The Sessions - Gli incontri

The Sessions

USA - 2012
The Sessions - Gli incontri
Mark O'Brien è un poeta e giornalista di trentotto anni che, a causa della poliomielite, ha passato quasi tutta la vita in un polmone d'acciaio. Tutto sommato si sente realizzato, ma ha un cruccio: desidera perdere la verginità. Con l'aiuto di un amico prete anticonformista, si rivolge allora a una terapista del sesso...
  • Altri titoli:
    The Surrogate
    Six Sessions
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: RED ONE CAMERA, REDCODE RAW, (2K)/REDCODE RAW (4.5K), D-CINEMA (1:1.85)
  • Tratto da: articolo "On Seeing a Sex Surrogate" del giornalista e poeta Mark O'Brien apparso sul magazine "The Sun" nel maggio 1990
  • Produzione: JUDI LEVINE, STEPHEN NEMETH, BEN LEWIN PER SUCH MUCH FILMS, RHINO FILMS
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA (2013)
  • Data uscita 21 Febbraio 2013

TRAILER

NOTE

- PRESENTATO AL 30. TORINO FILM FESTIVAL (2012) NELLA SEZIONE 'FESTA MOBILE'.

- HELEN HUNT E' STATA CANDIDATA ALL'OSCAR 2013 COME MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA.

CRITICA

"'The Sessions' di Ben Lewin ci narra questa esperienza, senza ricattarci o far retorica, anzi con sprazzi di umorismo. Tre ritratti femminili d.o.c. tra cui quello di Helen Hunt, candidata all'Oscar del premiato film che fa scoprire le infinite vie affettive e pure il patteggiamento con Dio: vedere il prete magnifico di William H. Macy. Senza dire di John Hawkes che immobile (ma diverso da 'Mare dentro', 'Lo scafandro e la farfalla') fa di tutto e riesce a illuderci che sia tutto una finzione." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21 febbraio 2013)

"Vincitore del Sundance 2012, 'The Sessions' affronta un tema tabù con una naturalezza che toglie allo spettatore qualsiasi imbarazzo. (...) il regista Ben Lewin si accosta alla materia senza tema di sbagliare il tono, in una calibrata miscela di sentimento e ironia che resta austera: del coraggioso film, il limite è il bello." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa, 21 febbraio 2013)

"(...) commedia sentimentale, con tutti i pregi e i difetti del cinema indipendente americano: attenzione ai caratteri, malinconia e sorriso, l'inevitabile dose di buonismo. Il che finisce per appiattire il soggetto, delicato e importante, su una quantità di film già visti, dove l'amore è la vera terapia per tutti i mali. Ottimo William H. Macy nella parte di padre Brendan (...)." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 21 febbraio 2013)

"Malgrado il tema e il nudo, non ci sono volgarità né compiacimenti voyeristici (...) A parte la bravura degli interpreti, un elemento vincente del film sta nella leggerezza dei dialoghi, nell'ironia di mark nei confronti di se stesso e della sua condizione. Ed è credibile che, con il suo humor e la sua intelligenza, abbia vissuto con Cheryl un legame vicino all'amore." (Maria Pia Fusco, 'Repubblica Trova Roma',21 febbraio 2013)

"(...) dramedy interpretato magnificamente diretto a mano ferma (specie in camera da letto) e capace di evitare il patetismo spiccio e retorico in cui spesso affondano i film tratti da storie vere e la perversione voyeuristica da 'handicaporn'. Si ride, si piange anche parecchio, ma senza ostentazioni." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 21 febbraio 2013)

"Quando, in un film, si parla di handicap, si corre sempre il grosso rischio di cadere nel pietismo o, peggio ancora, nel ritratto macchiettistico della malattia. Non è il caso di 'The Sessions' (...) Un film ad alto tasso di rischio di cadere nel ridicolo o di andare sopra le righe. Invece, grazie a tre attori in stato di grazia, un tema delicato come la sessualità nell'handicap viene trattato in maniera intelligente, garbata ed ironica. Helen Hunt (candidata all'Oscar), la sessuologa, si spoglia con naturalezza riuscendo, con raffinatezza, a trasmettere non morbosità ma insolita tenerezza ed accettazione di un corpo invecchiato splendidamente. William H. Macy, è un prete credibile che sa parlare con il cuore ai suoi fedeli. Infine, chapeau davanti all'O'Brien di John Hawkes, a cui basta uno sguardo ed una lieve intonazione della voce per trasmettere allo spettatore dolore fisico e comprensione emotiva. Una commedia agrodolce impreziosita da un cast da Academy." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 21 febbraio 2013)
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