The Gunman

SPAGNA, GRAN BRETAGNA, FRANCIA - 2015
1/5
The Gunman
L'Agente Speciale Internazionale Jim Terrier è stato protagonista di tante missioni pericolose, troppo spesso anche discutibili. Jim ora è in cerca di riscatto e vuole cambiare vita: insieme alla compagna Annie, di cui è profondamente innamorato, ha intenzione di trasferirsi in un villaggio africano del Congo, dove ha sede una ONG impegnata nella fornitura di acqua potabile agli abitanti. Tuttavia, il passato continua a tormentarlo e Jim, costretto a tornare in azione, si muoverà in lungo e in largo per l'Europa usando tutte le risorse per le quali è stato addestrato per riuscire a sopravvivere e dimostrare la sua innocenza...
  • Altri titoli:
    The Prone Gunman
  • Durata: 115'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Tratto da: romanzo "Posizione di tiro" di Jean-Patrick Manchette (ed. Einaudi, coll. Stile Libero)
  • Produzione: SEAN PENN, ANDREW RONA, RON HALPERN PER SILVER PICTURES, NOSTROMO PICTURES, PRONE GUNMAN, IN COPRODUZIONE CON TF1 FILMS PRODUCTION
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 7 Maggio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Emanuele Rauco
Pierre Morel è uno dei figli di Luc Besson, un regista francese trasferitosi a Hollywood per girare film d’azione discutibili (Io vi troverò) o indecenti (From Paris with Love). Emancipatosi dal mentore, Morel resta su quella scia ma anche grazie a Sean Penn interprete e produttore alza le ambizioni realizzando The Gunman, presentato in anteprima al Bif&st 2015.
Jim è un sicario che opera in Congo. Dopo una missione che scatena una guerra civile nel paese fugge, lasciando la sua compagna. Ma i rimorsi e il passato vogliono chiudere i conti con lui e gli danno la caccia per farlo fuori ed eliminare ogni residuo di quell’azione. Scritto da Don MacPherson e Pete Travis assieme a Penn sulla base di un romanzo di Jean-Patrick Manchette, The Gunman è un film d’azione tipicissimo, che segue le indicazioni che Bourne, Bond e Bauer hanno dato negli ultimi anni senza però costrutto né alcuna idea.
Il vero limite del film probabilmente è proprio nell’influenza di Penn, che ha realizzato questo film mentre preparava anche il suo nuovo film da regista, che non accettando la classica prestazione alimentare vuole appesantire un riciclatissimo canovaccio con alibi narrativi (la causa umanitaria, le ONG in Congo, i buoni sentimenti), un triangolo amoroso del tutto fuori contesto e che sbilancia l’economia del film e i pistolotti morali che spuntano fuori ogni dialogo su due.
In tutto questo, di personaggi e intreccio interessa poco a tutti, e sarebbe anche pacifico se l’azione fosse ottima e abbondante: e invece Morel, a mezzo servizio, si limita all’ordinaria amministrazione sfruttando poco e male combattimenti e sparatorie e le location europee. Oltre a un cast notevole da Jasmine Trinca a Idris Elba (sprecatissimo: 2 scene, 3 inquadrature), da Javier Bardem che gigioneggia a caratteristi fuori parte. Un fallimento nudo e crudo: dal punto di vista artistico e ce ne si fa una ragione, ma anche dal punto di vista industriale e commerciale, nel tentativo di catturare un pubblico che non cerca l’azione deludendo invece gli amanti di calci, pugni ed esplosioni.

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI: CANAL+, TF1, AMAZON PRIME INSTANT VIDEO E CON IL SUPPORTO DI: INSTITUTO DE LA CINEMATOGRAFÍA Y DE LAS ARTES AUDIOVISUALES, INSTITUT CATALÀ DE LES EMPRESES CULTURALS (ICEC).

CRITICA

"Tipico film compromesso tra l'action di spie alla 007 e Sean Penn, sceneggiatore e star, che vorrebbe denunciare ma si decide solo a cinque minuti dal finale lietamente di comodo. (...) spaesata Jasmine Trinca che debutta tra le fiamme (...). Puntando sull'adrenalina, critica e messaggio si annacquano e gli intenti umanitari sono da spot, ma due scene di violenza sono torride: quella asserragliata nella casa incendiata del bruto Javier Bardem e l'agguato finale durante la corrida, tipo 'Carmen'." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 7 maggio 2015)

"Posto che se ne avvertisse il bisogno, anche Penn va ad aggiungersi al club dei giustizieri dalle grosse braccia sulla base di un romanzo di Jean-Patrick Manchette e con vaghi accenni di socio-antropologia, come si conviene a un conclamato attore liberal. Malgrado ciò, 'The Gunman' non è distinguibile dal solito film d'azione per castigamatti attempato, piuttosto truculento e con l'immancabile cliffhanger finale: riservato, nel caso, alla plaza de toros di Barcellona durante la corrida (che in realtà è vietata ). Produzione europea e regia muscolare del francese Pierre Morel, già personal trainer di Liam Neeson nel prototipo della serie 'Taken'." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 7 maggio 2015)

"«The Gunman», purtroppo, è uno dei film più stupidi visti di recente e, duole dirlo, buona parte della colpa è di Sean Penn. Il grandioso attore dall'ostica personalità «alternativa» forse si vergognava di concedersi, anche come coproduttore, a una confezione così smaccatamente commerciale e, ha finito con l'imporre grossolani addentellati buonistico-impegnati alla costruzione di un personaggio utilizzato, in concreto, dal regista Morel (cattivo allievo della scuderia Besson) come il solito combattente palestrato da action-thriller di seconda scelta. Tratto da un romanzo dell'evidentemente sopravvalutato Manchette (defunto nel '95), ritenuto l'autore più politico del polar francese (...). Il sermoncino sulle multinazionali che manovrano sotto copertura per usare i paesi sottosviluppati come fonte d'immensi guadagni penzola a malapena da qualche espressione dolente di Penn o da qualche fintamente fiera battuta del dialogo, ma nel frattempo la pochezza e l'incongruenza drammaturgiche hanno condotto il film a precipitare nel ridicolo involontario." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 7 maggio 2015)

"Da 'The Sniper' al 'The Gunman' il passo poteva essere breve - sempre di tiratori scelti si tratta - e invece è enorme, quanto quello che divide il cinema d'autore dal prodotto di genere. Pensare che Sean Penn, produttore e sceneggiatore oltre che interprete, si è dato molto da fare per conferire una vena umanitaria al soggetto del libro ispiratore (...). Per cui il cinico Martin qui diventa Jim, killer perseguitato dal passato (...) e in cerca di riscatto. Penn lo incarna con intensità, ma soprattutto sfoggiando un ben oliato apparato muscolare nonché le sue doti di surfista; e del regista Pierre Morel di 'Taken' si sa che è un buon confezionatore di film d'azione e incline a pigiare sul pedale della violenza. (...) solo Javier Bardem riesce a trovare una chiave di ambiguo spessore." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 7 maggio 2015)

"Nel cast stellare e sprecato anche Javier Bardem e Idris Elba, 'The Gunman' intima che gli spari sopra sono per noi, noi al di qua dello schermo. Un fallimento senza se e senza ma quello dell'action-thriller del bessoniano Pierre Morel: malamente e vanamente ispirato al romanzo stupendo di Jean Patrick Manchette 'Posizione di tiro' (...), scopiazza pure le epopee dei tre J&B James Bond, Jason Bourne e Jack Bauer, ma alla cieca. Suicida." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 7 maggio 2015)

"Che cosa fai se accetti di recitare in un action movie commerciale ma ti vergogni perché hai vinto due Oscar da attore protagonista, diretto cinque film da regista e presieduto la giuria del Festival di Cannes? Prima cosa: collabori alla sceneggiatura, cosicché il 'contractor' cui devi prestare il corpo (Jimmy Terrier) non sia un mercenario qualsiasi, ma abbia tutta la solennità di un pensoso intellettuale. Poi vai in palestra, trasformi il tuo corpo di ruvido sex symbol in quello, letteralmente, di un pallone gonfiato e imponi al regista di inquadrarti i muscoli sempre e comunque in pose scultoree. Infine: perché non convincere la produzione a scritturare anche un'attrice di 20 anni più giovane di te per poter aggiungere una falsissima love story? Questo ha fatto Sean Penn per il primo vero ruolo acrobatico della sua prestigiosa carriera in combutta con il Pierre Morel regista di 'The Gunman', melodramma spara e fuggi (...). Penn recita con ridicola 'gravitas' mentre Javier Bardem è un insopportabile gigione (...). Deludente Jasmine Trinca come donna contesa tra i due. Morel lanciò un 56enne Liam Neeson come action star ai tempi di 'Io vi troverò' (2008). Con il 55enne Sean Penn, invece, la pistola ha sparato a salve." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 7 maggio 2015)

"Jasmine Trinca, che col personaggio non c'entra molto, (...) danni non ne fa (...). Piacerà ai fan del cinema d'azione, a quelli che non si sono persi un episodio che è uno del ciclo di 'Bourne' di 'Taken' di 'Mission Impossible'. 'Gunman' offre tanta carne per i loro denti. Anche se per quasi centoventi minuti molti rimpiangeranno un Liam Neeson nel ruolo principale. Sean Penn non lo vale, anche se ha vinto due Oscar. Perché se ha dato grandi prove in personaggi di «eccentrici» (drogati, boss mafiosi, checche perse) nei ruoli 'straight' (di normale eroe) non funziona, non sollecita l'identificazione negli under 16. Ogni volta che ci ha provato ('L'interprete' con Nicole Kidman) ha toppato, anzi ha trascinato a fondo il film. Qui ci riprova, non esalta, ma nemmeno fallisce. Anche perché s'è rivolto alla persona giusta per dargli eroico prestigio. Il francese Pierre Morel, l'uomo che sette anni fa con 'lo vi troverò' (il film più appassionante - e razzista - del nuovo secolo) diede inusitato slancio alla carriera di Liam Neeson (...). Penn, da qualche tempo in stallo colle quotazioni ha chiesto analogo miracolo a Morel e questi, occorre dire, ha fatto del suo tempo per accontentarlo. E il meglio di Pierre non è da trascurare. Grandi pezzi di bravura nelle scene d'azione, ritmi selvaggi (quelli di 'lo vi troverò'). E particolare attenzione nel cast dei secondari. Idris Elba, Javier Bardem, Ray Winstone, Mark Rylance, «cattivi» a diverso grado di cattiveria, a ogni entrata in scena aumentano i giri dell'azione. Particolare non trascurabile (anche se certo secondario nei pensieri di Morel): la storia non è neppure stupida. Tratta da un romanzo di Jean Patrick Manchette, (...) ne conserva certi umori risentiti, anarchici, disillusi. In Manchette non c'è mai lotta tra bene e male, solo belluini sforzi di sopravvivenza. Vince chi spara per primo. E si sa già che può essere una vittoria destinata a trasformarsi a breve in sconfitta." (Giorgio Carbone, 'Libero', 7 maggio 2015)

"Più che un action, sembra la parodia comica di 'Taken', paragone non casuale visto che a dirigere è lo stesso Morel. Penn (...) recita (si fa per dire) spesso seminudo, monoespressivo e con ripetuti primi piani del braccio gonfiato a steroidi. Jasmine Trinca è brava a non mettersi mai a ridere, soprattutto davanti ad un ridicolo Bardem che trasforma in macchietta la parte di un ubriaco sfatto." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 7 maggio 2015)

"Come «Banlieu 13», «Io vi troverò» e «From Paris with Love», anche «The Gunman», quarto lungometraggio del francese, classe 1964, Pierre Morel è un «action movie», la cui vicenda è lontanamente ispirata a quella di un capolavoro del moderno «noir» d'Oltralpe, il romanzo «Posizione di tiro» (...), già portato sullo schermo nel 1982 con «Il bersaglio», protagonisti Alain Delon e Catherine Deneuve. (...) Girato in Europa (Londra, Gibilterra, Barcellona) e in Africa, «The Gunman» è un thriller dalla suspense discontinua, un film d'azione con scene di cruda violenza e alcune sequenze magistrali, come quella della fuga di Jim e Annie da una villa in fiamme. Pierre Morel vi svolge un racconto dal ritmo forsennato acuito da un montaggio frenetico, una storia con una serie di colpi di scena poco sorprendenti, che coinvolge solo in alcuni momenti e che, come è stato osservato, «impiega più tempo del solito per decollare concentrata com'è sulla relazione fra personaggi non troppo raccomandabili», affidati ad attori di talento (oltre a Bardem, Ray Winstone, Mark Rylance, Idris Elba), i quali, non assecondati dal regista, non giungono a conferir loro il giusto spessore, le dovute sfumature. Un racconto (il finale è decisamente bizzarro e artificioso), nel corso del quale Morel ha trascurato, non approfondito o non chiarito circostanze rilevanti (...) o solamente sfiorato realtà drammatiche, attuali, come il ruolo delle multinazionali nel turbolento scenario africano." (Achille Frezzato, 'L'Eco di Bergamo', 12 maggio 2015)
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