The Twilight Saga: Eclipse

USA - 2010
3/5
The Twilight Saga: Eclipse
Un esercito di neovampiri capeggiati da Victoria sta dando la caccia a Bella. I vampiri di Edward e i licantropi di Jacob si uniscono e combattono una feroce battaglia per difendere la ragazza che, nel frattempo, è chiamata a prendere una difficile e irreversibile decisione.
  • Durata: 121'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR, FANTASY, ROMANTICO
  • Tratto da: romanzo omonimo di Stephenie Meyer (ed. Fazi, coll. Lain)
  • Produzione: TEMPLE HILL IN ASSOCIAZIONE CON IMPRINT, SUNSWEPT
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES
  • Data uscita 30 Giugno 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Solo Breaking Dawn – ultimo capitolo del ciclo Twilight, che uscirà suddiviso in due film – potrà dirci se la saga, come il vino, sarà migliorata invecchiando. Intanto questo terzo atto, Eclipse, è una spanna sopra i precedenti.
Ha giovato l’innesto in regia di David Slade, comprovata sintonia con l’universo vampiresco (suo era 30 giorni di buio), spiccata versatilità per l’azione, buona lettura cinematografica del testo letterario. Il romanzo stavolta si è fatto film grazie a una maggiore compattezza narrativa, una minore dipendenza dalle musiche (comunque intrigante la colonna sonora di Shore), fluidità di movimento, disinvolto equilibrio tra le innumerevoli fughe del racconto (il triangolo amoroso tra Bella, Edward e Jacob; la rivalità tra vampiri e licantropi; la solita minaccia che incombe dall’esterno; i flashback “dal” passato; le dinamiche adolescenziali; l’album di famiglia).
Ma la maturazione è all’origine probabilmente, nella crescita speculativa della saga della Meyer, che lambisce – meglio: ci prova- temi più seri e discorsi più alti delle consuete emo-fobie e paranoie di una pur rispettabile horror soap per teenager. Ad esempio, se da un lato si continua a rilanciare la metafora sessuale insita nella “trasformazione” di Bella in vampiro (esplicitamente dirottata qui sulla perdita della verginità della ragazza), questa stessa metamorfosi autorizza un approccio quasi heideggeriano al problema, una specie di declinazione di “Essere e tempo” in salsa fantasy. Cosa resta dell’essere quando cadono i vincoli del tempo, ma non quelli della morte? D’altra parte, meglio un’immortalità immutabile o una finitezza in divenire? Interrogativo addirittura kierkegaardiano, ma il sostrato culturale è schizofrenico, duale, incerto tra una vita agostinianamente intesa – un percorso di ascese e cadute, di bivi e risoluzioni, di libertà e destinazioni – e un’ altra protratta ad libitum, nell’estasi egoica del corpo incorruttibile e nei sogni di una felicità borghese finalmente imperitura.
La cifra rimane il kitsch, la sensibilità barocca, ma è innegabile come Eclipse sappia giocare con differenti registri simbolici, contaminando mitologemi e figure archetipiche, filosofia e spazzatura, generi narrativi e strutture valoriali. Dal melò al trash, dall’horror al western e, specularmente, dai licantropi e i vampiri ai nativi e i wasp. Senza dimenticare il conflitto pagano che aleggia riconoscendo in Edward una dimensione apollinea, asessuata ed eterea, e in Jacob (Taylor Lautner per presenza scenica divora sia Pattinson che la Stewart) una dionisiaca, terragna, erotica. Esemplare il lungo dialogo tra i due antagonisti nella tenda, in cui ciascuno esplicita la funzione eidetica del proprio personaggio tanto nei confronti di Bella, quanto della saga.
In termini esegetici ci si può sbizzarrire insomma, il terzo episodio nasconde una ricchezza simbolica più o meno consapevole, mai rigorosa, culturalmente indifferente e indifferenziata, comunque filtrata da un’attitudine psicologica che, contrariamente ai problemi che affronta, non è mai cresciuta.
E’ il limite congenito di un prodotto per ragazzi. E il paletto merceologico che solo una critica sciocca può pensare di eludere.

CRITICA

"Arrivata al suo terzo capitolo, la saga di 'Twilight' si conferma come il vero specchio mitologico del neo-romanticismo puritano. Con tutte le distorsioni e le imperfezioni tipiche degli specchi ma anche con quella immediatezza e quella sincerità che sole possono spiegare davvero il successo dei libri di Stephanie Meyer e dei film che ne sono stati tratti. E che con 'Eclipse' (...) arriva finalmente al cuore del 'problema': lo scontro tutt'altro che facile da risolvere tra il corpo e lo spirito, tra la passione e il sentimento, tra l''imprinting' (per citare un curioso eufemismo del film) e l'amore. (...) Al di là di una recitazione che accentua con molta enfasi i caratteri dei personaggi la fisicità e l'irruenza del muscoloso Jacob, la rabbia repressa e controllata del terreo Edward, la confusione dell'ondivaga Bella la regia non inventa molto, puntando soprattutto sugli effetti che alterano i colori delle pupille dei vampiri e fanno registrare qualche miglioramento nelle trasformazioni degli uomini in lupi. Le cose più interessanti sono ancora una volta le invenzioni della Meyer, dall'idea di imprinting (...) alle 'remore' educative di Edward che essendo nato un paio di secoli fa, non può esimersi dal corteggiare secondo le regole di un romanticismo pudico e desueto (impedendo così a Bella di provare le tanto agognate esperienze prematrimoniali!). Il resto è routine, fatto di sguardi persi nel vuoto, volti che luccicano al sole squarci di violenza vampiresca (sempre molto prevedibili, come quella delle primissime scene) e palpiti d'amore che finiranno, come prevede la morale del neo-romanticismo puritano, nell'annunciato matrimonio del quarto capitolo." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera, 30 giugno 2010')

"Il successo del mostri sensuali non è solo un revival ma una metafora contraddittoria del mondo moderno. Ora creature che incarnano un potere cinico, ora figure ai margini della società Tendopoli improvvisate negli Stati Uniti, file chilometriche a Roma a Via della Conciliazione. Fenomeni sodali - e un po' sociopatici - di massa per una saga che molti già considerano cult e alcuni trash. (...) ll successo rinnovato del mostro più sensuale non è solo voglia di revival, anzi. Ha poco o nulla a che vedere con la visione e l'immaginario del passato; da Bram Stoker a Bela Lugosi. Ora son belli e possibili. (...) Complesso edipico a parte, questi cattivoni sono quasi sempre capi di multinazionali, trafficanti d'armi, nel migliore dei casi condottieri alla ricerca del potere perduto nei secoli precedenti. Si salvano in pochi - quasi sempre donne bellissime - in attesa dello scontro finale padre-figlio. Ma è evidente come il vampiro maestro della notte sia simbolo anche qui del capitalismo degenere di questi ultimi anni, metafora politica per raccontarci il mondo moderno. Meno consolante, certo, delle pallide bellezze di Stewart e Pattinson, o degli addominali di Lautner. Che servono solo - ma non è poco - a rassicurare ed eccitare adolescenti più o meno sfigati." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 30 giugno 2010)

"Terza prolissa puntata della 'Twilight Saga' ('La saga del crepuscolo'), 'Eclipse' di David Slade corrisponde al terzo volume dei romanzi di Stephanie Meyer. (...) È questa ennesima metafora sul 'triangolo' l'origine del successo d'una serie di film americana, priva di altre doti originali che la trasgressione. Rispettoso delle soglie del petting, il prurito di Bella scansa la censura. E le adolescenti (lo sono le donne di ogni età) potranno incantarsi, senza ammettere di preferire due innamorati a uno solo e provando un appagamento più connesso all'infedeltà, fosse anche platonica, che alla fedeltà, fosse anche sensuale. Agli adolescenti che accompagnano le spettatrici, questa terza puntata della saga toglierà ogni dubbio sul futuro che li attende: subire, senza nemmeno essere vampiri o licantropi, la promiscuità delle donne amate. Lo spettatore d'età, non più coinvolto in questi intrighi, avrà conferma che Bella Swan, come ogni altra ragazza, trova emozionanti, quindi seducenti, i mascalzoni. Infatti sia il vampiro, sia il licantropo smettono di corteggiarla solo per nutrirsi, ovvero per sgozzare qualcuno col beneplacito di Bella. E, a giudicare dagli incassi dei 'Twilight', non solo col suo." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 2 luglio 2010)

"Mordono ancora. Anche alle caviglie dei rivali che restano al palo degli incassi. Se c'era qualche dubbio è stato fugato nel modo più convincente: con una partecipazione che non lascia dubbi e casomai fa pensare. I vampiri più luminosi e apertamente seducenti che la letteratura abbia inventato tornano a colpire il residuo di fantasia che il mondo moderno lascia agli adolescenti, anche sullo schermo. Sono impressionanti le cifre del box office italiano. (...) Nell'immaginario globale della gioventù contemporanea c'è molto spazio ma per poche figure, ripetute fino alla saturazione. Il vampiro col suo statuto di ambiguità e di sofferta eternità è destinato per natura a colmare l'ansia che avvolge l'adolescente alle prime prove della vita. Per questo conquista e strega ragazzi e ragazze che davanti alle (caste) avventure di Bella, Edward e Jacob (interpretati dai nuovi sex symbol Kristen Stewart, Robert Pattinson e Taylor Lautner) ritrovano i primi nodi sentimentali, le prime delusioni e compensano il senso spesso vuoto della vita quotidiana. In fondo si commuovono per scene e situazioni che avrebbero probabilmente fatto sorridere i loro genitori ma che appaiono ai loro occhi più vere del vero. Il vecchio signore delle tenebre è diventato in pochi anni il simbolo di una fulgente bellezza, il paradigma della giusta fisicità. Una sorta di angelo ribelle caduto ma non domo. E il licantropo suo rivale - nonché figura complementare dell'universo fantastico - fa da spalla di lusso in un gioco postmoderno capace di rielaborare in modo schematico le favole antiche, Shakespeare e Freud." (Andrea Martini, 'Giorno-Carlino-Nazione', 2 luglio 2010)

"Se proprio vogliamo nobilitare la saga 'Twilight' che ha reso ricca e famosa Stephanie Meyers, possiamo leggerla come una metafora dell'adolescenza, età in cui sono più che mai estreme le pulsioni di vita e di morte. (...) Il problema è che i dialoghi sono piatti e che mancano i momenti davvero coinvolgenti e romantici. Colpa della sceneggiatura, della poca fantasiosa regia di David Slade; e colpa anche di Kristen Stewart che incarna Bella. Tipetto stinto e monocorde, per tutta la durata dl 'Eclipse' la vediamo chiedere con faccetta infelice a Edward di avere un rapporto sessuale con lui finché è umana; e rifiutare malinconica le avances di Jacob, salvo un bacio. (...) Morale, in questo numero tre noioso quanto il secondo, a risultare suggestive sono solo le sconfinate foreste della British Columbia che stanno per l'Alaska; mentre si conferma il fascino e, ci sembra, anche il talento attoriale del vampiro Edward/Robert Pattinison. Per il resto si attende il quarto capitolo, 'Breaking Down', dove rischia che di cose ne succedano perfino troppe." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 2 luglio 2010)
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