The Conjuring - Il caso Enfield

The Conjuring 2

USA - 2016
3/5
The Conjuring - Il caso Enfield
Ed E Lorraine Warren si recano a Londra per aiutare una madre single che vive da sola con quattro bambini in una casa infestata da spiriti malvagi. I due si troveranno così di fronte a una delle loro più terrificanti indagini paranormali.
  • Altri titoli:
    The Conjuring 2: The Enfield Poltergeist
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Produzione: PETER SAFRAN, ROB COWAN, JAMES WAN, PER SAFRAN COMPANY, ATOMIC MONSTER
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 23 Giugno 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Il diavolo fa le pentole e pure i sequel. Dopo il grande successo, 318 milioni di dollari rastrellati nel mondo, dell’originale, ecco The Conjuring 2, da noi Il caso Enfield: ancora per la regia del talentuoso James Wan, stavolta, pur riluttanti, i demonologi Lorraine (Vera Farmiga) e Ed (Patrick Wilson) Warren attraversano l’Oceano Atlantico e indagano il Poltergeist che tra 1977 e ’78 colpisce una famiglia, madre e quattro figli, in una casa popolare del sobborgo londinese di Enfield.

La storia è vera, dibattuta e controversa, Wan e i co-sceneggiatori mettono a fuoco attivamente con Lorraine ed Ed, passivamente con la prescelta dal demonio della famiglia, l’11enne Janet (Madison Wolfe), la necessità di un atto di fede, la necessità di credere: non solo in Dio e nel demonio, ancor prima nelle persone. Sì, The Conjuring – Il caso Enfield è esorcistico, ma con i piedi ben piantati per terra: il Male è anche, se non soprattutto, povertà, emarginazione, pregiudizio. Non male, ancor più a queste latitudini di genere.

Poi, ovvio, ci sono tutti i topoi horror, e ritrovarvi con le unghie conficcate nelle braccia del vicino potrebbe essere realtà: nonostante la durata masochistica, due ore e un quarto, il film s’adopera efficacemente per farvi paura, complici i buoni attori, l’inquietudine generosa e, malgrado lo stiracchiamento e la diluizione, una trama umanamente demoniaca.

NOTE

- SEQUEL DEL FILM "L'EVOCAZIONE - THE CONJURING" (2013) DIRETTO DALLO STESSO JAMES WAN.

CRITICA

"Se i colpi di scena non sono imprevedibili, James Wan (...) usa con sapienza le risorse di repertorio, facendoti sobbalzare sulla poltrona con 'jumpscare' piazzati sotto la cintura al momento giusto. Lo spettatore sa quel che va a vedere; e, se apprezza il genere, non resta deluso." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 23 giugno 2016)

"(...) quest'horror riconferma la solidità registica, se non il talento, del ritrovato James Wan, chiamato a rendere in immagini terrificanti e suoni inquietanti la presenza maligna che perseguita l'11enne Janet (Madison Wolfe): il cuore batte in gola, i braccioli della poltrona o le braccia del vicino potrebbero accogliere le vostre unghie, così vuole il genere di paura. Se gli attori sono all'altezza e la necessità salvifica di un atto di fede, vero fulcro ideologico, è ben dispiegata con i piedi per terra, non tutto però funziona nel caso Enfield: la durata inconsulta, due ore e un quarto, finisce per sfilacciare la trama e dilapidare il brivido. Comunque, questo Valak (il nome del demonio) fa le pentole e pure i coperchi: nella siccità dell'offerta cinematografica estiva non è importante, è tutto." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 23 giugno 2016)

"James Wan è un autore di talento e non tragga in inganno l'uscita estiva italiana che caratterizza prodotti simili a 'The Conjuring 2'. Al di là di certe regole dell'intrattenimento dalle quali pare impossibile derogare, 'Il caso Enfield' mette in mostra la capacità del regista di giocare con ambientazioni molto diverse tra loro, dal contesto rurale de 'L'evocazione' alla Londra proletaria di fine anni Settanta del sequel. E soprattutto in questo secondo caso, il film sembra ancor più ambizioso." (Mazzino Montinari, 'Il Manifesto', 23 giugno 2016)

"Occorre fare bene attenzione nel dare un giudizio complessivo a questo 'The Conjuring 2 - Il caso Enfield' (...). Perché al centro del mistero di questa pellicola è il caso del poltergeist di Enfield, cittadina a nord di Londra (...). La vicenda ebbe, all'epoca, una vasta eco (...), anche se le perplessità furono davvero tante (...). Oltretutto, del reale intervento dei due americani non si ha praticamente traccia se non, probabilmente, per una consulenza fatta a distanza. Insomma, quello che vedrete nel film va preso per le molle. Se, invece, ci distacchiamo da tutto questo e ci limitiamo solo e unicamente al prodotto horror, questo è un gran titolo, ottimamente diretto dal solito James Wan, uno capace di non far mai calare la tensione nonostante una durata, non usuale per questo genere di film, che supera abbondantemente le due ore. Sia nell'attenzione data ai suoi protagonisti (nessuno trascurato), sia nella grande capacità di creare un'atmosfera di attesa inquietante (spesso sapientemente disattesa) Wan confeziona un prodotto decisamente sopra la media. Un horror di grande qualità, d'autore, ottimamente interpretato (tutti bravi, a partire dai «coniugi» Wilson e Farmiga), che, cosa non di poco conto, fa molta paura." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 23 giugno 2016)

"James Wan torna nel luogo del diletto visto che l'horror lo ama e conosce bene (...). Qui c'è però meno ispirazione rispetto a 'L'evocazione' anche se la mano è ormai quella di un esperto manipolatore di scricchiolii, ombre e facce, sempre androgine e truccate (Wan adora il make up del teatro Kabuki), provenienti dal buio. E' più forte come love story che non ghost story nel senso che Ed (Patrick Wilson) e Lorraine (Vera Farmiga) vivono la guerra contro i fantasmi grazie alla tangibile forza dell'amore coniugale (...). Wilson e Farmiga adorabili. I fan di Mulholland Drive di Lynch, idolo del regista insieme al nostro Dario Argento, riconosceranno forse qualcuno, o qualcosa, dietro quella terrificante suora che tormenta i sogni di Lorraine." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 23 giugno 2016)

"Piacerà ai fan del primo 'Conjuring' e anche ai nuovi spettatori delle imprese della coppia Warren. Perché, a differenza di molti sequel, il numero due non è affatto inferiore all'uno. Merito soprattutto della regia. James Wan che s'è fatto le ossa con i 'Saw' dimostra ancora che sa confezionare un horror come Dio comanda. E come giocare col pubblico a gatto e topo (...)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 23 giugno 2016)
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