The First Shot

ITALIA, CINA - 2017
3,5/5
The First Shot
Tre esistenze distanti e differenti. Ognuno di loro nato dopo il 1989, la fine di tutte le rivoluzioni. Alle loro spalle si intravede una storia contraddittoria e in continua trasformazione:dalla caduta dell'Impero all'era moderna. Tutto ha inizio il 10 ottobre 1911, con il primo sparo rivoluzionario.
  • Durata: 75'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Produzione: CENTRO SPERIMENTALE DI CINEMATOGRAFIA, CINEVOYAGE

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
La Cina esce protagonista dalla 53a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro e anche un po’ l’Italia: The First Shot di Yan Cheng e Federico Francioni (entrambi diplomati al Centro Sperimentale di Cinematografia) vince il Concorso e si aggiudica il Premio Lino Miccichè. Dopo Children Are Not Afraid Of Death, Children Are Afraid of Ghosts di Rong Guang Rong, sul grande schermo torna l’immagine di un Paese sospeso tra progresso e miseria. Nel documentario di Rong, un padre si arrampicava sulle montagne per indagare sul suicidio di quattro bambini. La morte veniva descritta come l’unico mezzo per ritrovare la propria dignità: dichiararsi sconfitti per rinascere in un altro luogo, in un’altra dimensione. In The First Shot, i giovani non rinunciano alle loro esistenze e scelgono la vita nella periferia grigia di una Pechino industriale. Nonostante le imposizioni del regime, la sera si trovano per ridere in compagnia sulle rive del Gran Canale, il corso d’acqua artificiale che collega la capitale a Zhejiang.

I protagonisti appartengono a una generazione che non può avere memoria. I tre ragazzi sono nati dopo il 1989, dopo le agitazioni di Piazza Tienanmen, dopo “il primo sparo” della Rivolta di Wuchang del 10 ottobre 1911. Quel giorno è stata posta la prima pietra per la nascita della Repubblica cinese. Peng Haitao, Liu Yixing e You Yiyi devono accettare il presente senza conoscere il passato, perché lo Stato non permette di ricordare. Ma la storia di un popolo è cultura, identità e cancella l’ignoranza che impone ogni dittatura.

Peng non riesce a rapportarsi con gli altri: si sente oppresso nel suo appartamento spoglio lontano dal mondo e dal tempo. Ha sete di conoscenza e vorrebbe tornare alle agitazioni di Piazza Tienanmen, così organizza una campagna sui social per capire il pensiero della gente. Scatta la censura e i suoi post non possono essere letti. Liu cerca se stesso nella giungla urbana e non accetta la velocità del cambiamento, che elimina ciò che è stato senza lasciarne traccia. Gli edifici cedono il posto ai grattacieli, le strade sono deserte e lui si aggira tra le macerie come un fantasma. Sa che anche lui verrà dimenticato e si trasformerà nella polvere che lo circonda. You invece ha scelto di andarsene. Ora studia a Londra, frequenta l’università, e torna a Pechino solo per salutare la famiglia. Spera che l’Europa le offra un avvenire migliore, privo di imposizioni e ricco di prospettive. Queste tre storie non si incrociano mai e descrivono una Cina oppressa, apparentemente senza un futuro degno di questo nome.

The First Shot riassume molti dei temi che sono stati affrontati quest’anno al Festival di Pesaro, dall’incapacità (in questo caso impossibilità) di comunicare di People That Are Not Me al bisogno di non rinnegare le proprie origini di Summer Lights. Yan Cheng e Federico Francioni fanno parlare le immagini e costruiscono ogni inquadratura con grande precisione, sempre alla ricerca di nuovi scorci e immagini emozionanti. Forse non sarà il miglior film visto in questa edizione di Pesaro, ma la sincerità del racconto colpisce in un Occidente dove la libertà è giustamente una conquista necessaria.
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