Il ritratto del Duca

The Duke

GRAN BRETAGNA - 2020
3,5/5
Il ritratto del Duca
Nel 1961, il tassista 60enne Kempton Bunton compie il primo (e finora unico) furto nella storia dalla National Gallery di Londra, rubando il ritratto del Duca di Wellington, opera di Francisco Goya. Per restituirlo, Kempton chiede un singolare riscatto: che il governo inglese investa di più nella cura degli anziani (aveva a lungo condotto una campagna affinché i pensionati ricevessero la televisione gratuita). Quello che è successo dopo è diventato oggetto di leggenda e solo 50 anni dopo è emersa l'intera storia: Kempton aveva creato una rete di bugie. L'unica verità era che era un brav'uomo, determinato a cambiare il mondo e a salvare il suo matrimonio. Come e perché abbia usato "il Duca" per raggiungere il proprio obiettivo è una storia incredibilmente affascinante.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, COMMEDIA
  • Produzione: NICKY BENTHAM PER NEON FILMS
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 3 Marzo 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Nel 1961, Kempton Bunton (Jim Broadbent) ruba il ritratto del Duca di Wellington di Francisco Goya dalla National Gallery di Londra. Nella richiesta di riscatto il sessantenne tassista e Robin Hood di Newcastle affermò che avrebbe restituito il dipinto, appena acquistato all’asta dal Regno Unito per 140mila sterline, a condizione che il governo si impegnasse a favore degli anziani, in particolare garantendo a reduci e pensionati il diritto alla televisione gratuita, una sua vecchia battaglia.
La storia è vera, a darne un resoconto cinematografico è Roger Michell, regista sudafricano d’origine e inglese per domicilio professionale, celebre sopra tutto per Notting Hill (1999). Dalla sua la sceneggiatura di ferro e ironia – le battute si sprecano – di Richard Bean e Clive Coleman, e un cast davvero formidabile: oltre a Broadbent, strepitoso e spassoso, Helen Mirren, cui tocca un perfetto contrappunto nei panni della moglie di Kempton Dorothy, nonché Fionn Whitehead, Matthew Goode, Anna Maxwell Martin.

The Duke passa fuori concorso a Venezia 77, e ne risentiremo parlare nell’award season, a partire da Brodabent.
Per Michell “nella grande tradizione delle Ealing Comedies (le commedie brillanti a voltaggio satirico e sociale girate agli Ealing Studios londinesi a ridosso della seconda guerra mondiale, NdR), mostra un uomo semplice che parla apertamente ai potenti”.

Il registro è lieve, lo sguardo scanzonato, il mood canzonatorio, eppure The Duke mette in fila temi pesanti e pensanti, dalla discriminazione razziale al lutto familiare, dalla sperequazione sociale al bene comune, dalla tutela dei più deboli, quagli gli anziani, alla criminalità giovanile, senza elogiare il populismo bensì la collettività.

Un film riconciliante, che mette alla sbarra – l’epilogo in corte è superlativo – buonumore e diffonde filantropia e umanesimo: mantiene quel che promette, e pure qualcosa in più, complici i tempi comici di Broadbent e Mirren, la cura nelle scenografie e i costumi, una regia che utilizza lo splitscreen come i mattoni di Bunton, nel senso dell’unione fa la forza. E l’umanità.

NOTE

- PRODUTTORI ESECUTIVI: JENNY BORGARS, CHRISTOPHER BUNTON, HUGO HEPPELL, CAMERON MCCRACKEN,PETER SCARF, ANDREA SCARSO.

- FUORI CONCORSO ALLA 77. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2020).

CRITICA

"La commedia (...) circoscrive il furto a pochissimi minuti per raccontare invece questo strano cavaliere delle cause perse, che vediamo raccogliere firme al mercato perché i pensionati possano essere esentati dal pagare il canone televisivo, autore di drammi che le televisioni hanno sempre respinto ma soprattutto campione di un Paese che cerca di fare i conti con gli ideali più alti e i bisogni più bassi.(...) quello che esce è il ritratto di un mondo popolare che si è sentito messo da parte e che vuole far sentire la sua voce (...) che sa nel profondo che la ragione dev'essere dalla sua parte. Michell lo racconta con empatia e la giusta dose di ironia, usando il buon senso tradizionale della moglie per sottolineare i comportamenti eccentrici del marito, attento a descrivere con pochi tratti i personaggi secondari (...) per raccontare con un po' di nostalgia e molta comprensione un mondo che oggi ci sembra lontano anni luce ma con cui non possiamo non entrare in sintonia, uniti dalla stessa voglia di resistere ai soprusi e di rivendicare i nostri piccoli margini di libertà." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 28 febbraio 2022)

"'Il ritratto del Duca' racconta una storia incredibile ma vera, che fece anche giurisprudenza, e che all'umorismo tagliente mescola la malinconia, raggiungendo i risultati più brillanti della parte dedicata all'esilarante processo di Bunton e regalandoci un gustoso affresco dell' Inghilterra dell' epoca." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 04 marzo 2022)
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