The Pusher

Layer Cake

GRAN BRETAGNA - 2004
Un trafficante di droga decide di portare a termine un paio di lavoretti e ritirarsi poi dagli affari. Purtroppo, quelli che sembravano incarichi da risolvere con facilità e in breve tempo si rivelano più complicati del previsto e per lui 'uscire dal giro' potrebbe costare troppo caro...

CAST

CRITICA

"Torna il gangster movie inglese alla Guy Ritchie senza Guy Ritchie. Non c'è lui al timone di 'The Pusher' bensì Matthew Vaughn, marito di Claudia Schiffer che del marito di Madonna è stato produttore dai tempi di 'Lock & Stock...' (1998). Sorpresa: è quasi più bravo. Eh già, perché 'The Pusher', avventure comiche & violente di uno spacciatore troppo scaltro e arrogante per uscire ricco e pulito dalla mala londinese, è una pellicola tosta, perfettamente musicata (uso meraviglioso della sognante 'Ordinary World' dei Duran Duran per una scena di rara brutalità) e impreziosita dal dono dell'affabulazione. Si rimane incollati alla storia fino all'ultimo colpo di scena, omaggio a 'Carlito's Way' di Brian De Palma che però aveva più cuore di questa torta a strati ('Layer Cake', titolo originale del film e metafora del mondo del crimine)." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 10 giugno 2005)

"Un noir girato con un ritmo e una coerenza espressiva che diventano stile: il duro debutto del producer inglese Matthew Vaughn che ama luoghi, occhi e sentimenti sordidi, sceglie le periferie metropolitane, non assolve nessuno. (...) La macchina da presa non si ferma mai, gli attori tirano fuori sguardi sempre diversi, nessuna pietà e nessuno sconto: non siamo nei paraggi di 007, ma del free cinema, paesaggi ruvidi e plus valore." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 11 giugno 2005)

"'The Pusher' non rinuncia alla tradizione codificata dal cinema noir precedente: dalla regia, che ricorda i film d'azione di John Boorman, al personaggio principale modellato, più che sulla tipologia del gangster, su quella del detective privato alla Hammett. Scettico e distaccato, rassegnato a prendere botte da tutte le parti, Craig compone un 'carattere' di dandy post-moderno, più duro e privo di scrupoli dei suoi avi. E che potrebbe, se la parte toccherà davvero a lui, dare una svolta al vecchio James Bond. "(Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 10 giugno 2005)
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