Jukai - La foresta dei suicidi

The Forest

USA - 2016
1/5
Jukai - La foresta dei suicidi
Sara, una donna americana, si addentra nella foresta alla ricerca della sorella gemella Jess, scomparsa lasciando una scia di misteri. Esasperato dalle bizzarrie di Jess, il marito di Sara, Rob, non riuscirà a far desistere sua moglie dall'intraprendere un viaggio lungo quasi 10.000 km. Dopo aver raccolto informazioni presso la scuola nella quale insegna Jess, l'indomabile Sara deciderà di partire da sola per la foresta. Accompagnata da un carismatico nuovo amico, il giornalista espatriato Aiden, entrerà nella foresta dopo aver ricevuto innumerevoli raccomandazioni di "non allontanarsi dal sentiero". La guida forestale Michi cerca di tenerli sotto controllo, ma al calar della notte non riesce a dissuaderli dal restare nella foresta e si allontana, pur se riluttante, lasciando i due in balia degli elementi. E da quel momento la mente di Sara inizia a vacillare: inizia a dubitare delle intenzioni di Aiden e anche del fatto che affermi di non aver mai visto Jess. Risoluta a scoprire la verità sul destino della sorella, Sara dovrà affrontare le anime rabbiose e tormentate dei morti che assalgono chiunque osi entrare nel bosco. Questi spiriti maligni attenderanno Sara al varco, facendo di tutto per farla cadere in quei meandri oscuri e costringendola a lottare per mettersi in salvo.
  • Altri titoli:
    El bosque de los suicidios
    La Forêt
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA XT PLUS, DIGITALE (1:1.85)
  • Produzione: DAVID S. GOYER, DAVID LINDE, TORY METZGER PER LAVA BEAR FILMS
  • Distribuzione: MIDNIGHT FACTORY (2017)
  • Data uscita 28 Settembre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Alla famigerata foresta dei suicidi ai piedi del Monte Fuji, servirebbe un cartello ammonitorio non solo per i visitatori occasionali ma anche per i registi cinematografici. Se persino il navigato Gus Van Sant, con il rovinoso The Sea of Trees, ci aveva lasciato le penne, figuriamoci un principiante come Jason Zada cosa può aver combinato.

Senza figurarselo troppo, basti e avanzi il suo Jukai - La foresta dei suicidi, ennesimo prodotto derivativo che saccheggia il J-Horror senza vergogna. La trama basic - una ragazza americana (Natalie Dormer) viaggia fino a Aokigahara per ritrovare la sorella gemella scomparsa – è solo un espediente per riciclare trucchi e parrucchi della scuola nipponica, senza nessuna pretesa filologica né di riappropriazione culturale.


 

Così, lo spirito minacciosa degli antenati, la natura mormorante, il perpetuare dei morti e il defungere dei vivi, gli yūrei e gli altri poltergeist di matrice shintoista sono come eradicati dal loro contesto e de-semantizzati, piazzati lì più per rassicurare lo spettatore sulla tipologia di prodotto che per turbarlo. Per il resto jumpscare a gogo, abuso di waterphone, script ottuso e attori spaesati. Aokigahara: lasciate ogni speranza, voi ch' entrate.

CRITICA

"Sfruttando il potenziale esotico-mitico della foresta, il debuttante Jason Zada dirige un ibrido tra film di paura e film di angoscia visivamente suggestivo. Non è male neppure Natalie Dormer, nel doppio ruolo di Sara e Jess. Ma che dire di un horror che concentra le carenze proprio sul versante della paura? Non basta certo ricorrere a uno jump-cut ogni tanto; e soprattutto quando il 'sobbalzo' riguarda scene che lo spettatore riconosce subito come oniriche." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 5 ottobre 2017)

"Ci aveva provato già Gus Van Sant, non uno qualsiasi, a raccontare il mistero di Aokigahara: e se nel 2015 il suo 'La foresta dei sogni' era stato un cocente e inspiegabile fallimento, questo 'Jukai - La foresta dei suicidi' non è che ottenga risultati molto migliori. L'esordiente Jason Zanda sembra anzi voler seguire le orme di Van Sant per buona parte del film, battendo il sentiero del thriller psicologico velato di mélo, alludendo a fantasmi e suggestioni per scavare nelle menti, per poi lasciare poi il passo ai cliché dell'horror quando la paranoia s'impadronisce della Dormer e emergono ossessioni che sono chiaramente specchietti per le allodole. Nel mentre, è la noia a impadronirsi dello spettatore, senza che i vuoti volutamente lasciati da Zanda nel racconto siano riempiti da paura: con buona pace delle (inevitabili) scolarette diaboliche." (Federico Gironi, 'Il Messaggero', 28 settembre 2017)
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