The Habit of Beauty

ITALIA, GRAN BRETAGNA - 2014
The Habit of Beauty
Ernesto un fotografo di successo e la sua compagna Elena gallerista, vivono in Inghilterra da anni. Durante delle vacanze in Italia con il loro figlio, sulle montagne del Trentino, hanno un terribile incidente che sconvolgerà le loro vite. È l'inizio di un percorso intimo ed estremo, diverso per ognuno dei due che li porta a separarsi. Ernesto incontra Ian, un ragazzo di strada a cui si lega con passione. Elena incontra Stuart con cui inizia una nuova relazione tentando di dimenticare un dolore eterno. Ernesto ed Elena si ritrovano dopo tre anni, ma qualcosa di inaspettato spinge Ernesto a tornare nella sua terra d'origine, dove ancora vive l'anziana madre, nel tentativo di ricostruire i legami con il passato e con la propria identità.
  • Altri titoli:
    L'abitudine alla bellezza
    I nostri passi
  • Durata: 89'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: ENRICO TESSARIN, MIRKO PINCELLI, CRISTIANO BORTONE PER ORISA PRODUZIONI, IN ASSOCIAZIONE CON GRAN TORINO PRODUCTIONS
  • Distribuzione: EUROPICTURES (2017)
  • Data uscita 22 Giugno 2017

TRAILER

NOTE

- FILM DI INTERESSE CULTURALE REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MIBACT-DGC; IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEME E TRENTINO FILM COMMISSION.

CRITICA

"Nonostante i non pochi contributi di livello (per esempio Esmeralda Calabria al montaggio) qualcosa non torna e non convince, forse difetto di sceneggiatura. Come se i nodi (e gli snodi narrativi) fossero solo sfiorati, accennati e lasciati lì sospesi. Senza vera profondità." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 22 giugno 2017)

"«The Habit of Beauty» è un'opera prima rispettabile perché le ambizioni autoriali del neoregista Pincelli sono una volta tanto supportate da un livello tecnico di prim'ordine. (...) Il risultato migliore sta nel rigore delle inquadrature e la fluidità delle sequenze, mentre la logica narrativa qua e là si allenta pro vocando il ricorso a didascalismi e dilatazioni superflui. Un po' alterno risulta anche l'equilibrio tra gli interpreti inglesi e nostrani che tocca, peraltro, il picco qualitativo nella performance del giovane Mirallegro già fattosi apprezzare nel serial della BBC «The Village»." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 22 giugno 2017)

"(...) nella parte della gallerista Elena di «The Habitof Beauty» (...) Neri sembra ritrovare quel suo dolore nascosto, quel senso di inadeguatezza, quel malessere che, in fondo, fa parte di lei. Da attrice di lungo corso usa le proprie le corde con maestria. E dimostra che il tempo non passa mai inutilmente." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 22 giugno 2017)

"Piacerà a chi ama i melodrammi «asciugati» che fanno venire il groppo, pur rinunciando programmaticamente a scene madri e imponendo agli attori un'uniforme recitazione sottotono." (Giorgio Carbone, 'Libero', 22 giugno 2017)

"Ambizioso e scombinato dramma familiare dell'esordiente italo-inglese Mirko Pincelli." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 22 giugno 2017)

"Curioso, curato, spesso efficace nel visivo, esordio di cineasta nazionale in proficua trasferta estera: il mix di classi sociali dei personaggi (...) è ben proiettato nella geografia metropolitana, ma il mélo familiare, alla ricerca di una soluzione con un figlio sostitutivo, non aveva bisogno di un ulteriore evento tragico. Francesca Neri spicca nonostante la scarsa scrittura di sceneggiatura. Diverso e accattivante, un po' impigliato nella 'professione reporter'." ('Nazione-Carlino-Giorno', 22 giugno 2017)

"La fotografia come metafora di vita consapevole e 'riscattata' oltre che (ovviamente) carica di memoria. Non poteva che fare fuoco sulla sua primaria passione Mirko Pincelli per esordire in un lungo di finzione. Sceneggiato dal socio Tessarin con alcuni biografici riferiti al regista italiano a lungo residente a Londra, il dramma del famoso fotografo Ernesto e della sua ex compagna Elena trova forma in una narrazione che predilige le suggestioni immaginifiche al posto dei dialoghi, giustamente scarni. (...) Poteva essere un esordio dirompente, purtroppo stalli di scrittura e regia ne rendono frammentaria la fruizione." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 29 giugno 2017)
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