The Master

USA - 2012
5/5
The Master
Stati Uniti, anni Cinquanta. Freddie Quell, un marinaio reduce della Seconda Guerra Mondiale divenuto un vagabondo ubriacone, viene accolto e preso in cura da Lancaster Dodd, un intellettuale carismatico che ha dato vita a un'organizzazione fideistica - La Causa - che riscuote incredibili consensi e allo stesso tempo si attira una schiera di scettici oppositori. Dodd individua in Freddie il candidato migliore per sperimentare i suoi metodi terapeutici, ma l'indole inqueta dell'ex marinaio, confuso in un vortice di speranze e distruttività, denso di sogni e di fantasie, condurrà entrambi verso un percorso instabile e appassionato, fatto di ribellione e lealtà...
  • Durata: 137'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANAVISION 65 HR CAMERA, 65 MM, PANAVISION SUPER 70 (1:2.20)
  • Produzione: JOANNE SELLAR, DANIEL LUPI, PAUL THOMAS ANDERSON, MEGAN ELLISON PER GHOULARDI FILM COMPANY, ANNAPURNA PICTURES
  • Distribuzione: LUCKY RED (2013) - DVD E BLU-RAY: LUCKY RED/MUSTANG (2013)
  • Data uscita 3 Gennaio 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Marinaio, alcolizzato e abile inventore di distillati, Freddie Quell (Joaquin Phoenix) torna in patria alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Prova a reintegrarsi, prima come fotografo in un centro commerciale, poi come agricoltore: fuggirà via, da entrambe le situazioni. E si imbarca di nuovo, stavolta - inconsapevolmente - per combattere un nemico più grande di lui, i demoni di un passato che lo hanno reso il disadattato di oggi, solo, senza casa, senza famiglia, tenuto "in vita" dalla convinzione che lì, in Massachusetts, troverà la sedicenne Doris ad aspettarlo.
Sarà rimasto deluso chi, da The Master, attendeva l'attacco frontale a Scientology: il film di Paul Thomas Anderson - per la prima volta a Venezia, in Concorso - è molto di più, pur affrontando la questione dell'affermarsi di una setta ("The Cause"), la "metodologia" del proselitismo e senza evitare il rimando diretto a Hubbard (il fondatore di Scientology), palese con la presentazione di Lancaster Dodd (Philip Seymour Hoffman): "Sono uno scrittore, dottore, fisico nucleare, filosofo teoretico, ma soprattutto un uomo". E' lui, su quel barcone, ad "accogliere" il vagabondo ubriacone, ad intuire la possibilità di un "cambiamento", a convincersi di averlo già incontrato "in un'altra vita", a volerne scrutare il subconscio per intraprendere il cammino che da "animale" lo riporti ad essere uomo: Lancaster Dodd è la facciata di un'America (i cui fili, si capirà poi, sono saldamente tenuti dalla moglie "dietro le quinte", Amy Adams) così fortemente radicata sulla centralità dell'uomo, del controllo, del "dominio", da dimenticare quanto sia profondo il solco, il vuoto generato dall'assenza di un'affettività, quella "materna", che l'America stessa non ha evidentemente mai avuto e che Freddie riabbraccia, idealmente, solo sotto forma di enorme donna di sabbia.
E' forse il film più radicale, più intimo di Paul Thomas Anderson, che prosegue sulla strada della magniloquenza visiva (addirittura in 70mm, come I giorni del cielo e, in parte, The New World di Terrence Malick) e, dopo Il petroliere (anche qui la partitura musicale è affidata a Jonny Greenwood), conferma una volta di più di allontanarsi dagli affreschi corali che in passato lo avvicinarono al cinema di Altman. Disorienta per la complessità di un racconto spoglio di qualsiasi "tesi", privo di "scene madri" (non a caso...) e figlio di un controllo talmente maniacale - sì, proprio come quello che accompagnava il mito di Stanley Kubrick - da impedire ulteriori, superflui eccessi alla già esplosiva recitazione di Joaquin Phoenix: "imprevedibile" e spaventoso (quando lo portano in cella, la distruzione del sanitario di porcellana non era prevista dalla sceneggiatura...), rovescio della medaglia dell'apparente, mediatica bonarietà del "maestro-padrone" interpretato da Seymour Hoffman, anche lui enorme. The Master, se si vuole, è allora l'affresco di questa insolita storia d'amore tra due personaggi antitetici, convinti - ognuno a suo modo - di poter cambiare l'altro. Inutilmente.

NOTE

- LEONE D'ARGENTO PER LA MIGLIORE REGIA, COPPA VOLPI PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE MASCHILE (PHILIP SEYMOUR HOFFMAN E JOAQUIN PHOENIX) E PREMIO FIPRESCI COME MIGLIOR FILM ALLA 69. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2012).

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2013 PER: MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (JOAQUIN PHOENIX), NON PROTAGONISTA (PHILIP SEYMOUR HOFFMAN) E ATTRICE PROTAGONISTA (AMY ADAMS).

CRITICA

"Onore a due interpreti, inevitabilmente premiati all'ultima Mostra di Venezia, che rischiano però di cannibalizzare il film in cui giganteggiano dal primo all'ultimo fotogramma. Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix danno, infatti, vita nel parimenti aureolato 'The Master' a un incontro-scontro psicologico di tale violenza e intensità da finire col mettere in ombra alcuni riferimenti, tagliare (a furia di spesso indimenticabili assoli) più di un passaggio temporale e moltiplicare eccessivamente i tasselli narrativi; nessuna sorpresa, però, perché Paul Thomas Anderson - da 'Magnolia' a 'Il petroliere' - non ha mai voluto barattare la sua idea di messinscena come transfert compulsivo tra personaggi e Storia con una maggiore affabilità nei confronti del pubblico. 'The Master', comunque, è un film che non si può dimenticare come pure succede nel caso di tanti altri, anche stimabili prodotti ed è destinato a restarti attaccato dentro con un carico di sensazioni che vanno dallo sgradevole all'abbacinante, dal polemico all'enigmatico. (...) Tra sequenze d'incredibile fascino, rifiniture fotografiche e scenografiche raffinatissime, scene madri dense di morboso erotismo represso e amputate di qualsiasi uscita di sicurezza spettacolare e una miriade di sfumature sfuggenti tanto sono lavorate, la visione di 'The Master' finisce con l'assumere essa stessa il valore e la funzione di un trip tra l'utopistico, l'iperrealistico e il trascendentale." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 3 gennaio 2013)

"Siamo all'inizio degli Anni '50, quando Ron Hubbard, il discusso fondatore di Scientology, pubblicò la sua Bibbia 'Dianetics', e non c'è dubbio che il guru mezzo psicoanalista e mezzo imbonitore di 'The Master' ne rievochi la figura. Tuttavia il film di Paul Thomas Anderson va ben oltre la sfera della biografia o della impeccabile ricostruzione d'epoca. Semmai è un altro tassello aggiunto al grande affresco americano che - da 'Magnolia' a 'Il petroliere' - il talentoso cineasta va intessendo da anni con il suo cinema; una pellicola che, pur nella bellezza visiva del suo glorioso formato 70 millimetri, non si preoccupa di sconcertare, inquietare. (...) La fotografia di Mihai Malaimare che svaria dalle penombre agli azzurri accecanti del mare, l'ambientazione, l'incisiva colonna sonora di John Greenwood: tutto contribuisce a un risultato potente, straordinario." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 3 gennaio 2013)

"Paul Thomas Anderson ha un progetto in mente e i suoi film sono il lento comporsi di questa strategia, come pezzi perfetti di un puzzle ancora incompleto. 'The Master' (Leone d'argento all'ultima Mostra di Venezia) è l'ennesimo tassello. Il progetto è raccontare la storia di un paese, gli Stati Uniti d'America, attraverso gli snodi più cupi del suo farsi. Lontano dall'elegia, immergendosi volutamente nella più profonda ambiguità, Anderson è sempre teso a cercare il personaggio più promiscuo a confronto con il suo doppio negativo. In questo senso, 'The Master' segue le stesse orme e la stessa struttura de 'Il petroliere'. (...) Nel raccontare la relazione tra un maestro e il suo allievo all'ombra della nascente organizzazione chiamata «la Causa», 'The Master' è e rimane un film molto enigmatico che avanza per ellissi in un'articolazione narrativa mai consequenziale, ricca di felicissime intuizioni visive, capaci di sintetizzare in una scena o in un'occasione il cuore di un passaggio oscuro, trovando nella nascita delle ideologie religiose anni Cinquanta l'altra faccia del peccato originale americano." (Dario Zonta, 'L'Unità', 3 gennaio 2013)

"Vincitore morale dell'ultima Mostra di Venezia (Leone d'Argento e Coppa Volpi a Phoenix e Hoffman), 'The Master' è il vertice dell'arte di P.T. Anderson: non il didascalico atto d'accusa contro Scientology (evidenti le analogie tra Dodd e L. Ron Hubbard) che qualcuno avrebbe voluto, ma il grande romanzo di un'America dove si può essere solo maestri o allievi, senza alcuna salvezza. Il 2013 al cinema inizia con un capolavoro. Imperdibile." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 3 gennaio 2013)

"II più 'bertolucciano' dei cineasti hollywoodiani cresce ed evolve. E come il suo maestro parmense sgominò le ombre dell'ego a Pechino e in India fino a sfidare la città proibita e il misticismo celibe, così chi per 4 film non si è mosso, autobiograficamente, dalla Los Angeles contemporanea (da 'Hard Eight' a 'Punch-Drunk Love'), negli ultimi due affreschi ambiziosi, 'There Will Be Blood' (Il petroliere) e 'The Master' (raddoppiato nella gigantografia del 70mm), ha osato prendere di petto la storia americana tutta, come scoprì un critico Usa: prima «il corrosivo potere dell'industria (il petrolio) e poi la corrosiva industria del potere (la religione)». Membro della «generazione Betacam», e di attraente originalità 'indiewood', Paul Thomas Anderson, torna, non senza scudisciate di ironia postmodern, all'immagine finemente lavorata e lussuriosa del cosiddetto periodo 'cool' (fighetto), allo schermo dai colori dilatati degli studios anni 60 in questo suo sesto lungometraggio (serio e visionario come 'Greed' o 'The Crowd') una metafora del male contemporaneo tra Huston ('Wise Blood'), Fuller (da 'The Steel Helmet' a 'Shock Corridor') e Tati ('Playtime'), un'analisi delle fondamenta spiritual-materiali del «paese di Dio». (...) 'The Master' (...) analizza le scaturigini delle sette extracristiane, tipo dianetics e succedanei ma, ce lo indica il titolo stesso un po' orientaleggiante, sfiora solo marginalmente i fantascienziati della fede di Hollywood Boulevard. Anche perché i due protagonisti sono troppo 'in stato di grazia': Philip Seymour Hoffman (che il «Willy Loman» di 'Morte di un commesso viaggiatore', portato sulle scene di recente, ha reso ben 'affettato') e Joaquin Phoenix, dalla potenza polimorfica degna di 'Titus'." (Luke Ciannelli, 'Il Manifesto', 3 gennaio 2013)

"Piacerà a chi ama il cinema più del teatro e della letteratura perché da circa un secolo è il cinema il medium che sa meglio raccontare l'uomo e i suoi problemi. Anche se 'The Master' non dà quello che qualcuno (almeno sulla carta) s'aspetta. Il film ha cominciato a circolare con la fama (non del tutto immotivata) di «pamphlet» su Scientology e Dianetics. Il regista Paul Thomas Anderson (un grande, 'Magnolia' e 'Il petroliere') ha negato. Philip Seymour Hoffman pure (che faccia di tolla, per tutto il film non smette mai di imitare Ron Hubbard). Ma bisogna comunque riconoscere che siamo lontani dal livello. Non sono documentati (o comunque son citati en passant) i lati più famigerati del «movimento» amato da Tom Cruise e John Travolta. Ovvero le speculazioni, il giro internazionale di miliardi, le trappole alla buona fede di tanti americani ansiosi di full immersion. No, Scientology e sette apparentate sono solo la tela di fondo di 'The Master' (come i proseliti dell'evangelismo lo erano in un famoso classico 'Il figlio di Giuda'). (...) Che dobbiamo dirvi? Che Paul Anderson è uno dei pochi veri autori del momento, non solo americano (titolare di una sua poetica, e soprattutto della capacità creativa in grado di metterla in cinema?). Lo diciamo, lo diciamo. E prima di smentirci andate a vedere 'The Master'." (Giorgio Carbone, 'Libero', 3 gennaio 2013)

"Sfibrante dramma del trombone patentato Paul Thomas Anderson, sempre pronto ad abbagliare i gonzi (Leone d'argento alla regia), a suon di fumisterie e chiacchiere. È la storia dell'ex marine Joaquin Phoenix che nel '50 diventa l'inconsapevole cavia del guru Philip Seymour Hoffman. Premiati con la Coppa Volpi da una giuria in coma." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 3 gennaio 2013)

"'The Master' è un film tanto bello nella sua forza visiva quanto stimolante in quella emotiva. Se può avere un possibile neo è nella sua fragilità narrativa ma il rapporto che lega i due protagonisti è talmente forte, inquietante e ricco di sfumature da far passare quella «mancanza» in secondo piano. (...) Questo «percorso» Paul Thomas Anderson lo racconta scavando soprattutto nei volti dei suoi protagonisti che la fotografia a 70 mm restituisce in maniera stupefacente: ogni increspatura dell'anima finisce per leggersi in quelle della pelle, nelle ombre degli occhi, nelle sfumature di una fotografia (di Mihai Malaimare jr.) davvero meravigliosa. Regalandoci una magniloquenza visiva che ci restituisce sullo schermo quella intellettuale del regista". (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 2 Settembre 2012)

"Un film grandioso, per impianto e ambizioni, che riscrive la storia degli Usa nel dopoguerra attraverso due personaggi ignobili e memorabili, visti come due facce di una sola medaglia. Un'avventura epica e insieme intima che guarda alla genesi di una setta concentrandosi sui protagonisti e sui loro rapporti più viscerali anziché sulle conseguenze sociali del loro agire (...) Una prova magistrale che scoperchia zone mai esplorate dalla macchina da presa. Anche grazie a due attori giganteschi e capaci di tutto come Philip Seymour Hoffman, il maestro del titolo, 'The Master', e il suo allievo, cavia, seguace, vittima, figlioccio, Joaquin Phoenix. (...) 'The Master' non scende sul terreno della cronaca o delle supposizioni, ma ricrea sotto i nostri occhi, come «in vitro», le tecniche di manipolazione, il terreno di coltura, tutto quel complesso e cialtronesco apparato di test, rituali, dimostrazioni pratiche, formule esoteriche, grazie a cui il «Maestro» di turno stabilisce il potere sui suoi seguaci. (...) Anderson sa bene che la mente umana comincia molto più in basso del cervello. E non perde occasione per mostrarcelo. (...) L'epilogo non sarà all'altezza, al cinema iperbolico e visionario di P.T. Anderson non si addice la necessità di concludere, l'obbligo di chiudere un caleidoscopio traboccante di illuminazioni in una morale, per quanto provvisoria". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 Settembre 2012)

"Il film però non è una denuncia della pericolosità delle sette, e nello stesso tempo non rende credibile il carisma nero di Dodd e neppure il suo successo planetario, anche se è il bravissimo Seymour Hoffman. Insomma, non ce ne importa niente". (Natalia Aspesi, 'La Repubblica', 2 Settembre 2012)

"'The Master' di Paul Thomas Anderson non è purtroppo il capolavoro annunciato. Dimenticate la potenza de 'Il Petroliere'. La storia, per quanto negato dall'autore, è del tutto ispirata alla figura di Ron Hubbard, fondatore di Scientology (...) Un difetto del film, pure strepitoso per qualità filmica, è il duello impari fra attori protagonisti. Troppo bravo Seymour Hoffmann nella parte del simil-Hubbard, troppo caratterista e un po' gigione Joaquin Phoenix nel ruolo del matto devoto". (Curzio Maltese, 'La Repubblica', 2 Settembre 2012)

"Quando uno ha diretto due film come 'Magnolia' e 'Il petroliere', le attese diventano automaticamente alte. Quando poi la «vulgata» mediatica afferma, ormai da mesi, che il nuovo 'The Master' è «il film su Scientology», queste attese si moltiplicano. E se poi il film si rivela inferiore a 'Il Petroliere' (che pure ricorda, in molte cose), la delusione è inevitabile. (...) sulle pratiche sempre più estreme con le quali Dodd conquista Quell e altri deboli esseri umani, il film si arena. L'Anderson sceneggiatore non è all'altezza dell'Anderson regista: la trama non sa più dove andare, e la possibile riflessione su un'America post-bellica bisognosa di sicurezze e di cose, anche folli, in cui credere si perde. 'Il petroliere' era un grande apologo sul capitalismo e sul rapporto, sempre fruttifero in America, tra Dio e il dollaro. 'The Master' è invece, come dice Anderson, una storia d'amore fra due casi clinici. Un po' poco, rispetto a ciò che ci si attendeva". (Alberto Crespi, 'L'Unità', 2 Settembre 2012)

" (...) analizza le scaturigini delle varie sette Moon e succedanee e, ce lo indica il titolo stesso un po' orientaleggiante, ha poco a che fare con la cronaca dei nostri giorni, con gli scienziati o i fantascienziati della fede di Hollywood Boulevard, che non meritano certo lo sforzo di un feature-movie interpretato da due super star al massimo della forma come Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix. Si tratta, per Anderson, di deipnotizzare i deipnotizzatori, come si vanta di essere Lancaster Dodd (Hoffman, qui potente come Mitchum in 'La morte corre sul filo')". (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 2 Settembre 2012)

"(...) film attesissimo e molto applaudito, di sublime coraggio anche nelle imperfezioni: sfida al sogno americano e alla narrazione tradizionale e gesto d'amore per un cinema potente, fisico, nutrito dal mito di una frontiera che ha perduto le sue illusioni". (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 2 Settembre 2012)

"Complesso, denso come la materia trattata, lontano dalle trappole narrative di tanto cinema hollywoodiano, 'The Master' è una prova di grande cinema, fatto di immagini epiche, personaggi perfettamente disegnati, straordinarie performance, una sceneggiatura capace di scavare nei luoghi più oscuri dell'America e dell'animo umano". (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 2 Settembre 2012)

"Domande e risposte, scetticismo, prigioni dialettiche di cui non si trova più la chiave. Più che un'opera su Scientology e Ron Hubbard a cui senz'altro Anderson si è ispirato (...) 'The master' somiglia a uno straordinario dipinto sull'amore irragionevole. (...) Non pretende di spiegare ogni nesso, ma dipana per oltre 2 ore la sua trama. Scrittura, poesia e immagini in perenne compromesso con il rischio. Quello dell'estetica fine a se stessa, della latente passione omosessuale di due individui (precettore e allievo, quasi un simposio ateniese) reciprocamente indispensabili per mostrare alla platea adorante degli adepti l'esempio da seguire. Tracciando la linea tra fideismo e plagio, conquista e desiderio, tenebra e luce". (Malcom Pagani, 'Il Fatto Quotidiano', 2 Settembre 2012)

"In 'The Master' sono straordinari Philip Seymour Hoffman, il maestro della storia che evoca Ron Hubbard, fondatore di Scientology, e Joaquin Phoenix, il marinaio suo allievo che torna dalla Seconda Guerra Mondiale, disadattato e alcolista. (...) Come è perfetta Amy Adams nel ruolo dell'acida moglie del santone. (...) Purtroppo le qualità della pretenziosa pellicola in 70 millimetri, e dunque girata con una tecnica complicata (sono rimaste pochissime le sale cinematografiche dotate di attrezzatura adeguata a proiettarle), finiscono qui. Non bastano due attori superbi per fare del buon cinema se la storia è lenta, prevedibile, persino un tantino spocchiosa. Nella quale, dopo un lungo preambolo, si inizia a chiedersi quando cominci il film". (Maurizio Caverzan, 'Il Giornale', 2 Settembre 2012)

"Anderson scolpisce personaggi corrosi da demoni e manie di grandezza, senza tener conto dell'eccesso di format e durata". (Dina d'Isa, 'Il Tempo', 2 Settembre 2012)

"Phoenix e Philip Seymour Hoffman esaltano il film, che regala anche immagini di straordinaria intensità, a partire dai primi indimenticabili cinque minuti". (Elisabetta Esposito, 'La Gazzetta dello Sport', 2 Settembre 2012)

"Narrato con febbrile visionarietà dall'autore, interpretato con rabbia, punteggiato da passaggi forti che lasceranno il segno, il film è per Hollywood e i numerosi adepti di Scientology uno specchio oscuro, fastidioso. E infatti girarlo è stata una corsa a ostacoli. Vinta". (Piera Detassis, 'Panorama', 30 Agosto 2012)
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