The Dreamers - I sognatori

The Dreamers

ITALIA, FRANCIA, GRAN BRETAGNA - 2003
Rimasti soli a Parigi nell'estate del 1967 (che precede la grande contestazione), dopo che i loro genitori sono partiti per le vacanze, Isabelle e suo fratello Theo invitano nel loro appartamento l'amico Matthew, un americano conosciuto per caso alla Cineteca Nazionale durante la protesta contro il licenziamento del direttore Henry Langlois. I tre decidono di chiudersi in casa stabilendo ferree regole di comportamento. Poco alla volta arrivano a conoscersi a fondo attraverso una serie di giochi mentali sempre più estremi.

CAST

NOTE

- PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 60MA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA (2003).

- REVISIONE MINISTERIALE MAGGIO 2003.

- LA REVISIONE DEL 31/08/2004 HA ELIMINATO IL VIETATO A 14 ANNI.

- GLOBO D'ORO 2004 PER LA MIGLIORE FOTOGRAFIA (FABIO CIANCHETTI).

CRITICA

"L'amore per il cinema, citato e mimato anche nei momenti più drammatici (il tentato suicidio alla 'Mouchette') non è un vano gioco erudito, ma una dolente confessione: il film di cui credevamo di essere solo spettatori, è la storia della nostra vita". (Claudio Carabba, Sette', 11 settembre 2003)

"'The Dreamers' è il film di un uomo stanco che scivola nel tentativo di raccontarci metaforicamente una scandalosa giovinezza. Ormai ha perso il favoloso talento e qui deve ricorrere a scipite immagini tv in bianco e nero per fare atmosfera: proprio lui, che in 'Ultimo tango' aveva rilanciato con una minima trovata i consumi di burro. Tranquilli, per 'Dreamers' a nessun emulo di Nando Cicero verrà in mente qualcosa come 'Ultimo tango a Zagarolo'". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 10 ottobre 2003)

"Piacerà agli ex sessantottini, quelli inguaribili e quelli ormai guariti, ma che l'amarcord lo fanno sempre volentieri. Ai figli dei sessantottini che invidieranno i loro babbi per il tanto sesso consumato all'epoca. Agli esegeti de 'L'ultimo tango a Parigi' che qui ritroveranno un bel po' di perversioni tra le lenzuola, con particolari che Bertolucci non poteva certo permettersi trenta anni or sono. Ma piacerà anche a chi ama il cinema 'tout court'. E non solo per l'allegra presa in giro, sempre sul filo di un'evidente autoironia, del topo da cineteca. Ma anche sulla riflessione, tutt'altro che banale, della vita come sogno. Soprattutto del cinema come veicolo di sogno. I ragazzi escono dal cinemino convinti di affrontare la vita reale e invece portano nel sesso e anche nella violenza per le strade di Parigi, solo un prolungamento delle fantasie elaborate nella sala buia. Non ti liberi dal cinema, conclude Bertolucci. Ami una donna e credi di essere Cary Grant in 'Venere bionda'. Corri incontro al manganello di un poliziotto e sei Belmondo in 'Fino all'ultimo respiro'". (Giorgio Carbone, 'Libero', 10 ottobre 2003)

"Dei passaggi possono lasciare perplessi, qualche situazione - come una singolare reazione dei genitori dei due quando scoprono tutto - può persino stupire, nel suo complesso, tuttavia, il film, pur senza essere il più compiuto di Bertolucci, ha pregi di regia rilevanti. Spesso anche fino allo stile. Vi concorrono tre interpreti, gli esordienti Eva Green e Louis Garrel, i gemelli, l'americano Michael Pitt, già visto in 'Bully'". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 10 ottobre 2003)

"Il Sessantotto è prologo ed epilogo in due manifestazioni: una di rivolta culturale all'inizio, e alla fine una molto più dura che definisce separandoli violenti e non violenti. Ma il bellissimo film comunica soprattutto il rimpianto della giovinezza con le sue passioni, le sue allegrie, le sue furie".
(Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 10 ottobre 2003)

"Un grande sessantenne di oggi fa un film sui ventenni di ieri per colpire al cuore i ventenni di oggi. Ci riuscirà? Trovandoci anagraficamente nel mezzo giriamo la risposta ad altri. Ma ci auguriamo che 'The Dreamers - I sognatori' vada a segno, perché Bernardo Bertolucci vi ha messo il meglio del suo cinema e della sua vita. Senza distinguere l'una dall'altro, per la semplice ragione che non sarebbe né giusto né possibile. (...) Qualcuno a Venezia ironizzava sul gusto di Bertolucci per le 'prime volte', in senso sessuale. Si potrebbe ribaltare l'argomento osservando che per un artista tutto avviene sempre per la prima volta. Ma il gioco erotico-cinefilo di 'Dreamers' non è gratuito e tantomeno voyeuristico (come miopemente si è scritto in Francia). Perché uno schermo è sempre anche un riparo, l'incesto un estremo aggrapparsi all'infanzia. E per crescere, confrontarsi, scoprire l'altro e se stessi, quei tre giovani ipernutriti di film e di idee dovranno mettersi letteralmente a nudo, uscire dal regno delle immagini e delle parole (si parla anche molto nel film, come si faceva allora, come fa anche oggi chi ha quell'età) per entrare in quello dei corpi. Di qui l'importanza delle tante citazioni (Bresson, Godard, Freaks , Garbo, Marlene...) che sembrano germinare direttamente dal film stesso, come altrettante tappe necessarie al suo sviluppo, come fasi della metamorfosi di un insetto fantastico. Non sappiamo se tutto questo colpirà chi a quei tempi non era nemmeno nato. Ma se avessimo vent'anni non ce lo faremmo sfuggire". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 ottobre 2003)
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