DEL FILM COREANO "TWO SISTERS" (2004) DI KIM JEE-WOON.

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE IVAN REITMAN.

CRITICA

"'The Uninvited' appartiene al filone della fantasy dove - alla fine - la spiegazione degli eventi è razionale. Come dire, in soldoni, che il film ti mostra alcune scene-chiave in doppia versione: prima con, poi senza certi personaggi dentro l'immagine. Un po' alla maniera del 'Sesto senso'; salvo che qui tutto è più prevedibile e meno emozionante. Una mediocre fusion tra film di paura e teen-movie, con giovanissime star delle commedie per minorenni." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 29 maggio 2009)

"Non c'è il cast lussuoso con cui si cerca spesso di nobilitare l'horror, ma le due attrici sono dotate del mix di ingenua innocenza e di sottile furberia che dà fascino alla storia." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 29 maggio 2009)

"Davvero spudorato, pur se di confezione dignitosa, questo 'Uninvited', un thriller ai confini del paranormale, gonfio di scene orripilanti, grazie alle mostruose visioni della protagonista e di clamorosi buchi di sceneggiatura. Siamo alle solite, quando sullo schermo irrompe un pazzo, anche a mezzo servizio, gli sceneggiatori vanno a nozze: qualsiasi assurdità può essere spacciata per buona." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 29 maggio 2009)

"Il modo migliore per promuovere questo incubo famigliare prevedibile, ma anche capace di abbaglianti attimi horror, sarebbe non rivelare che trattasi del (molto) libero rifacimento del micidiale 'Two Sisters', sbadigliante horror sospeso sudcoreano: l'unico genere cinematografico del globo che migliora nei remake yankee, per quanto sgraziati essi siano." (Alessio Guzzano, 'City', 29 maggio 2009)

"Per chi sente aria di Rosamunde Pilcher, meglio non accettare l'invito dei fratelli Guard. Chi non disegna la trasposizione di 'Janghwa heungryeonjeon' formato popcorn occidentale, la versione hollywoodiana vagola annichilita, ma possiede qualche punto di forza in fatto di stile e di suspence." (Filippo Brunamonti, 'Il Manifesto', 5 giugno 2009)
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