The Butterfly Room - La stanza delle farfalle

The Butterfly Room

ITALIA, USA - 2012
Ann, una signora elegante e solitaria, ossessionata dalla sua collezione di farfalle, stringe un'insolita amicizia con Alice, una bambina di una bellezza inquietante e dall'ammaliante innocenza, con cui instaura una distorta relazione madre-figlia. Ben presto, però, Ann scopre di non essere l'unica a ricevere le attenzioni di Alice e la traumatica rivelazione risveglia in lei un passato oscuro che darà il via a una spirale di follia. A scoprire il terrificante segreto nascosto fra le pareti della stanza delle farfalle sarà Julie, la figlia di nove anni di una vicina di casa, il cui destino sarà affidato a Dorothy, l'inquieta figlia di Ann che per salvarla dovrà trovare il coraggio di affrontare un passato che l'ha tormentata per anni.

CAST

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA.

- GIRATO A LOS ANGELES.

CRITICA

"Jonathan Zarantonello, autore di una fenomenologia di un Lui, in senso moraviano, qui offre un buon horror su Lei, vecchia megera che fa traffico illecito d'amor materno, subdolo, morboso, omicida. Da farfalla in farfalla, con una certa sana morbosità classica, si dipana la nevrosi: al centro Barbara Steele che in '8 ½' studiava la solitudine dell'uomo moderno nel teatro contemporaneo e oggi la paga." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 11 luglio 2013)

"Fuga dei cervelli? Chissà, ma nel nome del genere horror il vicentino Jonathan Zarantonello è dovuto emigrare a L.A.: produzione italo-americana, cast e lingua inglese, 'La stanza delle farfalle' ha un'ottima colonna sonora, una regia chiassosa e uno script zeppo di flashback. Agli aficionados riserverà qualche piacevole, nostalgica sorpresa, a iniziare da due scream queen da urlo: Barbara Steele ed Heather Langenkamp (l'antagonista di 'Nightmare'). Tremate, tremate le streghe son tornate!" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 6 giugno 2013)

"Contorto giallo, di stratosferica assurdità e moderatissima tensione, che invoca le attenuanti per l'infermità mentale della protagonista. (...) Gli unici brividi li procura, solamente a chi ricorda come era stata bella, la crudele trasformazione dell'irriconoscibile Barbara Steele." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 13 giugno 2013)
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