The Bourne Supremacy

GERMANIA, USA - 2004
Jason Bourne conduce insieme a Marie una vita anonima, passando da una città all'altra. Sta cercando di ricostruire gli ultimi avvenimenti che l'hanno coinvolto e insieme di capire perché intorno a lui ci sia un costante clima di minaccia. Qando però in un nuovo agguato, Marie resta uccisa, Bourne ormai non ha più possibilità di nascondersi. Essendo accusato di omicidi che non ha commesso, non può fare altro che tornare a quel momento dello spionaggio da cui cercava di uscire. La ricostruzione della propria identità e l'identificazione dei colpevoli, avviene al prezzo di rischi enormi e di profonde ferite interiori.

CAST

CRITICA

"Diretto con piglio autorevole dall'inglese Paul Greengrass, senza un'inquadratura fissa, con febbrile incisività, il film mostra inseguimenti automobilistici ogni volta sorprendenti e corpo a corpo coreografati con spaventosa abilità. Matt Damon dà un'interpretazione feroce, che l'aria da bravo ragazzo rende ancora più inquietante. Il finale lascia intendere che il capitolo Bourne è solo all'inizio. E non è una cattiva notizia." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 23 settembre 2004)

"Indistruttibile e masochista allo stesso tempo, Bourne si conquista la solidarietà del pubblico, nonché di un paio di spie americane di sesso femminile. Dirige Paul Greengrass, Orso d'oro per il simil documentario 'Bloody Sunday', che ha imparato subito la lezione hollywoodiana." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 24 settembre 2004)

"Da Pirandello si trascorre a Dostoevskij, niente male per un thriller. Jason Bourne, lo spione smemorato della trilogia di Robert Ludlum (1927-2001) di cui questo è il secondo romanzo (titolo in SuperBur: 'Doppio inganno'), sembra nato dall'incrocio di due personaggi pirandelliani: Mattia Pascal, ovvero l'uomo che si inventa una seconda vita, e l'Ignota di 'Come tu mi vuoi', la donna che ha perso la memoria. Non ricordando niente e senza sapere perché vogliono ucciderlo, Bourne è in fuga da un angolo all' altro del globo. Nei libri siamo ai tempi della Guerra fredda, sullo schermo si passa all'oggi. Come per ribadire che tutto il mondo attuale è un solo e opprimente regno del male. I frammenti di memoria che a tratti folgorano l'eroe ne condizionano i comportamenti; e il suo impeccabile know how da agente segreto contrasta con il vuoto di personalità che c'è sotto. Le motivazioni umane o disumane dei personaggi di contorno trovano modo di scatenarsi in un contesto insensato. Quanto a Matt Damon, sembra proprio il perfetto attore epico come piaceva a Brecht: attraversa peripezie inaudite con un atteggiamento impassibile, tranne quando l'occhio gli si inumidisce nel ricordo dell'amorevole Franka Potente. C'è qualche esuberanza di troppo nelle scene d'azione, ma riscattate da un bel sottofinale, quando Damon si presenta all'orfana russa di cui ha ammazzato i genitori sulla spinta di un pentimento alla Raskolnikov. Da Pirandello si trascorre a Dostoevskij, niente male per un thriller." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 25 settembre 2004)

"Dopo il successo del primo episodio, riecco Matt Damon nel ruolo di Bourne, il superkiller programmato dalla Cia che non ricorda più chi era e affronta folli imprese per aggiungere qualche tassello alla propria identità. 'The Bourne Supremacy' però conferma la dura legge dei sequel. Di rado il n° 2 è meglio del n° 1, anche se visti gli strepitosi incassi Usa già si parla di Bourne (nato dalla penna di Robert Ludlum) come di un possibile rivale per Jack Ryan, l'eroe creato da Tom Clancy, o addirittura di un nuovo James Bond. La cosa curiosa è che malgrado i ritmi adrenalinici, la cornice high-tech, le finezze di regia, risultava più problematico, insolito, insomma europeo 'The Bourne Identity', diretto dall'americano Doug Liman. Mentre l'elegante sequel, con i suoi folli inseguimenti in mezzo mondo, sa di gusto yankee anche se è diretto dall'inglese Greengrass, Orso d'oro per l'impegnato 'Bloody Sunday'. Misteri di Hollywood." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 settembre 2004)
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