The Killer Inside Me

USA - 2010
2/5
The Killer Inside Me
Profondo Sud statunitense, primo dopoguerra. A volte la piccola provincia americana cela dietro la sua maschera di rispettabilità orrori incredibili. È il caso dell'indolente e noioso Lou Ford, all'apparenza inappuntabile tutore dell'ordine, e della spirale di violenza a cui darà il via...
  • Altri titoli:
    Der Mörder in mir
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: 35 MM, CINEMASCOPE (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo "L'assassino che è in me" di Jim Thompson (Fanucci Editore)
  • Produzione: CHRIS HANLEY, ANDREW EATON, BRADFORD L. SCHLEI E SUSAN KIR PER STONE CANYON, MUSE, REVOLUTION PRODUCTION IN ASSOCIAZIONE CON WILD BUNCH, CURIOUSLY BRIGHT ENTERTAINMENT & INDION ENTERTAINMENT GROUP, BOB FILM & FILM I VAST
  • Distribuzione: BIM
  • Vietato 14
  • Data uscita 26 Novembre 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Fece gridare allo scandalo, poco meno di un anno fa, al Sundance Film Festival: anche per questo motivo, probabilmente, Michael Winterbottom ha rimesso mano al montaggio definitivo di The Killer Inside Me, riducendo i famigerati sette minuti del pestaggio di Jessica Alba ad una manciata di secondi. Che bastano comunque per inquadrare, definire i contorni di un personaggio difficilmente "collocabile": vicesceriffo serafico e misurato di una piccola contea texana dei primi anni '50, Lou Ford (Casey Affleck, al solito superbo) viene incaricato di far sloggiare la prostituta Joyce (Alba), "rea" di aver fatto innamorare il figlio del più importante e losco affarista della zona. Accolto in malo modo, risponde brutalmente: alla donna non dispiace e da quel momento inizia tra i due una relazione a base di sesso e violenza. Che sfocia in tragedia quando Lou "modifica" i termini di un accordo che non sarà più rispettato, lasciando campo libero alla sua indole di sadico psicopatico.
Si confronta con l'agghiacciante testo di Jim Thompson (scritto nel 1952) il britannico Winterbottom, ma perde di vista lungo il cammino la potenza di un racconto costruito interamente sulla narrazione in prima persona del protagonista, perversa mente criminale con un passato segnato da abusi e violenze. Fuggendo in modo quasi programmatico le derive del cinema pulp sdoganato da Tarantino, il regista di A Mighty Heart e Road to Guantanamo è sì impietoso quando si tratta di sfigurare il bel volto di Jessica Alba e non fa sconti neanche più avanti, quando c'è da pestare la "fidanzatina" Kate Hudson, ma perde di vista rigore e credibilità per quello che riguarda la struttura e le dinamiche della messa in scena, intanto senza mai fare un passo al di là della maniera e, soprattutto, popolando il racconto di figure di contorno che, incredibilmente, continuano a brancolare nel buio per quello che riguarda la risoluzione delle indagini. Al punto da non accorgersi nemmeno, verso l'epilogo del film, che la casa di Lou è impregnata di benzina e pronta ad esplodere da un momento all'altro. Ulteriore inverosimiglianza di un'opera che, coinvolgendo (inutilmente) nel pre-finale anche l'ormai ingolfato Bill Pullman, soffre di continui e noiosi sbandamenti dimenticando troppe volte il primo interlocutore di riferimento: il pubblico.

NOTE

- REMAKE DEL FILM OMONIMO DIRETTO NEL 1976 DA BURT KENNEDY.

- PRESENTATO IN CONCORSO AL 60. FESTIVAL DI BERLINO (2010).

CRITICA

"'The Killer Inside Me' di Michael Winterbottom, tratto da un libro di Jim Thompson, è una delle più monumentali nefandezze mai viste su uno schermo. Winterbottom si conferma regista schizofrenico, capace di opere dignitose (come il recente 'Genova', girato nella città ligure) e di autentiche catastrofi. Thompson è uno scrittore in cui le trame cascano a pezzi e l'atmosfera è tutto: qui l'atmosfera non c'è, anche perché un inglese in Texas è fuori posto come un pisano a Livorno, e tutto viene aggravato dalla presenza come protagonista pluri-omicida e voce narrante di Casey Affleck, che scalza ufficialmente suo fratello Ben dal trono di attore più broccolo del mondo. Un film totalmente sbagliato, 'The Killer Inside Me': e per una volta non possiamo dar torto agli americani che, in occasione del Sundance, hanno deplorato l'eccessiva violenza di due scene." (Albero Crespi, 'L'Unità', 20 febbraio 2010)

"Non è solo la violenza gratuita a condannare il film: il noir non è decisamente nelle corde di Winterbottom che rallenta il ritmo fino alla noia, punta tutto sulla morbosità del protagonista e pecca di poca verosimiglianza in scene che un qualunque film americano di genere avrebbe curato nei minimi dettagli." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 20 febbraio 2010)

"Va detto che schiaffoni e sesso non bastano a rendere l'atmosfera ambiguamente noir del romanzo di Jim Thompson, sceneggiatore di Kubrick, da cui il film è tratto. Il risultato somiglia più a una cartolina vintage tra Freud e la Bibbia, con Affieck che esibisce risatina perenne da pazzo e quasi non muove la faccia per dare meglio il tono della provincia americana... Ammiccamenti a 'Twin Peaks', al banconi di Hopper, qualche suggestione di Ellroy (anche lui, problemi con la storia della mamma...) e 'Shame Shame Shame on Me' a tutto volume. Winterbottom non è un regista postmoderno, il noir scivola così nel melò finale che unisce nel fuoco dell'amore sadomaso vittima e carnefice sulle note di 'Una furtiva lacrima', perché, naturalmente, il nostro Lou è anche un appassionato melomane." (Cristina Piccino, 'Il manifesto', 20 febbraio 2010)

"Ennesima scialba prova di regia dello sfortunatamente prolifico Michael Winterbottom (...) troppo lento per essere un buon thriller, troppo convenzionale per diventare un film maledetto." (Massimo Benvegnù, 'Il Riformista', 20 febbraio 2010)

"Anche l'orrore diventa rétro. Da quando gli horror sono diventati un consumo di massa (una volta erano minoritari e sovversivi), una certa frangia del cinema d'autore coniuga choc e nostalgia in cerca di etichette 'culturali'. È il caso del violentissimo 'The Killer Inside Me' che Michael Winterbottom ha tratto dal romanzo omonimo di Jim Thompson (Fanucci) mantenendo l'ambientazione originale. Cosa porta nel nostro presente quella provincia texana anni '50 se non un profumo d'epoca vago e dolciastro? È quanto non smettiamo di chiederci assistendo alle gesta di Casey Affleck (sempre perfetto con quella faccia da ragazzino nei ruoli da psicopatico), sceriffo che uccide a pugni la giovane prostituta con cui ha un legame sado-maso (Jessica Alba), poi la sua fidanzata e altri personaggi. L'eclettico Winterbottom dettaglia delitti, traumi d'infanzia e macchinazioni criminali con la stessa indifferenza malata unita a un occhio indiscutibile per l'erotismo. Senza però mai scalfire quel senso di meticolosa insoddisfazione e scarsa motivazione che lasciano addosso quasi sempre i suoi film." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 16 novembre 2010)

"Dice Stephen King che oggi la gente ama i thriller perché è abituata all'orrore. Jim Thompson (1906-1977), autore di noir tra i più riusciti del dopoguerra, da cui sono estratti 'Getaway' di Peckinpah o 'Colpo di spugna' di Tavernier, negli anni '50 lavorava sull'inquinamento della personalità sociale, sull'inside, che sta all'origine del fenomeno. (...) Winterbottom trascrive su schermo questa celebre fenomenologia del serial killer mimetizzato nel potere e nella violenza latente circostante con minuziosa fedeltà, liberando però nella sua immagine una passione focale per Fritz Lang e Aldrich alla prova del giallo postmoderno, con qualche eco di Lynch. Per dire che, sul tema, prevale il gusto per l'intrattenimento, cosa che in Thompson ha un equilibrio diverso. Casey Affleck sembra nato per questa parte da psicopatico spietato." (Silvio Danese, 'Nazione, Carlino, Giorno', 26 novembre 2010 )

"Nel Texas degli anni Cinquanta ancora non si premette a ogni arresto la formula: 'Tutto ciò che dirà potrà essere usato contro di lei'. Qui tutto è viscido di petrolio e di sesso mercenario. Il solo amore sincero e condiviso è per il dollaro. 'The Killer lnside Me' ('L'assassino che è in me') è un romanzo di Jim Thompson. Lo portò sullo schermo Burt Kennedy nel 1976. Ora l'ha rifatto - presentandolo all'ultimo Festival di Berlino - l'inglese Michael Winterbottom, che ne ha esacerbato la critica dell'America, raccontando di un vicesceriffo capace di tutto. Da vedere e da far vedere." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 26 novembre 2010)
"Ottimo ricalco dei noir di una volta, ricordi di Bogart e Chandler, con un po' di patologia sessuale in più. La storia del disturbato vice sceriffo del Texas che uccide seminando indizi è tratta dal libro di Thompson ed è diretta senza un attimo di tregua da un Winterbottom in temporaneo calo ideologico ma voglioso di ricreare, tra prepotenze e atmosfere malate, un clima hard boiled in cui si arrabattano benissimo Casey Affleck, le sue signore (Alba e Hudson) e le sue ambigue vittime." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 26 novembre 2010)

"Jim Thompson scrisse 'L'assassino che è in me' nel '52 e fu cult della narrativa noir nichilista americana. Nel '76 un certo Burt Kennedy ne ricavò un film, passato all'oblio. Winterbottom, perversamente, dissotterra l'uno e l'altro generando un monster in tutti i sensi. (...) Il versatile esponente di certo new Brit cinema non è nuovo a clamorose cadute di sostanza e stile, che alterna a momenti interessanti della sua filmografia, specie agli esordi. Qui siamo, purtroppo per lui, nel territorio del caos manieristico, insistito e fastidioso." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 26 novembre 2010)
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