The New World - Il mondo nuovo

The New World

USA - 2005
The New World - Il mondo nuovo
Anno 1607. Tre navi inglesi approdano nel Nuovo Mondo sulle rive del fiume James nello stato della Virginia. I coloni iniziano a stanziarsi e a costruire le loro città. Una di queste è Jamestown. L'obiettivo di dare vita ad una colonia risulta ostacolato da grosse difficoltà logistiche. Così il capitano John Smith viene incaricato di cercare rifornimenti. Partito con un gruppo di soldati, viene attaccato dalla tribù indiana dei Powhatan. Tutti vengono uccisi, tranne Smith, subito condotto al villaggio. Qui Pocahontas, giovanissima figlia del capo, si innamora di lui, lo protegge, gli permette di fare rifornimento e tornare alla colonia. Quando gli indiani decidono di attaccarla, Pocahontas informa Smith che organizza la difesa. Saputo del tradimento, il padre bandisce la figlia dal villaggio e dalla famiglia. Alla fine Pocahontas viene consegnata agli inglesi. Le spedizioni tra l'una e l'altra parte dell'oceano si susseguono. In una di queste arriva in Virginia l'aristocratico John Rolfe, conosce Pocahontas, i due si sposano e hanno un figlio. Rolfe porta la donna a Londra e la presenta a corte al re e alla regina. Pocahontas diventa famosa. Qualche tempo dopo si ammala. Durante il viaggio di ritorno in America, muore all'età di 20 anni.
  • Durata: 151'
  • Colore: C
  • Genere: AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: 35 MM, CINEMASCOPE - TECHNICOLOR
  • Produzione: NEW LINE CINEMA, SUNFLOWER PRODUCTIONS LLC, SARAH GREEN FILM CORP., FIRST FOOT FILMS, THE VIRGINIA COMPANY LLC
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2006)
  • Data uscita 13 Gennaio 2006

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
"C'era movimento sopra l'acqua, c'erano uccelli che volavano probabilmente senz'altra ragione che la sola bellezza". È l'incipit di Elegia del viaggio di Sokurov, ma è utile per accedere al poema visuale The New World, quarto film nella carriera trentennale di Terrence Malick. Bellezza, elegia e viaggio: questi i cardini della rilettura malickiana dell'amore che fu tra il soldato di ventura John Smith (un mono-espressivo Colin Farrell) e l'indiana Pocahontas (la folgorante esordiente Q'Orianka Kilcher). È proprio lei, sfrondata della melensa sovrastruttura del cartoon disneyano, a rifulgere di bellezza, in fusione panica con la natura di una Virginia ancora vergine oggi. Malick covava il progetto sin dagli anni '70, con un intenzione esplicita: tracciare una sottile linea rossa di sangue sul mito interracial. E' questo il presupposto ideologico del film contrappuntato poeticamente - come abbiamo detto - dal trittico bellezza, elegia, viaggio: un substrato socio-politico da cui discende innanzitutto un'inversione. Il nuovo mondo non è la Virginia attraccata dagli inglesi nel 1607, bensì la Gran Bretagna a cui approda Pocahontas-Rebecca, quale principessa della Virginia da esporre alla curiosità dei reali e della nobiltà. Un mutamento in primis di sguardo: è attraverso gli occhi di Pocahontas  che noi e Malick guardiamo il film e la contrapposizione tra la fierezza della tribù dei nativi e la sporcizia morale del fortino della civiltà. Un procedimento dialettico travalicato dal contatto di amorosi sensi tra il soldato e l'indianina e sopito dalla camera di Malick, che regala inquadrature-quadro sature della cultura naturale dei nativi. Campi intrisi di una bellezza endemica, irriducibile a una traduzione, se non catalizzata dall'amore. E' da una dolente nostalgia che fluisce il corso elegiaco del film, che si snoda in anse placide e lente, persino noiose. Perchè il film intacca anche la dimensione temporale: ciclicità indigena vs. cronologia civilizzata, questo il dissidio di fondo. Una dicotomia fondamentale irriducibile sul piano spaziale, ovvero i viaggi tra vecchio-nuovo mondo. Non casualmente l'epilogo si consuma durante questo impossibile collegamento. Anzi, forse prima. Pocahontas rimane "soffocata" dal bustino che ne irregimenta il suo nuovo status civilizzato: la sua estroversione, le "cattive maniere",  il danzare nella natura selvaggia della Virginia vengono annullate nelle rigide geometrie di un giardino all'inglese. La stessa fine del Barry Lindon kubrickiano.

NOTE

- IL SOGGETTO E' STATO SCRITTO ALLA FINE DEGLI ANNI '70.

- NOMINATION OSCAR 2006: MIGLIOR FOTOGRAFIA.

- FUORI CONCORSO AL 56MO FESTIVAL DI BERLINO (2006).

CRITICA

"Come Scorsese in 'Gangs of New York' anche Malick, con uguale cinismo e profonda disaffezione per il presente, torna sul sogno americano e la conquista del West per avvertirci che tutto si fonda sulla violenza. (...) Non manicheo ma antropologico (un cine Lévi Strauss), Malick, l'occhio perduto nell'infinito di una sontuosa impaginazione, ci tiene a distanza in questa love story più disperata di 'King Kong'. Ma i riferimenti alle tragedie di poi dopo sono precisi, prefazione di ogni guerra: Apocalypse always." (Porro Maurizio, 'Corriere della Sera', 13 gennaio 2006)

"Se per voi Pocahontas è l'eroina disegnata di un film della Disney, evitate il nuovo film di Terrence Malick. Se siete appassionati dei nativi americani, e quindi sapete tutto della principessa della tribù dei Powhatan che fu la prima ad impalmare un immigrato - un colono inglese - nel 1607, siete pronti per il nuovo film di Malick? a condizione di non aspettarvi né un western, né una ricostruzione storica con tutti i crismi dell'epica 'made in Hollywood'. Se infine siete fans di Malick, questo misterioso regista 62enne che in oltre trent'anni di carriera è solo al quarto film, siete idealmente già in coda per 'The New World - Il nuovo mondo', ma sappiate che anche un malickiano di ferro come il sottoscritto è uscito dalla proiezione con qualche perplessità. In parte fugata alla seconda visione: a trama già nota il film acquista una compattezza narrativa e stilistica. Ovvero, 'Il nuovo mondo', a prima vista, può risultare incomprensibile, perché gli snodi della trama sono quasi occultati e la regia di Malick si sofferma su dettagli visivi e poetici che alla fine occupano almeno 100 dei 150 minuti di proiezione." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 13 gennaio 2006)
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