The Possession

USA - 2012
2/5
The Possession
Clyde Brenek e sua moglie Stephanie hanno divorziato da poco e stanno cercando di abituarsi alla nuova vita, così come la loro figlia minore, Em. Poi, l'acquisto in un mercatino dell'usato di una misteriosa scatola decorata con indecifrabili inscrizioni scatena l'inverosimile. La piccola Em inizia a essere sempre più ossessionata dall'oggetto, arrivando a tenere comportamenti sempre più oscuri e pericolosi, e una serie infinita di eventi inquietanti e inspiegabili comincia a manifestarsi. Ben presto la famiglia scopre la terribile verità: Em ha aperto la scatola di un Dibbuk, uno spirito maligno di cui narrano antiche leggende ebraiche...
  • Altri titoli:
    La posesion
    Les possédés
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR, THRILLER
  • Tratto da: articolo "A jinx in a box?" di Leslie Gornstein apparso sul Los Angeles Times il 25 luglio 2004
  • Produzione: SAM RAIMI, ROBERT G. TAPERT, J.R. YOUNG PER GHOST HOUSE PICTURES, NORTH BOX PRODUCTIONS
  • Distribuzione: M2 PICTURES
  • Vietato 14
  • Data uscita 25 Ottobre 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Finora non si era mai sentito parlare di Dibbuk (sono scatole di legno che non andrebbero aperte in nessun caso, diciamo così) né assistito - almeno su grande schermo - a un esorcismo compiuto da un rabbino (dal figlio, per la precisione). Ne va dato atto agli sceneggiatori (Juliet Snowden & Stiles White) che, ispirandosi molto vagamente a una storia riportata dal Los Angeles Times, hanno scritto The Possession.
Peccato che le novità finiscano qui e che il film, prodotto non senza una ragione da Sam Raimi (scommettiamo sul botto al box office?), si riveli dopo soli cinque minuti un rimpasto demoniaco de L'esorcista+Il presagio+Il sesto senso.
Anche qui l'orrore si insinua in famiglia, ma per riunirla: Clyde (Jeffrey Dean Morgan) e Stephanie (Kyra Sedgwick) in effetti sono freschi di divorzio quando la loro figlia più piccola (Natasha Calis) inizia a stranirsi, ossessionata da una scatola di legno acquistata a un mercatino dell'usato. Non bastasse il comportamento assai losco della bambina, si verificano spiacevoli incidenti che coinvolgono chiunque vi abbia a che fare. A quel punto il sospetto che la scatola sia una specie di Vaso di Pandora viene anche ai genitori (riavvicinatisi nel frattempo), con tutto il codazzo di eventi prevedibili che una vicenda del genere comporta.
Lo script tenta un diversivo focalizzandosi sulla figura del padre - che è anche l'unica star del progetto visti i trascorsi in Grey's Anatomy - e sul suo tentativo di riconquistare l'amore filiale (e non solo). La scelta però finisce per privilegiare il versante melodrammatico a scapito di quello orrorifico, con la figura della figlia ridotta a puro oggettuale della trama, terminale in cui convergono tanto le mire del demonio quanto le strategie di (ex) moglie e marito di ricostruire l'unità organico-emozionale della famiglia.
Ideologicamente scoperto e vagamente destrorso - che a morire siano prima una donna di colore e poi un ebreo americano sarà una coincidenza, però dà adito... - The Possession delude proprio dove non dovrebbe: far spavento. Peccato, perché la sinistramente angelica Natasha Calis avrebbe avuto tutte le carte in regola per reggere e dispensare tensione. Bisogna ammettere che la regia di Ole Bornedal (Nightwatch) non è da buttare, che l'ambientazione al confine con il Canada trasmette un'inquietante esattezza urbanistica, che l'operazione fa di necessità virtù, ovviando alla penuria di soldi - e quindi di effetti speciali - come si faceva una volta, creando atmosfere e un minimo di angoscia pineale.
Anche così però manca qualcosa. D'altra parte il letargo esistenziale dell'horror non comincia certo oggi. Con un mondo già ansiogeno di suo, il genere sembra aver abdicato da tempo alla sua mission originaria - quella di produrre domande e scalfire certezze - per ritagliarsi un inedito spazio di utilità sociale: rassicurare lo spettatore, fornendogli paure gestibili. Il che spiega la sua coazione a ripetersi, ma non la giustifica. Avanti il prossimo.

NOTE

- ISPIRATO ALLA VERA STORIA DI UN'ANTICA SCATOLA FINITA MISTERIOSAMENTE ALL'ASTA SU EBAY NEL 2004 E DIVENTATA UNA SORTA DI LEGGENDA METROPOLITANA.

CRITICA

"Horror chassidico con bave ed urla e vertici di involontario ridicolo all'insaputa del regista danese Ole Bornedal al servizio di Sam Raimi. Il dialogo è di quelli che nel mezzo della tragedia dicono: tutto a posto, piccola? Nello scontro fra Tac e leggende ebraiche recitano la Sedgwick e Dean Morgan, finto Bardem." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 25 ottobre 2012)

"Piacerà a chi ama l'horror insolito come trovate e ambientazione. Qui le firme a garanzia sono due: Sam Raimi ('The Gift' 'Drag Me to Hell') che non s'è mai concesso al terrore di maniera (qui produce solo). E Ole Bornedal il danese di 'Il guardiano di notte', maestro ad agghiacciarti il cuore con le sue agghiaccianti ambientazioni." (Giorgio Carbone, 'Libero', 25 ottobre 2012)

"L'Esorcista va bene ma qui siamo dalle parti della involontaria parodia. Tra personaggi assurdi (il fidanzato della madre che sparisce di punto in bianco e nessuno si domanda dove sia finito), scene ridicole e dialoghi irreali, ti viene voglia di tifare per il povero diavolo." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 25 ottobre 2012)
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