The Giver - Il mondo di Jonas

The Giver

USA - 2014
3/5
The Giver - Il mondo di Jonas
In una società del futuro, dove tutte le differenze tra gli individui sono state annullate e non esiste possibilità di scelta, ogni anno, durante la "Cerimonia dei 12", viene scelto colui che diventerà il Custode delle Memorie dell'Umanità. E' così che il 16enne Jonas inizia a provare sulla propria pelle tutta una serie di sensazioni che a nessun altro membro della comunità sono concesse. Tuttavia, Jonas diventerà anche consapevole che la strada verso la conoscenza è un cammino molto pericoloso.
  • Durata: 97'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: DRAMMATICO, FANTASCIENZA
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA XT, HAWK SCOPE (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo "The Giver - Il donatore" di Lois Lowry (Giunti Editore, coll. Y)
  • Produzione: NIKKI SILVER, JEFF BRIDGES, NEIL KOENIGSBERG PER AS IS PRODUCTIONS, TONIK PRODUCTIONS, WALDEN MEDIA, THE WEINSTEIN COMPANY
  • Distribuzione: NOTORIOUS PICTURES
  • Data uscita 11 Settembre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Alessandra De Tommasi
Dopo oltre vent'anni dall'uscita in libreria arriva finalmente al cinema, grazie all'impegno di Jeff Bridges, The Giver – Il mondo di Jonas, l'epopea di un ragazzo che deve fisicamente portare addosso il peso del mondo intero. Tratto dal primo romanzo della quadrilogia firmata da Lois Lowry (Giunti editore), il film ripercorre le vicende di una società futurista, tecnologicamente all'avanguardia ma povera di emozioni. In nome della pacifica convivenza dei popoli, il governo degli Anziani (capitanato dal Premio Oscar Meryl Streep in una performance strepitosamente glaciale) ha eliminato tutte le diversità, non solo a livello climatico (non esistono né la pioggia né il sole, per intenderci) ma anche umano. Alcuni farmaci, infatti, inibiscono le emozioni e le pulsioni, impedendo ogni connessione: le relazioni interpersonali si svolgono secondo protocolli rigidi che vietano comportamenti ritenuti inaccettabili, dalle domande personali alle menzogne passando per il contatto fisico.

Non ci si innamora, al massimo si convive in serenità: i genitori del giovane protagonista, interpretati da Katie Holmes e Alexander Skarsgård, sono la prova vivente di queste convenzioni perché ligi al dovere e inamovibili. Il ragazzo ha dodici anni e si chiama Jonas (Brenton Thwaites) e, suo malgrado, viene caricato della responsabilità più grande concepita in questo sistema postapocalittico: sarà l'Accoglitore di Memorie, colui che porta con sé i ricordi delle generazioni passate per trasmetterle ad uno ed un solo uomo come sua eredità. A sua volta le riceve dal Donatore (Jeff Bridges) e pian piano quel mondo in bianco e nero in cui è abituato a vivere comincia ad acquistare colori, suoni e, poi, sensazioni di ogni genere.

Il bestseller, utilizzato come strumento didattico nel sistema scolastico di molti istituti americani, viaggia su binari diversi rispetto al film. Più introspettivo e misurato, sarebbe stato complesso da trasporre mantenendo la fedeltà assoluta alle pagine. La pellicola, quindi, si permette moltissime licenze per dare concretezza ai pensieri di Jonas e raggiunge lo scopo di aggirare la noia o la ridondanza pedagogica. Rispetta alla perfezione l'inno alla diversità del progetto originario, riflettendo il grigiore di un mondo senza cognomi né gusti né sogni. All'inizio del film Jonas dice: “Non volevo essere diverso, chi lo vorrebbe?”. In realtà la società ha deciso al posto suo e non conosce alcuna alternativa rispetto a quello che gli ha insegnato. Senza aver mai preso in mano un libro o aver sentito parlare delle antiche civiltà, è privo degli strumenti di discernimento necessari per prendere una decisione in autonomia.
Tutto, però, cambia con la conoscenza e non sono solo le orecchie e gli occhi a percepire il mondo circostante, ma il cuore e la mente: “Se non possiamo sentire – si chiede poco dopo – vivere che senso ha?”. Una delle risposte possibili è offerta appunto da questo delicato affresco diretto da Phillip Noyce e interpretato da un cast di attori emergenti dall'innegabile talento.

CRITICA

"Sulla falsariga delle allarmanti saghe fantasy da teenager, ecco un futuribile mondo tecnologico, scolorito e omologato al peggio (...). La banalità del bene, del male, soprattutto di questo cinema orwelliano che ci avverte sulla scomparsa delle specifiche qualità." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 11 settembre 2014)

"Per il cast all stars sarebbe il caso di precipitarsi in sala, però i divi in questione si ritrovano invischiati in una trasposizione del romanzo «The Giver» (...) alquanto usurata, greve e illogica. (...) Iniziata in bianco e nero, la farraginosa favola fanta-coscienziale diventa a colori mano a mano che Jonas va imparando ad amalgamare le proprie emozioni alle tonalità occultate del mondo: le chiacchiere prevalgono sulla tensione e il buon livello della confezione è funestato dalla pseudofilosofica pretensione." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 11 settembre 2014)

"Girato con un budget relativamente modesto, 'The Giver' non vanta colpi di scena spettacolari e i giovani protagonisti non sono abbastanza interessanti, tuttavia Phillip Noyce si conferma valido cineasta: felice la sua intuizione di partire in bianco e nero, ritrovando il colore sulla scia delle scoperte - mare neve musica odori - di Jonas; e suggestiva la scenografia che contrappone al razionale, anestetizzato mondo della Comunità, l'antico tempio-biblioteca del sapere in bilico sull'abisso e affacciato sulle nuvole." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 11 settembre 2014)

"Piacerà a chi ha letto vent'anni fa il romanzo di Lois Lowry (il primo, salvo errore, del filone 'young-adult'). Lo commuoverà di sicuro l'interpretazione appassionata e convinta di Jeff Bridges nei panni del Giver." (Giorgio Carbone, 'Libero', 11 settembre 2014)

"(...) ispirato a un libro di molto successo vent'anni fa, scritto da Lois Lowry. L'ho letto per dovere professionale ma non mi ha convinto, così come non mi ha veramente convinto il film che ha poi diretto Phillip Noyce di cui si ricorderà almeno 'Ore 10 calma piatta' e 'Il collezionista di ossa'. I nodi intricati dei ricordi, persi e poi ritrovati, non sono sempre semplici da decifrare e così quelle regole buffe che dovrebbero far funzionare la comunità, collocata per di più in un futuro scenograficamente così asettico, da coinvolgere solo di rado, popolato oltre a tutto da personaggi di cui è spesso ostico intendere i caratteri. Noyce, comunque, che il cinema lo conosce, ha puntato molto sugli interpreti. La Dama è Meryl Streep, con mimica sibillina, il vecchio custode dei ricordi è Jeff Bridges, sepolto in una barba grigia." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 15 settembre 2014)

"L'australiano Phillip Noyce (Griffin, 1950) (...) narra in «The Giver» (titolo originale) la scoperta della complessità e del valore della vita, della natura e dell'animo umani in un crescendo emotivo, visualizzato sia nell'accentuarsi graduale, dall'iniziale bianco e nero, della varie tonalità cromatiche sulla scia delle scoperte di Jonas, sia nella contrapposizione scenografica fra un paradiso geometrico e asettico e la calda accogliente biblioteca del donatore. «The Giver - Il Mondo di Jonas» è un racconto di formazione con personaggi ben tratteggiati, alcuni affidati ad attori conosciuti, di talento (oltre a Bridges, Meryl Streep, Alexander Skarsgård, Katie Holmes), dallo svolgimento che non si segnala né per colpi di scena, né per soluzioni narrative d'avanguardia. Un racconto dal ritmo misuratamente incalzante, che esalta senza enfasi il valore della memoria, dei sentimenti, dei sogni e che mostra come una società perfetta possa essere il riflesso di scelte violente, autoritarie, che, degradati gli esseri ad automi, li rende capaci di nefandezze." (Achille Frezzato, 'L'Eco di Bergamo', 18 settembre 2014)
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