The Forgotten

USA - 2004
The Forgotten
Telly Paretta ha perso il figlio Sam di soli otto anni in un incidente aereo e, anche se è passato più di un anno, non riesce ad accettarne la morte e non trova pace. Nel frattempo si sta allontanando anche da suo marito Jim, così decide di andare in cura dal dott. Munce, uno psichiatra. Questi la informa che in realtà i suoi ricordi non sono reali ma è la sua memoria che le sta giocando un brutto scherzo per le troppe delusioni. Telly rimane sbalordita e inizia a ricercare testimonianze dell'esistenza di Sam, ma sembra scomparso tutto: video, foto, disegni. Tutto è sparito nel nulla. Le cose si complicano quando incontra Ash Correll, padre di un altro bambino amico di suo figlio, che le confida di avere lo stesso problema. Insieme decidono di investigare su cosa sia successo veramente per sostenere così anche la loro sanità mentale...
  • Durata: 91'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, FANTASCIENZA, GIALLO, THRILLER
  • Produzione: REVOLUTION STUDIOS, JINKS/COHEN COMPANY, VISUAL ARTS ENTERTAINMENT INC.
  • Distribuzione: SONY PICTURES RELEASING ITALIA (2005)
  • Data uscita 18 Febbraio 2005

TRAILER

RECENSIONE

di Marina Sanna
In Se mi lasci ti cancello Kate Winslet si sottopone a un esperimento psichiatrico per eliminare dalla memoria ogni traccia del suo fidanzato. In The Forgotten Julianne Moore è in analisi per allievare il dolore di una perdita. "Quanto tempo ha passato oggi a guardare nei cassetti?" le chiede Gary Sinise. "Non lo so" risponde lei. Sam, il figlio di otto anni, è morto in un incidente aereo e da allora non trova pace. "Sono trascorsi 14 mesi e sei giorni. Se vuole posso dirle anche le ore e i minuti". Lo rivede continuamente: ride, corre, gioca con gli altri bambini. Mentre lo accompagna per lultima volta allaeroporto. La sofferenza è così grande che il ricordo, le suggerisce il medico, non vuole andarsene, è imprigionato nella mente. Gradualmente però qualcosa incomincia a modificarsi. Azioni che pensava di aver fatto, dettagli che si scompongono nella testa e davanti agli occhi: che fine hanno fatto le foto di Sam? E stato il marito, solo lui può averle tolte dai portaritratti e dai cassetti chiusi a chiave. Sta guarendo, le suggerisce lanalista. La terapia funziona: non cè mai stato un figlio, è nato prematuro, ha costruito ogni giorno nella memoria ricordi che non esistono. La credono pazza, la polizia la insegue per molestie (ha tentato di convincere un ex giocatore di hockey di essere il padre di una amica del figlio, anche lei morta nellincidente) ma Julianne non si rassegna. E di nuovo le cose si modificano: Sam è esistito veramente. Ben fotografato (gli scarti di luce anticipano la tensione emotiva dei protagonisti), The Forgotten di Joseph Ruben inizia come un film drammatico, si carica di suspense, devia nel thriller fantascientifico ed è più affine a X Files che al Sesto senso. Anche se non aggiunge niente a quello che abbiamo già visto, contiene elementi suggestivi alla Matrix (e se fossimo solo una rappresentazione di un universo ideale?) e quesiti esistenziali: da dove nascono i ricordi? Possono essere manipolati dallesterno? Soprattutto: quanto è forte lamore di una madre? Julianne Moore poi vale la visione del film.

CRITICA

"'The Forgotten' di Joseph Ruben parte da un concetto impegnativo: la relatività della realtà. Per buona parte del film, ci si chiede chi abbia ragione e quale sia la verità, ammesso che ne esista una. L'inganno arriva puntuale, ma non avviene per mano del marito di lei o degli inevitabili cattivi travestiti da buoni. A tradire il film è proprio lo sceneggiatore, che decide di sbrigare il tema della realtà percepita con un colpo secco: gli alieni. Ogni volta che la faccenda si fa complicata e occorrono delle spiegazioni, arriva un extraterrestre, così non c'è più niente da capire. E se il film nella prima parte promette di portarci in un mondo in cui esploreremo i meandri del nostro cervello, nella seconda scivola nella cara, vecchia tesi del complotto ordito dagli alieni. Sicché 'The Forgotten' finisce con lo sprecare due occasioni: come thriller psicologico, non è abbastanza psicologico, quanto agli extraterrestri, ne abbiamo visti di più inquietanti." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 18 febbraio 2005)

"Quando un film comincia bene, peggiora andando avanti e finisce in un pasticcio, ti fa arrabbiare anche più di un film brutto dall'inizio alla fine. E' il caso di 'The Forgotten' che all'inizio sembra un onorevole thriller: lo spettatore si lascia coinvolgere nelle angosce di Julianne Moore, madre newyorkese ossessionata dalla scomparsa del suo bambino in una sciagura aerea. (...) Il peggio arriva nell'ultimo quarto d'ora. Quando la sceneggiatura, come non sapesse dove parare, va a cacciarsi in un'incongrua soluzione alla 'X-Files'. Il genere di film che dopo un po' ti chiedi se hai visto davvero, e cancelli rapidamente dalla memoria." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 18 febbraio 2005)

"La domanda anti-proustiana che fa il regista Ruben è curiosa: se la vostra memoria fosse solo fantasia? (...) Un thriller che cambia marcia in corsa ma diventa insostenibile man mano che procede verso gli aliens, finendo col ritorno al passato, al momento del concepimento come l' 'Edipus' di Testori. La Moore, poverina, è sempre più lontana dal Paradiso, vittima di un mancato incrocio tra realtà e fantasia." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 19 febbraio 2005)

"A partire da 'Il sesto senso' ha preso forma un nuovo filone paranormale familiare. I fantasmi di 'Birth' con Nicole Kidman, del coreano 'Ferro 3', dell'italiano 'Ovunque sei' di Placido vogliono scardinare il genere fantastico per porre interrogativi filosofici ed esistenziali, rimettere in discussione il rapporto tra apparenza e realtà, per insinuare il dubbio sui confini tra il mondo fisico e mentale, rivendicare la centralità dei conflitti con il proprio passato. 'The Forgotten' di Joseph Ruben, in più, mette in gioco il motivo dell'inquietante possibilità di manipolare la sfera psichica introducendo il seme della follia e lacerando le verità nascoste. (...) Ruben riesce con discreto mestiere a far interagire vari generi, ma finisce per smarrire lo spunto di partenza dell'incubo kafkiano, della perdita d'identità, della rimozione." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 26 febbraio 2005)
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