The Childhood of a Leader - L'infanzia di un capo

The Childhood of a Leader

BELGIO, USA, CANADA, FRANCIA, UNGHERIA, GRAN BRETAGNA, SVEZIA - 2015
3/5
The Childhood of a Leader - L'infanzia di un capo
Il film racconta, in quattro atti, la vita del piccolo Prescott nella villa vicino a Parigi dov'è alloggiato con i suoi genitori. Il papà, consigliere del presidente americano Wilson, lavora alle stressanti trattative di definizione di quello che diventerà il famigerato trattato di Versailles, appena dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. La formazione del carattere di Prescott è segnata da una precoce tensione intellettuale e da frequenti scatti d'ira, che portano inevitabilmente alla continua ridefinizione degli equilibri di potere familiare. Fra le storture e le ipocrisie sociali che avvelenano una coscienza al suo nascere e la preparano ad una sorte colpevole, si consuma lo scontro tra lo sterile e vigliacco mondo maschile dei diplomatici, e dell'ambiguo amico di amiglia Charles Marker, e quello femminile, al contrario vitale e vibrante, che circonda il bambino con le tre profondamente diverse figure di donna che gestiscono la sua vita: l'austera e religiosa mamma, la dolce governante e la fragile insegnante di francese. In quella che è una lampante e allo stesso delicata simbologia del male del fascismo che di lì a poco infetterà l'Europa, la consapevolezza auto-affettiva di Prescott si addensa inesorabilmente nel nichilismo del primo dopoguerra, che alzerà appunto il sipario alle tirannie del Ventesimo Secolo.
  • Altri titoli:
    L'enfance d'un chef
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: 35 MM, DCP (1:1.66)
  • Tratto da: liberamente ispirato a un racconto di Jean-Paul Sartre e al romanzo "Il mago" di John Fowles
  • Produzione: CHRIS COEN, RON CURTIS, ANTOINE DE CLERMONT-TONNERRE, HELENA DANIELSSON, ISTVAN MAJOR PER BRON CAPITAL PARTNERS AND CRYSTAL WEALTH, UNANIMOUS ENTERTAINMET, MACT PRODUCTIONS, FILMTEAM KFT, IN ASSOCIAZIONE CON SCOPE PICTURES, STUDIO L'EQUIPE
  • Distribuzione: FIL ROUGE MEDIA (2017)
  • Data uscita 29 Giugno 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Michelangelo Iuliano
L'eccessiva ambizione di un progetto può inquinare anche le migliori intenzioni. Il giovanissimo regista americano Brady Corbet, già attore in pellicole come Melancholia o La fuga di Martha, nella sua opera di esordio cerca di condensare così tanti temi e di raccontare una così complessa metafora storica e distopica da rischiare di risultare arrogante e pretenzioso. In realtà, se ci si lascia trasportare dal fascino della storia martellata da una possente colonna sonora (di Scott Walker) e ben interpretata da un cast interessante senza intestardirsi nello sviscerare le ambiziose intenzioni del regista, allora The Childhood of a Leader può risultare un film anche gradevole.

Liberamente ispirato a un racconto di Jean-Paul Sartre e girato in 35mm, il film racconta, in quattro atti, la vita del piccolo Prescott nella villa vicino Parigi dove è alloggiato con i suoi genitori nel periodo in cui il papà, consigliere del presidente americano Wilson, lavora alle stressanti trattative di definizione di quello che diventerà il famigerato trattato di Versailles, appena dopo la fine della prima guerra mondiale. Ogni capitolo giunge al suo climax con un particolare scatto d'ira del bambino, che porta inevitabilmente alla continua ridefinizione degli equilibri di potere familiare, in quella che è una lampante e allo stesso delicata simbologia del male del fascismo che di lì a poco infetterà l'Europa. Il tema centrale del film esplode in un assordante e sconvolgente finale (evitiamo di rivelarlo) che chiarisce la sua natura distopica e profondamente politica, ma anche ideologicamente ambigua. E, appunto, un po' arrogante.

Dichiaratamente ricco di citazioni cinefile e stilistiche, da Haneke a Lars von Trier, fino ai classici di Dreyer e Jean Vigo, The Childhood of a Leader (a Venezia 2015, nella sezione Orizzonti) gioca ossessivamente con tutti gli elementi cinematografici che ha a disposizione per costruire la sua metafora sul totalitarismo: lo scontro tra lo sterile e vigliacco mondo maschile dei diplomatici e quello femminile, al contrario domestico e vibrante, che circonda il bambino (con le tre profondamente diverse figure di donna che gestiscono la sua vita: l'austera mamma, la dolce governante e l'insegnante di francese interpretata da Stacy Martin), le angosce religiose, la musica assordante, la fotografia opprimente, i dialoghi sospesi.

Nel cast un ottimo Robert Pattinson che con un cameo di soli dieci minuti regala significato a tutto il film, la bellissima Bérénice Bejo nel ruolo della crudele mamma del protagonista e Liam Cunnnigham (Il trono di spade) in quelli del papà diplomatico.

Nonostante tutto, un buon esordio per Brady Corbet.

NOTE

- LEONE DEL FUTURO-PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA (LUIGI DE LAURENTIIS) E PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE REGIA ALLA 72. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2015) NELLA SEZIONE 'ORIZZONTI'.

CRITICA

"Ambizioso, subito adottato dai critici, originale e spiazzante, «L'infanzia di un capo» (...) rappresenta un antidoto allo stentato epilogo di una stentata stagione cinematografica, ma alle sue tante doti non aggiunge quelle notoriamente care al pubblico: la gradevolezza e il divertimento. Tratto molto liberamente dal racconto di Sartre «Infanzia di un capo» incluso nell'invecchiata raccolta «Il muro», il film scandisce in due parti di tono alquanto divergente la plumbea e allarmante formazione psico-societaria del figlio di un diplomatico americano a cui i dettami di censo e di classe, e l'aridità del contesto familiare prepareranno un futuro da adulto drammaticamente coerente. (...) Nonostante gli accenni al cinismo dei negoziatori, alle loro strategie tortuose e alla miopia delle percezioni nutrite nei confronti della Storia prossima ventura, «L'infanzia di un capo» non s'appassiona alla storia e alla politica, ma piuttosto si compiace di alludere a una serie di rapporti psicologici e chimismi umani a partire da quello cruciale tra l'imprevedibile (insopportabile) Prescott e la madre condannata alla solitudine, corrosa dall'infelicità e forzata a inseguire l'autoritarismo del marito. Anche il coro dei personaggi accessori (tra cui l'idolo delle teenagers Pattinson nelle vesti di equivoco giornalista), contribuisce a fare emergere un quadro frammentario, affascinante e insieme repulsivo, un microcosmo di umori e ossessioni dissonanti almeno quanto le musiche di Scott Walker. Il neoregista è stato sicuramente e beneficamente ispirato dalle esperienze attoriali compiute sui set di registi bizzarri, duri, alternativi come Araki, Haneke o Von Trier: il suo taglio drammaturgico e il suo occhio figurativo, pertanto, non sono mai banali; però, proprio a causa di questa scelta autoriale, il film rischia di farsi ripetitivo e arzigogolato, lasciare irrisolti interessanti spunti narrativi e addirittura autoridimensionarsi nella seconda parte che diventa più sbrigativa e finisce per sfociare in un finale prevedibile e didascalico." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 29 giugno 2017)

"Con sfoggio un po' superfluo di erudizione il debuttante regista Brady Corbet (...) si dichiara ispirato dall'omonimo racconto incluso da Jean-Paul Sartre tra i cinque della sua raccolta 'Il muro' del 1939, ma anche dal romanzo 'Il mago' dell'inglese John Fowles (...) che da Sartre come da Camus è stato influenzato. Comune tra i due il riferimento al nazismo, più psicanalitico o antropologico che storico: ispirazione tanto libera, per il film, da risultare non decisiva. (...) Categoria: suggestivo e vacuo." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 29 giugno 2017)

"(...) esordio registico imponente di Corbet, che incrocia la lettura di Sartre e di Fowles (...) al volume della storica Margaret McMillan sul famoso trattato. La bella notizia è che il giovane attore prende vistosamente distanza da ogni approccio didascalico all'ostica materia, optando per una sinfonia disturbante sia dal punto di vista immaginifico che sonoro grazie all'ottima colonna musicale di Scott Walker. Scrittura solida, apparato foto-scenografico impeccabili e montaggio che inneggia alla metafora: tutti ingredienti che permettono all'inquietudine di regnare incontrastata nel passaggio da un presente mortifero a un futuro dittatoriale." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 29 giugno 2017)

"Piacerà a chi scoprirà il talento del giovane Corbet, che promette di diventare un big di quelli che ti avvinghiano costringendoti a una doppia lettura. In questo caso l'inquietante crescita di un piccolo Anticristo. E la corsa verso l'abisso di un paese condannato a freddo e fame dal diritto dei vincitori." (Giorgio Carbone, 'Libero', 29 giugno 2017)

"Poco più che uno spunto rispetto all'estensione e alla profondità dell'ultimo racconto della raccolta "Il muro" di Sartre, è una cronaca di formazione infantile alla ribellione, ipotesi di un modello del futuro condottiero, se non dittatore, come l'epoca ci indirizza (...). E' il primo film da regista di un attore che passa da 'Law & Order' ai film di Haneke e von Trier. Basta non pretendere che il film ci spieghi perché Hitler o Stalin sono diventati i peggiori assassini della storia dell'umanità. Cast all'altezza." ('Nazione-Carlino-Giorno', 29 giugno 2017)

"Ispirato a un racconto di Jean Paul Sartre (...), ma assai influenzato dai registi per i quali il neoregista Brady Corbet ha recitato (...) 'L'infanzia di un capo' (...) racconta con stile assai personale e suggestivo l'insolita e sorprendente diseducazione sentimentale di un bambino il cui destino sarà svelato alla fine del film. Autoritarismo paterno e debolezza materna, contraddizioni e ipocrisie degli adulti accenderanno in Prescott una ribellione destinata a trasformarlo in un potenziale mostro." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 30 giugno 2017)
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