The Host

USA - 2013
2/5
The Host
La Terra è stata colonizzata dalle "Anime", una razza aliena che si è impossessata dei corpi degli umani e ha trasformato il pianeta in un mondo pulito, sicuro e pacifico; ma a un costo incalcolabile: gran parte della razza umana, infatti, è stata annientata. Tuttavia, alcuni umani sono riusciti a nascondersi e a vivere in clandestinità, lottando contro i Cercatori, il cui lavoro è quello di procacciare corpi umani per le nuove Anime in arrivo. Tra loro c'è anche la giovane Melanie, che vive in un rifugio sotterraneo in mezzo al deserto insieme al suo ragazzo Jared, al suo fratellino di 11 anni Jamie, a suo zio Jeb e a sua zia Maggie. Quando Melanie viene fatta prigioniera da una Cercatrice, cerca di uccidersi ma miracolosamente sopravvive e le viene chirurgicamente impiantata un'Anima chiamata Wanderer, incaricata di estrarre dalla memoria della ragazza informazioni su altri umani ribelli. Qualcosa, però, non va come previsto: la coscienza di Melanie si oppone strenuamente, rifiutando di farsi sopraffare e scomparire, e convince Wanderer a farla tornare dalla sua famiglia. Giunta al rifugio, Wanderer - ora conosciuta come Wanda - incontra Ian l'uomo che è destinata ad amare, dando vita così a un insostenibile conflitto interiore tra lei e Melanie. Inoltre, avendo tradito la propria razza per aiutare Melanie a salvare la sua, Wanda sarà perseguitata dalla Cercatrice, per una scioccante ragione che solo lei conosce.
  • Durata: 125'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA, THRILLER
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA
  • Tratto da: romanzo "L'ospite" di Stephenie Meyer (ed. Rizzoli)
  • Produzione: NICK WECHSLER, STEVE SCHWARTZ, PAULA MAE SCHWARTZ, STEPHENIE MEYER, PER NICK WECHSLER PRODUCTIONS, CHOCKSTONE PICTURES
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES
  • Data uscita 28 Marzo 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Questi alieni non sono così malvagi. Anzi, si comportano decisamente meglio degli uomini: non inveiscono, non rubano, non uccidono, non odiano. Ma nemmeno (si) amano.
Nel futuro illuminato ma anaffettivo immaginato da The Host (dal libro di Stephenie Meyer) il pane delle distopie totalitarie è cosparso di marmellata hippie. Creature chiamate “Anime” sono giunte nel nostro pianeta per portarvi benessere e armonia, cancellando la natura bellicosa dei loro abitanti. Corpi umani ridotti a involucri e “ospiti” che se ne impadroniscono, appropriandosi di tutto il pacchetto, pensieri e ricordi annessi.
Se il fine giustifica i mezzi, il prezzo della pace è un conformismo spaventoso. Persino nell’aspetto: i terrestri “occupati” sembrano tutti biondi, anche i neri, in una sorta di revival ariano di iridi azzurro-fluorescenti, posture rigide e facce spartane. C’è chi resiste. E’ una frangia umana che vive clandestinamente e si prepara alla lotta contro gli odiati visitors. E se una convivenza fosse invece possibile? Lo strano caso di Wanda, un ospite che non riesce a domare lo spirito fiero della sua “occupata” (Melania) potrebbe fornire la chiave per un futuro diverso.
Di sicuro c’è che la storiella derivativa e new-age della Meyer non fornisce scampo al povero Andrew Niccol la cui parabola discendente, iniziata già con In Time, subisce una decisa accelerata. E dire che di spunti buoni ce n’erano – idolatria del controllo, irriducibilità della coscienza, estetizzazione del sistema, stigmatizzazione del diverso – tanto che per una buona mezz’ora si rivede l’autore di Gattaca, il regista teorico, quello capace di deviare il più banale dispositivo narrativo verso traiettorie pensanti, inedite per un blockbuster americano.
La messa in scena di ghiaccio – non nuova, certo, ma pur sempre suggestiva – e il confronto/scontro tra due esseri politici agli antipodi, che sono anche due attrici meravigliose (l’inflessibile Diane Kruger e la dubitante Saoirse Ronan), regalano un’illusione che dura poco. Giusto il tempo impiegato dalla Meyer per ricordarsi che The Host è soprattutto cosa sua (l’autrice di Twilight è anche produttrice); che, dunque, Wanda/Melania non deve far altro che ripetere le gesta di Bella (sì quella di Kristen Stewart), essere contesa tra due uomini, tormentarsi tra una natura umana e una tentazione aliena; che l’amore vince tutto pure quando è combattuto esso stesso; che non esiste conflitto che non possa essere ricomposto con un po’ di buona volontà, tanto in camera da letto quanto in guerra.
Poco male se questa brusca sterzata dal ghiacciolo teoretico all’iperglicemico rosa confetto finisca per sacrificare caratteri (la Kruger esce praticamente di scena), intelligenza e coerenza narrativa: The Host condivide in fondo l’infame destino dei suoi personaggi, rivelandosi un corpo in cui l’anima di Niccol e quella della Meyer, non potendo convivere, confliggono. E il film muore.

CRITICA

"D'accordo che Niccol ha scritto 'Truman show', ma la rendita finirà se non riacquista ritmo e humour. Che mancano in questi 125' di un futuro in cui alieni, le Anime, entrano nel corpo umano. Ispirato al libro della Meyer, la fantasia s'arena sullo scoglio spirituale rovistando senza estro tra carte e colpe, insistendo su un unico registro." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 28 marzo 2013)

"Da 'Gattaca' a 'In Time', il regista/sceneggiatore Andrew Niccol si è fatto apprezzare per la sensibilità etico - metafisica con cui affronta il genere fantascientifico; e di 'Host' (Rizzoli) - scritto da una Stephenie Meyer stufa dei vampiri della saga 'Twilight' - lo ha di certo attratto il meccanismo di un'invasione aliena che consiste nella presa di possesso di corpi umani deprivati dell'anima.Sotto la guida di William Hurt, un gruppetto di ribelli nascosto in un'area desertica fa prigioniera un'extraterrestre che, calata nelle angeliche spoglie di Saoirse Ronan, provvederà a mediare fra i due mondi: l'uno supertecnologico e gelido, l'altro (il nostro) imperfetto e però pulsante di sentimenti e istinti. Spunto intrigante, finezza di regia, tuttavia resta arduo accettare l'amore fra un essere umano e una specie di microessere piumoso (l'alieno), sia pur avvolto in parvenze terrestri." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 28 marzo 2013)

"Il solito film sugli alieni? Piano, con i (pre)giudizi affrettati. La solita trasposizione tenerona di un libro della Meyer? Idem, come sopra. Se si finisse per catalogare 'The Host' con l'etichetta del nuovo 'Twilight' (lo si è letto in giro) si commetterebbe un errore grossolano. Questo è un buon film di fantascienza che può vivere tranquillamente di luce propria, facendo anzi impallidire (è il caso di dirlo) la saga con i «parenti vampiri» (l'autrice è la medesima). (...) Molto dipende dalla trama convincente ma, probabilmente, con una mano diversa da quella di Andrew Niccol (autore di 'The Truman Show') il film non avrebbe avuto lo stesso impatto visivo e emotivo. Un thriller futuribile che mette tensione, ben interpretato, anche se i dialoghi non sono proprio il massimo della fantasia." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 28 marzo 2013)

"Piacerà un mucchio agli amanti della fantascienza intelligente. Non lasciatevi fuorviare dal nome della soggettista, ma mefitica Stephenie Meyer di 'Twilight'. Qui la garanzia la dà il regista, Andrew Nicol autore di uno dei migliori film d'anticipazione dell'ultimo ventennio 'Gattaca'. E un bell'apporto lo dà Saoirse dal pathos irresistibile (e dal nome impronunciabile)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 28 marzo 2013)
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