The Eye - Lo sguardo

Eye of the Beholder

CANADA, GRAN BRETAGNA - 1999
The Eye - Lo sguardo
Esperto di sorveglianza speciale presso il servizio segreto britannico, The Eye è incaricato di seguire una ragazza sospettata di ricattare il figlio di un senatore americano. Con grande sorpresa, nelle foto che le scatta durante il primo pedinamento, The Eye vede l'immagine della figlioletta defunta e pensa di dover cambiare il senso della sua indagine. Lascia allora da parte i motivi del ricatto, e comincia a seguirla con altro interesse. La donna in realtà si sposta molto. Lui la segue su un treno, dove lei uccide un uomo; a New York la vede ancora uccidere un poliziotto che aveva attirato nell'appartamento. Lei si fa chiamare Charlotte. Eccoli ora dalla parte opposta, a San Francisco. Lei si accompagna ad un cieco che la vorrebbe sposare e poi spara colpi sulle macchine. Dai dati che arrivano dall'ufficio, The Eye apprende che la ragazza si chiama in realtà Joanna. Si rimettono in viaggio, e lei finisce insieme ad un certo Gary, che la picchia. Lui allora finalmente interviene, e parla con lei. A Chicago la va a trovare in ospedale: lei gli dice che ha perso un bambino. Ormai innamorato, The Eye la porta via, ma lei gli spara e scappa. Inseguimento, incidente, poi lei gli dice: "Ti ho riconosciuto, ti auguro tanto amore".
  • Altri titoli:
    Das Auge
    Voyeur
    Ojos que te acechan
  • Durata: 107'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SUPER 35 STAMPATO A 35 MM (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Marc Behm
  • Produzione: AMBRIDGE FILM PARTNERSHIP, BEHAVIOUR WORLDWIDE, DESTINATION FILMS, EYE OF THE BEHOLDER LTD., FILMLINE INTER. INC., HIT& RUN PROD., VILLAGE ROADSHOW PROD.
  • Distribuzione: MEDUSA FILM (1999) - MEDUSA HOME VIDEO

NOTE

- PRESENTATO ALLA 56MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (1999) NELLA SEZIONE 'SOGNI E VISIONI'.

CRITICA

"Remake quasi inconfessato di un film francese dell'83, 'Mia dolce assassina' interpretato da Michel Serrault e Isabelle Adjani, The Eye soffre di una moltiplicazione eccessiva di piste, sino a diventare un po' confuso; però offre interpreti seducenti, una regia fiammeggiante e parecchi momenti davvero suggestivi". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 26 novembre 1999)

"Il noir è, forse volontariamente, ripetitivo, ansimante, meccanico nei troppi finali e nelle tappe di una fuga che si rinnova solo nei panorami e nello struggimento del palpito elettronico del nostro, capace di risalire all'identità anche da un pelo di pube. Che appartiene alla bella dark lady del 2000 Ashley Judd, mentre il suo allucinato inseguitore è lo jedi Ewan McGregor, capace di rendere la psicosi di un viaggio mentale tra le onde del destino". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 27 novembre 1999)

"Le inverosimiglianze che costellano la storia del cinema vengono spregiudicatamente arricchite da 'The Eye'. Esempio: la Judd si concede a un ricettatore in un vagone-letto; nella scena seguente vediamo il cadavere del malcapitato fluttuare contro il vetro del finestrino! Da dove viene tant'acqua in un treno? A che cosa serve la macabra messa in scena? A stupire lo spettatore, avrebbe detto Hitchcock. Elliot, purtroppo, sottoscrive. Si noti che con quello di McGregor siamo al terzo personaggio che perde moglie e figlia (o figlio) nei film degli ultimi giorni: succede anche a Christopher Lambert in 'Resurrection' e a Arnold Schwarzenegger in 'Giorni contati'. Di originale McGregor ci mette la collezione di palle di vetro, di quelle che, a girarle, viene giù la neve. (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 28 novembre 1999).

"Diretto da Stephen Elliott combinando il poliziesco anni '40 al fascino della tecnologia d'oggi, è un sottinteso remake del francese 'Mia dolce assassina'. Per una volta il volto attonito di Ewan McGregor raggiunge l'estasi che lo esprime. (Silvio Danese, 27 novembre 1999)

"Tra show-down sanguinari, abiti di Valentino e omaggi a 'La donna che visse due volte', il film sì propone come un viaggio tutto mentale dentro un genere che Elliott restituisce in una fiammeggiante dimensione cromatica. L'intreccio risulta un po' meccanico, le tappe della fuga si moltiplicano sino a confondersi (e a confondere lo spettatore), ma nell'epilogo finalmente un palpito sentimentale si impone sulla sarabanda violenta, e i due personaggi - pesti, dolenti e inseguiti dal destino - ne guadagnano. Sia Ewan McGregor ('Trainspotting') che Ashley Judd ('Il momento di uccidere') sono belli e maledetti, a patto di non confrontarli con gli originali francesi". (Michele Anselmi, 'L'Unità', 12 dicembre 1999)
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