The Pills - Sempre meglio che lavorare

ITALIA - 2015
3/5
The Pills - Sempre meglio che lavorare
I trentenni di oggi non trovano lavoro, non riescono ad emanciparsi e di questo sono terribilmente affranti. I The Pills no. Luigi, Matteo e Luca si conoscono dall'infanzia, hanno quasi trent'anni e nessuna intenzione di prendersi sul serio. Da anni sono paladini di una battaglia ideologica: immobilismo postadolescenziale costi quel che costi. E così, invece di star dietro a stage e colloqui di lavoro, preferiscono tirare a campare fumando sigarette, bevendo caffè e sparando idiozie attorno al tavolo della loro cucina alla periferia di Roma Sud. Ma il lavoro è un nemico duro, che colpisce alle spalle e cerca di farti crescere quando meno te lo aspetti. E allora bisogna essere disposti a tutto pur di salvarsi. Disposti a qualunque cosa...
  • Altri titoli:
    Mezzogiorno meno un quarto
  • Durata: 83'
  • Colore: B/N
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: PIETRO VALSECCHI PER EAT MOVIE, IN COLLABORAZIONE CON MEDIASET PREMIUM
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 21 Gennaio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Michelangelo Iuliano
A volte il giudizio su un film può trascendere una valutazione fredda e distaccata dell'opera e lasciarsi andare a un approccio più emotivo. Soprattutto se chi lo esprime conosce, per ragioni anagrafiche e affettive, l'universo di riferimento vissuto, raccontato e sublimato dai The Pills, il collettivo romano formato da Luca Vecchi, Matteo Corradini e Luigi Di Capua, autori del proprio lungometraggio d'esordio Sempre meglio che lavorare. Un mondo ancorato a Roma, in bilico tra il cuore della città eterna e la sconfinata periferia, proprio come i protagonisti del film sono sospesi tra un'adolescenza infinita e un'età adulta da rifiutare con tutto il suo carico di grigiore e di responsabilità.

I The Pills sono diventati un cult del web grazie ai loro irresistibili sketch di pochi minuti su YouTube, che hanno raccolto milioni di visualizzazioni. Il leitmotiv dei loro video ruota intorno al tavolo dove i tre discutono e fumano di tutto, ingurgitano caffè e riflettono a ruota libera sull'esistenza e i suoi problemi. Il film, prodotto da Pietro Valsecchi (lo stesso di Checco Zalone; pare anzi che il comico pugliese gli abbia fatto conoscere il terzetto), non poteva che partire da lì, da quel tavolo e dalla vita quotidiana di questi tre quasi trentenni compiaciuti della propria voglia di non fare niente e completamente alieni dall'idea di assunzione di responsabilità e (orrore!) di lavoro.

Il cuore delle tre sottotrame del film è nella storia di uno di loro (il personaggio di Luca Vecchi, anche regista) che, per amore di una ragazza (la cantautrice Margherita Vicario), compie il massimo sacrilegio e rompe il patto di sangue stilato fin da bambini dal gruppo: inizia a lavorare così tanto da rimanere risucchiato in un vortice di work-alcoholism e da dimenticare i suoi amici...

A volte bisogna essere emotivi, anche nelle recensioni. E chi ama i The Pills e la loro dissacrante comicità che ha regalato senso e dignità a una produzione a torto considerata "inferiore" come quella delle web series, sarà capace di perdonare tutti i limiti della loro opera d'esordio al cinema: una trama lacunosa e claudicante, diverse discrepanze nel ritmo nella narrazione, che in alcuni passaggi appare stentato, forzato, forse perfino una totale mancanza di etica che, da insostituibile presupposto comico, può risultare irritante.

Ma, lungi dall'essere una semplice commedia surreale piena di citazioni realizzata da un terzetto di cinefili talentuosi ma inesperti, Sempre meglio che lavorare trova la sua forza più incisiva in un sottotesto profondamente malinconico. Tra una battuta e l'altra, in una tempesta irriverente che trasforma Carmelo Bene e Pasolini in personaggi dei fumetti Marvel e DC e i bangla (i negozi di alimentari gestiti da cittadini del Bangladesh e diffusi in tutta Italia) in una buffissima e potente multinazionale, si percepisce durante il film una vena malinconica che umanizza tutte le maschere comiche e unisce ancora più intimamente i The Pills con il proprio pubblico di riferimento. Che è ben preciso, confuso in un'età indefinita e in un mondo che calpesta i sogni, oscillante tra una dolcissima e antica adolescenza e le sfide titaniche che comporta il diventare uomini e donne adulti.

Per fortuna che i The Pills non vogliono crescere (anagraficamente): continueranno a farci ridere. E sospirare.

NOTE

- PRODUTTORE ESECUTIVO: MATTEO ROVERE PER GROENLANDIA SRL.

- FILM REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON (AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT): IFITALIA, DE RIGO, QMI.

CRITICA

"Esplosi negli ultimi anni come fenomeno web e poi passati anche in tv, Luca Vecchi, Matteo Corradini e Luigi Di Capua incarnano l'idea del trentenne abbarbicato all'adolescenza, vitellone e nullafacente. Nel film (pur non essendo mai i talenti comici 'nativi' cinematografici, tutti desiderano approdare al grande schermo) riversano struttura e spirito dei loro sketch. Se è vero che con loro (non soli, preceduti dalla novità di 'Boris' o accompagnati dallo stand up comedian Edoardo Ferrario) prende possesso della scena una new generation, non mancano gli echi del passato più vicino dell'originario Nanni Moretti e più lontano degli archetipi come 'I soliti ignoti' ('sempre meglio che lavorare'). Brillanti e 'scorretti' nel linguaggio, rappresentano la faccia opposta e complementare del più generalista e buonista Checco Zalone." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 21 gennaio 2016)

"Ritmo indovinato e qualche battuta che resta, fanno pensare che la prova di The Pills possa avere un seguito, anche se certi umorismi molto romani al Nord faranno ridere di meno. L'importante è sapere che c'è vita oltre il web." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 21 gennaio 2016)

"Piacerà a chi su Youtube ha imparato ad apprezzare la vis comica di Corradini, Di Capua e Luca Vecchi e non mancherà di gradire l'approdo al grande schermo. Valsecchi, il produttore che ha fatto i miliardi con Zalone, è andato evidentemente alla ricerca di un nuovo Checco, ma Corradini e co. per quanto bravini non gli allacciano (per ora) nemmeno i mocassini al fenomeno di Capurso." (Giorgio Carbone, 'Libero', 21 gennaio 2016)

"Su Youtube vanno alla grandissima da anni i Pills. Ma un conto sono le fulminee apparizioni sul web, un altro è il cinema. Storia vecchia e errore comune a troppi. Le avventure dei tre inesauribili cazzeggiatori della periferia romana fanno ridacchiare, niente di più." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 21 gennaio 2016)

"Ammettiamolo, per mezz'ora ci siamo quasi annoiati. Tutto qui pensavamo? Tutta quell'inventiva sul web, tutto quel divertimento (basterebbe il Monnezza girato alla Wes Anderson...), e poi al cinema ci scodellate un compitino sui tre simpatici fancazzisti di Roma Sud, un 'Ecce bombo' post-ecstasy, post-Fornero, post-tutto, diviso tra colore e bianco e nero, citazioni e tormentoni, nostalgia dell'infanzia e grigiore della vita adulta (si fa per dire)? Benissimo, sbagliavamo. Perché a un certo punto Luca, Luigi e Matteo vanno a una festa 'giusta' e tutto cambia. Anche nel film. Il delirio sale di tono (...). E anche la regia cresce (irresistibile la scena d'amore con guanti da cucina e spugnetta, ma anche il corso di Facebook per delinquenti 'spacca', direbbero loro). Insomma The Pills portano al cinema una generazione condannata finora a farsi rappresentare dalla peggior tv. Bel guaio: ora dovranno davvero lavorare..." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 gennaio 2016)

"(...) la storia, semplice, ma di paradossale amarezza sulla 'sconfitta del futuro', si giova di diversi exploit sul mondo del lavoro (...) e sul cinema (le citazioni da 'Le Iene', la simulazione dei bambini). Semmai è ancora acerba l'ideazione di una sceneggiatura che tenga il ritmo, mentre i tempi comici a volte si fanno sentire. Per fan." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 22 gennaio 2016)

"Eh no, i nipotini di Zalone no! Non abbiamo fatto in tempo a liberarci dalla Checco mania (...), che ci toccano i suoi emuli. Anche se a ben guardare poi sembra che il comico pugliese si sia limitato a presentare al suo produttore Pietro Valsecchi il terzetto dei The Pills, famosi per le loro web serie, su YouTube (ma detestano essere definiti «youtubers»), decisi a passare dal web al grande schermo. Così come la loro comicità ha poco o niente e che vedere con quella di Nunziante e Zalone ma più con quella, tutta romana, del primissimo Moretti (quello di «Io sono un autarchico» e di «Ecce Bombo»), ma aggiornata al lessico della comicità del digitale 2.0 e debitrice di un immaginario visivo che va dal cinema di Tarantino a Muccino (anche se nell'appartamento dei protagonisti campeggia ben visibile una locandina de «Il cacciatore» ), alle serie tivù. Dunque ci sono questi tre trentenni: Luca Vecchi (che firma anche la regia), Matteo Corradini e Luigi Di Capua, in arte The Pills, che diventano famosi per i loro video su Youtube dove, in genere, si riprendono seduti intorno a un tavolino, intenti a fumare, ingurgitare litri di caffè e straparlare. Poteva reggere la trasposizione di quell'universo lì sul grande schermo? Il rischio era grosso ma, visto questo «The Pills - Sempre meglio che lavorare», anche se un po' a denti stretti, bisogna ammettere che i tre ce l'hanno fatta. (...) Si ride? Insomma, qua e là, anche perché lo spettatore non romano e non addentro all'universo del «Pigneto» e alle differenze tra Roma Sud e Roma Nord, alcune dinamiche non le capisce." (Andrea Frambrosi, 'L'Eco di Bergamo', 23 gennaio 2016)
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