The Burning Plain - Il confine della solitudine

The Burning Plain

USA - 2007
The Burning Plain - Il confine della solitudine
E' un dramma che lega la vita di diversi personaggi. Sylvia ha avuto un'infanzia piuttosto difficile ma, divenuta adulta, cercherà di recuperare il rapporto con sua madre. Gina e Nick sono alle prese con un'intricata storia clandestina. Maria è una ragazza che aiuta i genitori a ritrovarsi. Mariana è una sedicenne alle prese con la vita travagliata dei suoi genitori.
  • Durata: 147'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: 2929 PRODUCTIONS, PARKES/MACDONALD PRODUCTIONS
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 7 Novembre 2008

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
All'orizzonte, un camper abbandonato in fiamme. Una ragazza (Charlize Theron) che lavora in un ristorante chic di Portland. Un funerale in una città sulla frontiera Usa-Messico, con un ragazzo e un'adolescente che incrociano lo sgaurdo. Una ragazzina che vede l'aereo del padre schiantarsi al suolo in Messico...
Che cosa cambia quando un premiato e stimato sceneggiatore esordisce alla regia? Quasi nulla, almeno nel caso del messicano Guillermo Arriaga che, dopo la separazione consensuale (?) dal connazionale Alejandro Gonzalez Inarritu, porta in Concorso al Lido la sua opera prima, The Burning Plain. Protagonista una tragedia bifamiliare, nelle sue molteplici conseguenze, seguita con la consueta - vedi gli script di Amores perros, 21 grammi e Babel - struttura a incastro: azione, tempo e luogo giostrate dalla penna di Arriaga per trarne una materia infuocata, Burning.
Ammesso che funzioni sulla carta - troppo scoperto il salto tra passato e presente, nonostante la giovane Mariana (Jennifer Lawrence) rimanga (sic!) innominata per quasi un'ora - questo meccano è oggi usurato sullo schermo, grazie anche alla fortuna dei titoli dell'accoppiata Inarritu-Arriaga. Servirebbe per svecchiarlo - ma oggi la linearità non è già tornata a essere l'opzione più innovativa? - una regia non subordinata alla sintassi della sceneggiatura, capace di liberarsi dalla punteggiatura della pagina per offrire traiettorie, squarci e sguardi di cinema per il cinema.
Ebbene, questo non avviene, nonostante la strada messa in discesa da un cast affiatato e di livello: l'intensa Charlize Theron, nei panni di Sylvia, dal Messico transfuga a Seattle, lasciandosi alle spalle una bambina e, invano, il senso di colpa; Kim Basinger, prova coraggiosa e sofferta la sua, moglie adultera e madre di famiglia alla deriva, e ancora l'ottima teen Jennifer Lawrence, J.D. Pardo e José Maria Yazpik. Fatiche sprecate dalla ricerca di geometrie drammaturgiche che finiscono per raffreddare le emozioni, ancora vibranti nell'interpretazione particolare degli attori ma rese atone dal quadro cartesiano generale: se i tasselli sono infuocati, il mosaico paga lo scotto...

NOTE

- DEBUTTO ALLA REGIA DELLO SCENEGGIATORE DEI FILM DI IÑÁRRITU.

- CHARLIZE THERON FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

- PREMIO MARCELLO MASTROIANNI COME MIGLIOR EMERGENTE A JENNIFER LAWRENCE ALLA 65. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2008).

CRITICA

"Passione, dolore, morte, rimorso, le vicende intrecciate di personaggi legati da un evento tragico. E la narrazione scomposta in piani temporali diversi che si alternano in un via-vai incessante di flashback. Per il debutto nella regia, il premiatissimo scrittore e sceneggiatore messicano Guillermo Arriaga ('Amores Perros', '21 grammi', 'Babel') non ha rinunciato alle costanti della sua ispirazione, a quel marchio di fabbrica che l'ha reso famoso nel mondo intero. Così 'The Burning Plain', il suo primo film, molto applaudito e dominato dalle divine Charlize Theron e Kim Basinger accanto alle quali non sfigura la giovanissima Jennifer Lawrence, è un dramma tosto e fosco che si snoda attraverso un omicidio inconfessabile, tradimenti coniugali, figlie abbandonate, incidenti, sensi di colpa, ricongiungimenti". (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 30 agosto 2008)

"C'era molta attesa per questo 'The Burning Plain' perché è la prima prova di regia di Guillermo Arriaga, il venerato sceneggiatore di origini messicane di film come 'Amores Perros', 'Babel', 'Le tre sepolture'. Non gli è venuto molto bene, chissà come, eppure c'era tutto per farcela: un intreccio di vite femminili in tre età diverse, adolescenza, giovinezza, maturità, squassate dall'amore, dal senso di colpa, dall'abbandono, dalla morte; una moglie fisicamente respinta dal marito perché operata al seno, sui cui invece l'amante innamorato piange di devozione, un accenno ai Capuleti e ai Montecchi ai confini col Messico". (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 30 agosto 2008)

"L'ex pugile nonché, a questo punto, ex sceneggiatore e neo-regista Guillermo Arriaga non brilla per leggerezza né tantomeno per ottimismo. E' vero che la vita di ciascuno di noi pullula di disgrazie, ma non per questo ce le dobbiamo raccontare tutte ogni volta. Il suo esordio alla regia torna sulla multi-trama alla 'Babel'. (...) Un po' 'Ponti di Madison County', un po' affresco alla Marquez, Arriaga più che debuttare sprofonda nei suoi vecchi vizi, rispolverando un soggetto che sconta i 15 anni nel cassetto e l'auto-remake. Così che, invece di proporci qualcosa di inedito, il cineasta messicano finisce per propinarci una minestra riscaldata. A cui poco aggiunge la poetica dei quattro elementi (aria, acqua fuoco, terra) di cui sembrano fatti i paesaggi e le trame umane che li abitano. Appassionato invece lo sforzo di aderire ai difficili personaggi delle attrici. Charlize Theron si sceglie un ruolo difficile e sgraziato a cui comunica un po' troppa fissità, mentre Kim Basinger regala ai suoi splendidi cinquant'anni uno dei suoi ruoli migliori. Girato tra l'Oregon e i deserti del Messico, questa 'Pianura bruciante' piacerà al grande pubblico, ma molto meno alla critica pignola come la nostra". (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 30 agosto 2008)

"In qualche modo era un filo rosso già presente nelle sceneggiature scritte per González Iñárritu e qui diventa l'ossatura di un film che ha al suo attivo una prova convincente di tutto il cast, dove due star di Hollywood accettano di apparire meno splendenti di quanto la natura permetterebbe loro. Il punto debole di questa prima regia resta invece il meccanismo degli incastri spazio-temporali, che finisce per sovrastare tutto: serve per tener desta l'attenzione dello spettatore fino alla, anzi alle rivelazioni finali, ma lascia il sapore di qualche cosa di gratuito, di una 'furbizia' da sceneggiatore che finisce per mascherare una regia niente più che corretta e scolastica. Ma è un'opera prima, e se son rose...". (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera, 30 agosto 2008)

"Potrebbe sembrare un gioco, ma Arriaga, oltre a sostenerlo con vigore dal punto di vista della scrittura, l'ha vivificato con un linguaggio figurativo che, specie nei molti esterni - il mare, il deserto - sa sempre proporsi con stile. Pronto a conquistare. La protagonista, che incontriamo all'inizio mentre gestisce un ristorante, è Charlize Theron, con una mimica che sa esprimere alla perfezione i tormenti che l'affliggono. L'accompagna un'altra attrice-diva, Kim Basinger, con eguali tensioni". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 30 agosto 2008)

"Raccontato in modo lineare, 'The Burning Plain' è un melodrammone a cavallo del Rio Grande che non sarebbe dispiaciuto a Faulkner o a Peckinpah. Come sempre nei copioni di Arriaga, la curiosità sta tutta nel seguire i balzi della messinscena e nello scoprire strada facendo i legami tra i personaggi. A differenza che in 'Babel', qui si capisce tutto dopo un quarto d'ora. (...) Il primo filma di Arriaga sembra un film di Iñárritu, il che potrebbe suonare come un insulto a entrambi, ma è solo una constatazione. Lo stile è quello barocco e affascinante, anche se non particolarmente originale come Arriaga stesso ammette: 'Mai sentito parlare del Kurosawa di 'Rashomon', o di un certo Godard?'. Aggiungeremmo il Kubrick di 'Rapina a mano armata' e, volendo, il Griffith di 'Intolerance': difficile inventarsi qualcosa di nuovo, giusto invece recuperare vecchie storie cercando un modo diverso di raccontarle". (Alberto Crespi, 'L'Unità', 30 agosto 2008)

"Dramma della gelosia: tutti i particolari in un film in concorso alla Mostra. Ma prima del film occorre la cronaca: oggi trentenne, Charlize Theron era adolescente quando la madre uccise il padre in sua presenza. Ora la Theron ha prodotto, recitandovi, 'The Burning Plain' di Guillermo Arriaga. Letteralmente 'La pianura in fiamme', ma 'Il deserto in fiamme' sarebbe meglio, perché qui quasi tutto avviene: non in quello sudafricano del Kalahari, ma in quello americano del Nuovo Messico. (...) Cumuli di lutti e salti temporali, alla solita maniera dei film scritti da Arriaga, già sceneggiatore di '21 grammi' e 'Babel' di Iñárritu; e de 'Le tre sepolture' di Tommy Lee Jones, altri, temutissimi film da festival...". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 29 agosto 2008)

"L'andamento del film (non la sua struttura) è tradizionale, in ogni sequenza si fa appello alle emozioni primarie, spesso risulta tedioso. Kim Basinger, chirurgia plastica o non chirurgia plastica, è sempre molto attraente: e Charlize Theron, protagonista oltre che produttore esecutivo, è una delle poche capaci di esprimere insieme dolore e sensualità; ha una bellezza commovente, pesta e insieme aggressiva, perché libera, banale e insieme rara". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 30 agosto 2008)

"Il film è ben scritto, ma la performance da regista è pretenziosa e appena sufficiente. Anche se gli applausi di stampa e pubblico sembrano precludere a qualche premio". (Boris Sollazzo, 'Il Sole 24 ore', 30 agosto 2008)

"La tenuta drammatica affidata alle attrici non si discute. La ricostruzione a incastri della vicenda ha fatto versare molte lacrime alle signore. Resta, a questo punto, la timbratura di un marchio di fabbrica del modello tragico che, se nel tema ricorda Strindberg, nell'esposizione rivela trucchi di sceneggiatura che Iñárritu (non sempre) era capace di risolvere. E' il classico melodramma da premi". (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 30 agosto 2008)

"Quello di Arriaga è un esordio assai convincente. Sorprendente, anche se ci si aspettava qualcosa di simile. A tratti sembra infatti di vedere un film di Iñárritu, seppure con meno pirotecnica e funambolismo e maggiore coinvolgimento nello sguardo della macchina. In attesa della controprova, cioè di un film di Iñárritu dopo il divorzio con Arriaga, sembra evidente che il successo del film avesse nel meccanismo sincronico e retrogrado della trama. Qui, pur avendo qualche calo di tensione narrativa, ma non emotiva, si risolve alla fine con una chiarezza notevole, e con un finale di grande compostezza. La profondità del film è già in superficie, giostrata con leggerezza e sapienza. Le immagini del paesaggio sono 'graffiate'. Il cielo dai voli in formazione degli uccelli, il campo di sorgo, cereale color ambra, dall'aereo che lascia sotto di sé la scia grassa dei diserbanti. Finalmente il concorso entra nel vivo, con un'anteprima che è un esordio molto particolare". (Luca Mastrantonio, 'Il Riformista', 30 agosto 2008)
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