The Judge

USA - 2014
4/5
The Judge
Le vicende dell'avvocato Hank Palmer, costretto a tornare nella cittadina d'origine dopo che il padre, un giudice con il quale i rapporti erano nulli da tempo, viene accusato di omicidio. Hank inizierà ad indagare per scoprire la verità e, parallelamente, si riavvicina agli affetti che aveva abbandonato molti anni prima.
  • Durata: 141'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: DAVID DOBKIN, SUSAN DOWNEY, DAVID GAMBINO PER BIG KID PICTURES, TEAM DOWNEY, VILLAGE ROADSHOW PICTURES, WARNER BROS.
  • Distribuzione: WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA
  • Data uscita 23 Ottobre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Alessandra De Tommasi
Anche senza l'armatura di Iron Man il nuovo personaggio di Robert Downey Jr., Henry “Hank” Palmer, si sente invincibile: il protagonista di The Judge sfreccia per le strade di Chicago a bordo della sua Ferrari, domina nelle aule di tribunali condendo le arringhe argute con cinismo e arroganza, sfoggia una moglie-trofeo (“col fondoschiena da pallavolista”, parole sue) e vive in una villa da svariati milioni di dollari. La sua vita, insomma, sembra perfetta o almeno crede che lo sia finché questo presente all'apparenza idilliaco non deve scontrarsi con un passato mai del tutto cancellato.Quando, dopo 20 anni, torna nella cittadina di provincia dov'è nato e cresciuto per partecipare al funerale della madre e si ritrova all'ombra del padre, il giudice che dà il titolo al film, Joseph Palmer (il Premio Oscar Robert Duvall). L'incontro-scontro con la personalità di spicco locale riporta a galla conflitti mai sopiti. La sua famiglia, dice, sembra un “dipinto di Picasso”. Il salto indietro nel tempo lo mette spalle al muro anche come padre perché con la sua bambina – di cui non conosce il nome del pediatra né della maestra – in fondo ha trascorso solo fugaci momenti tra una deposizione e un processo. Tra le mura domestiche Hank non è affatto un avvocato di grido ma un figliol prodigo, anche se con la t-shirt dei Metallica).Intensa e intimista, questa prima pellicola firmata dalla casa di produzione Team Downey si rivela un progetto complesso per i livelli emotivi che riesce ad esplorare mentre si assiste all'ascesa e alla caduta del magistrato al centro della scena. Accusato di omicidio, l'uomo è costretto a rivolgersi all'ultimo difensore che avrebbe mai pensato di interpellare, il secondogenito Hank.Diretto con maestria da David Dobkin, che ne ha curato il soggetto assieme a Nick Schenk ispirandolo alla sua esperienza personale, The Judge rivela una potenza espressiva disarmante. Puntando i riflettori sulle ombre di un piccolo centro e scavando tra le miserie umane, spiazza e convince. Riporta lo spettatore all'infanzia, lo spinge a ripercorrere legami parentali e familiari forse lisi o addirittura spezzati ma senza buonismi né retorica.Un racconto onesto, quindi, che spoglia di ogni orpello la Giustizia mostrando le fragilità dell'uomo dentro la toga. Una metafora splendidamente affrescata, che dosa i toni della narrazione con sapiente maestria, sfruttando l'immenso talento di interpreti camaleontici, che danno il volto alla pubblica accusa (Billy Bob Thornton), all'ex fiamma mai dimenticata (Vera Farmiga) e al novellino del foro (Dax Shepard). In pausa dal milionario filantropo/eroe Marvel e dal detective nato dalla penna di sir Conan Doyle, Robert Downey Jr. conferma di non aver bisogno di alcun superpotere né di effetti speciali per conquistare l'anima dello spettatore.

NOTE

- ROBERT DOWNEY JR. FUGURA ANCHE COME PRODUTTOERE ESECUTIVO.

- ROBERT DUVALL E' STATO CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2015 COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA.

- ROBERT DUVALL E' STATO CANDIDATO ALL'OSCAR 2015 COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA.

CRITICA

"Film di mattatori, di scene madri e padri, di tragedia quasi greca ambientata nell'Indiana e con due star che possono scambiarsi le iniziali sulla camicia: R.D. (...) Più che un legal thriller alla Grisham, 'The Judge' è un court movie, un film che contiene un processo, in cui fa capolino tutta la drammaturgia di O' Neill e molto Tennessee Williams, e pure i libri di Thomas Wolfe e 'II buio oltre la siepe' della Lee, sui contrasti familiari (...) radice di cultura americana, eterna rivalità di un asciuttissimo mélo tra un senior malato e junior. (...) Dobkin, regista ilare di 'Due single a nozze', cambia registro e imbocca una via più classica. Downey mira all'Oscar con classe e misura, ma Duvall è un leone, istrione silenzioso che uccide e viviseziona con lo sguardo esprimendo disagi esistenziali. E poi un altro avvocato eccezionale, Billy Bob Thornton, che fa grande un piccolo ruolo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 ottobre 2014)

"Dopo aver incassato una montagna di dollari truccandosi da Iron Man e Sherlock Holmes, il carismatico Roben Downey Jr. ha deciso di mostrare quanto è bravo: così ha prodotto e interpretato un mélo giudiziario. (...) Vero è che il 'courtroom movie' è sempre stato un veicolo di scene-madri: però nel caso il dramma famigliare prende il sopravvento e la parte giudiziaria si riduce a un artificio, un dispositivo con parecchi dettagli incoerenti e poco probabili; a cominciare dal fatto che Joseph debba ricorrere proprio all'aiuto del figliol prodigo. Senza contare che il film, nella sua lunghezza spropositata (2 ore e 20'), non si nega neppure una sottotrama sentimentale inessenziale. In ogni caso Downey Jr. sembra prendere molto sul serio la faccenda: al punto da cadere per dritto nell' istrionismo." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 23 ottobre 2014)

"Lungi dall'essere un ulteriore capitolo delle (ottime!) saghe fantasy 'Iron Man' o 'Sherlock Holmes' 'The Judge' rappresenta il ritorno di Robert Downey Jr. a un cinema realistico in un ruolo «serio». Ed è incontestabile che il valore del film è assicurato dalla sua presenza e dal suo duetto a schiaffo con Robert Duvall: anni 83, granitico, grave, integerrimo quanto l'altro Robert è fatuo, brillante, amorale. Aggiungi che Duvall incarna un giudice che per anni ha amministrato con adamantina severità la giustizia nel tribunale di Carlinville, Indiana; mentre Downey riveste i panni di brillante avvocato di Chicago noto come il difensore dei «ricchi e colpevoli». E soprattutto aggiungi che questi due uomini radicalmente diversi e in conflitto sono un padre e un figlio. (...) Sul piano del legal thriller, la suspense è affidata al motivo che il giudice, soggetto a vuoti di memoria, non ricorda nulla dell'accaduto: sarà colpevole, sarà innocente? Ma, dentro questa cornice alla Grisham, a prevalere è l'aspetto del sofferto dramma familiare, con Downey che si preoccupa di salvare il genitore dalla prigione, mentre questi ha solo a cuore il trionfo della giustizia, costi quel che costi. Sono a confronto due Americhe, quella della metropoli e quella della provincia, due generazioni e due grandi interpreti che è un piacere veder giocare a contrasto. Peccato la prevedibilità della pur diligente regia di David Dobkin. E peccato che il copione firmato (con Bill Dubuque) dal Nick Schenck di 'Gran Torino' si attardi in sotto trame sentimentali che restano meri diversivi (...) invece di concentrarsi con maggior finezza sulla relazione padre-figlio. Ma quel duro giudice Duvall infragilito dall'incalzare della malattia e della vecchiaia e quel rampante avvocato Downey emozionalmente sopraffatto dal riaffiorare del passato sono figure che restano." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 23 ottobre 2014)

"Family drama extra-long, 'The Judge' trova mille motivi per farsi interpretare quale nuovo ed ennesimo capitolo sull'America ribelle ai suoi Valori fondativi, decadente dai suoi Padri della Patria. Emblematico il rapporto tra padre-Giudice e figlio-difensore dei criminali. Peccato la regia non sia all'altezza dei contenuti." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 23 ottobre 2014)

"Piacerà a chi ama da sempre i bei melodrammoni giudiziari all'americana. Un genere in cui eccelleva fino a qualche anno fa la buonanima Sydney Lumet (che con 'Il verdetto' e 'Daniel' diede le sue opere più grandiose). Lumet non c'è più, e al suo posto è stato chiamato un regista di poco nome David Dobkin che qui dà solo una buona prova professionale. Non importa. Alla faccia di chi è incatenato all'idea del «cinema d'autore» in casi del genere non ha troppa importanza chi sta dietro la macchina da presa. Importa la sceneggiatura (che deve essere di ferro). Importa la recitazione. Che deve essere d'oro. Qui certamente è aurea. E non solo per quanto riguarda Robert Downey jr (sul quale è stato costruito il film). E Robert Duvall, che sembra nato per recitare il patriarca sul piedistallo. II cast è folto e brillante e non è radunato solo per dare lustro ai titoli di testa. Vera Farmiga (che fa l'ex di Hank), Vincent D'Onofrio (il fratello), Billy Bob Thornton, tutti hanno la possibilità di ritagliarsi un notevole spazio. Merito di una sceneggiatura (tanto di cappello a Nick Schenck e Bill Dubuque) che è riuscita a raccontare il conflitto principale senza trascurare il quadro, i peccati e i rabbiosi conflitti della piccola Peyton Place dell'Indiana." (Giorgio Carbone, 'Libero', 23 ottobre 2014)

"Drammone famigliare con sguardo sulle aule di giustizia. Eccessivamente prolisso, ma con dialoghi azzeccati, un paio di scene cult e due attori perfetti." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 23 ottobre 2014)

"In «The Judge» David Dobkin, autore con altri del soggetto nato da una esperienza personale, ha puntato sulle performances degli attori, tutte notevoli (superbe, comunque, quelle di Robert Duvall e di Robert Downey Jr., anche produttore) nel raffigurare (la fotografia è di Janusz Kaminski) una storia drammatica - un «familydrama» in un «court movie» (film con processo) - nello svolgimento della quale, purtroppo, non ha saputo del tutto evitare svolte e toni melodrammatici. La storia del viaggio verso le origini, verso un mondo sentimentalmente rimosso, una storia, articolata in scene intense, di incontri e di scontri fra il passato e il presente, fra scelte e modi di concepire, di vivere la vita, privilegiando o indiscutibili priorità o accomodanti opportunismi. Un racconto con alcune inessenziali sottotrame, non originale, meticolosamente costruito, in cui Dobkin propone, immutati, sperimentati iter narrativi, disegnando rinnovate necessarie relazioni umane, alcune culminanti in strazianti momenti di inestinguibile, ardente umanità." (Achille Frezzato, 'L'Eco di Bergamo', 25 ottobre 2014)

"Difficile giudicare 'The Judge'. E' come il suo protagonista Hank Palmer: a volte perfetto, a volte pessimo. (...) in Indiana il film ingrana la quarta. Alla sgradevolezza delle prime scene di Chicago si affiancano struggenti momenti di dramma familiare e realismi antihollywoodiani (Hank aiuta il padre in bagno dopo un attacco di diarrea tra imbarazzo e risate liberatorie; grande momento di cinema) dove Robert Downey Junior (Hank) la smette di fare le faccine da supereroe e si lascia andare a momenti di debolezza (dovevano essere di più) con un gigantesco papà giudice interpretato da Robert Duvall. Il film è sul conflitto tra maschi in famiglia e sull'enigma che ci riguarda tutti: potremo mai cancellare i nostri traumi di figli che vogliono essere sempre imputati per diventare finalmente padri che hanno la responsabilità di fare i giudici? Ci eravamo dimenticati quanto può essere bravo Downey Jr. senza la tuta metallica di Iron Man o l'onniscienza di Sherlock Holmes. Bentornato tra noi mortali, caro Robert." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 27 ottobre 2014)
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