THE GAME - NESSUNA REGOLA

THE GAME

USA - 1997
THE GAME - NESSUNA REGOLA
Uomo d'affari di grande successo, Nicholas Van Orton vive da solo in una grande villa, dopo la separazione dalla moglie. In occasione del suo compleanno, riceve un invito a pranzo dal fratello Conrad. A tavola, Conrad gli regala la tessera per partecipare ad un gioco a sorpresa, organizzato da una società che si propone di dare una scossa a persone che vivono una vita monotona. Nicholas si presenta, riempie un modulo e poi torna a casa, senza pensarci troppo. Da quel momento però cominciano ad accadergli strani fatti: una cameriera gli rovescia addosso un piatto, viene licenziata, Nicholas la segue per scusarsi, scoprono un morto, sono inseguiti da persone armate e si salvano a stento. In una stanza d'albergo, Nicholas trova foto porno che lo ritraggono con la cameriera, si mette a cercarla ma scopre che la casa di lei è 'finta'. Fuggito in taxi da uomini armati, Nicholas finisce in mare, riesce a salvarsi ma, catturato e derubato, si ritrova in Messico. Riesce a tornare a casa ma qui trova tutto sottosopra e scopre che i suoi conti bancari sono stati svuotati. Cerca i responsabili della società, li trova , spara ma tra loro c'è il fratello che muore. Disperato, si getta dal grattacielo ma cade e resta incolume. Rientra nel salone e vede il fratello vivo. Capisce che si è trattato di uno scherzo orchestrato dal fratello per fargli guardare la vita con occhi diversi. Nicholas raggiunge Christine, che nel gioco era la cameriera, decisa ad andare in Australia per lavoro. Ma poi lo invita ad accompagnarla all'aeroporto.
  • Durata: 128'
  • Colore: C
  • Genere: ALLEGORICO
  • Produzione: POLYGRAM FILMED ENTERTAINMENT - PROPAGANDA FILMS
  • Distribuzione: CECCHI GORI DISTRIBUZIONE - CECCHI GORI HOME VIDEO

CRITICA

"Il film si rivela assurdo, perché il regista David Fincher, lo stesso di 'Seven', di molti video e di molta pubblicità, gioca per accumulo ma poi non trova il filo per sbrogliare la matassa rispettando il comune senso della suspense. Douglas funziona, finché non eccede il gioco delle coincidenze, il caos che penetra nella vita perfettamente ordinata dell'uomo arrivato, costretto a scalare finestre e a compromettersi con Deborah Unger, conosciuta in altre circostanze particolari, quelle di 'Crash'. Il finale è rassicurante, l'ordine si ricompone: resterà a Michael almeno un incubo notturno?" (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 14 marzo 1998)

"David Fincher, il regista trentaquattrenne dell'ammirato 'Seven', fa benissimo tutto quello che sa e può fare: intensità, mistero, un senso di disagio profondo, disavventure altamente ansiogene e immagini bellissime, lo smarrimento d'un uomo privato della propria identità e autorità, la perdizione di sé. Ma il copione di Brancato e Perris non lo aiuta affatto, con la presunzione e insieme l'ingenuità d'una lezioncina morale (solo perdendo ogni bene materiale e ogni certezza si può diventare migliori), con le citazioni evangeliche, con le corrive metafore sul cinema e la confusione semplicista tra realtà e rappresentazione, verità e fiction. Michael Douglas è efficace soprattutto quando è odioso, Sean Penn si vede poco." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 14 marzo 1998)

"Tutto scricchiola, funziona male, lascia sconcertati e delude. Pur dovendo riconoscere alla regia di David Fincher (quello di 'Seven', il solido noir con Brad Pitt e Morgan Freeman) una indubbia capacita, in tutta la prima parte, di suscitare ansie e tensioni in linea con le angosce da cui poco per volta è sommerso il protagonista quando si trova di fronte alle situazioni più impensate, coinvolto fino al collo. Quelle angosce dilagano anche in platea e, almeno fino a certe rivelazioni ultime, rischiano perfino di far restare con il fiato sospeso, vuoi per l'ansia, vuoi per la curiosità. Dopo, però, quando quella montagna di ossessioni partorirà il topolino, ci si ritrae quasi con fastidio. Con il sospetto, addirittura, di essere stati presi in giro." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 16 marzo 1998)
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