The Devil's Candy

USA - 2015
3/5
The Devil's Candy
Jesse Hellman, un pittore appassionato di musica metal e tormentato da conflitti interiori, si trasferisce con la moglie Astrid e la figlia Zooey in quella che pensavano fosse la casa dei sogni. Sull'edificio, però, grava un'aura di spaventoso mistero che ben presto si rivela fondato: strane forme che evocano il mondo del satanismo iniziano a dominare i quadri di Jesse, mentre lo squilibrato figlio degli ex proprietari, Ray, che ha passato alcun anni in manicomio, inizia a importunare Zooey chiedendole di aiutarlo a tornare a casa. Appare subito evidente che Ray e Jesse sono entrambi posseduti dalle medesime forze oscure e che la famiglia di Jesse non è al sicuro né da Ray né dal diavolo stesso.
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: SNOOT ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: MIDNIGHT FACTORY (2017)
  • Vietato 14
  • Data uscita 7 Settembre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Il ritorno all’horror satanista, come neanche negli anni ’70, conosce un altro pregevole episodio dopo il sorprendente e dreyeriano The Witch e il piacevole intermezzo di Autopsy.
The Devils’ Candy dell’australiano Sean Byrne si situa esattamente in mezzo a questi due modelli, prendendosi doverosamente sul serio come il primo ma esibendo una più spiccata benevolenza per il pubblico come il secondo.
E se il riff diabolico della musica metal potrebbe anche far pensare a Le streghe di Salem di Rob Zombie, qui le schitarrate dei servi di Lucifer servono a coprire il sacrilego rumore di “voci” nella testa, che si sostituiscono alla Parola di Dio e impongono di ammazzare.

Di questo satan b-movie piace l’ambientazione singolare, nella sudata campagna texana, terra di bifolchi più che di possessioni; la scelta dei personaggi, dall’omicida, un omone ritardato con le scarpe da ginnastica e lo sguardo perso tipo Palla di Lardo, alla vittima, la figlia tatuata e crinocolorata di un pittore scalcagnato che si atteggia a e si concia da rockstar; oltre che un’inedita tempra morale, da bei tempi andati, di chi non si adagia sul cliché della dannazione a tutti i costi.
Meriterebbe di essere salvato solo per questo.

NOTE

- PRESENTATO AL 33. TORINO FILM FESTIVAL (2015) NELLA SEZIONE 'AFTER HOURS'.
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